La prima scalata in bicicletta al Mont Ventoux
22/07/2025Fu un giornalista il primo uomo a salire in cima al Mont Ventoux in bicicletta. E tutto partì da una sfida al bar
Tutto iniziò al vélodrome de Graville, o meglio al bar del vélodrome de Graville di Carprentras. Adolphe Benoit, direttore de La Province Sportive, era lì a lodarsi per le sue doti di velocità e di resistenza sul velocipide dopo aver battuto tutti i suoi dipendenti in una riunione su pista. E già che c’era s’era messo a illustrare le sorti future e magnifiche del suo giornale che avrebbe organizzato corse capace di diventare le più dure dell’intera Francia. Era un tizio simpatico, Adolphe Benoit. Certo un po’ sborone, parecchio eccentrico, ma simpatico. Era ben voluto al velodromo e soprattutto al Café du commerce di Carpentras dove Les amis de véodrome (l’associazione di ciclisti di Carpentras) si ritrovavano quando il bar del velodromo era chiuso, perché di birre ne riusciva a ingollare una quantità smisurata.
Quel giorno a sentirlo lodarsi non c’erano solo però Les amis, c’era anche un signore distinto, che parlava poco e pedalava molto. O almeno questo dicevano. Quell’uomo era da quattro anni che veniva al velodromo. Ci passava di tanto in tanto, quando il lavoro gli permetteva di tornare a valle invece di vedere quella parte di Francia dall’altro. Quel giorno era sceso dal monte per l’ultima volta, o così almeno credeva in quel momento. Monsieur Thomas Baffet era un velocipedista provetto, veniva da Parigi e lì nelle gare di resistenza in velodromo aveva fama di essere difficilmente battibile. Per questo si permise di dire a Monsieur Adolphe Benoit che un conto era affrontare i velocipedisti di Carpentras, un altro sarebbe stato sfidare quelli parigini.
I due discussero a lungo, poi Monsieur Adolphe Benoit sfidò Monsieur Thomas Baffet sulle due ore in velodromo con partenza lanciata dietro motore per venti minuti a velocità crescente. Il giorno dopo, il 2 giugno del 1886, la sfida fu vinta in modo netto da Monsieur Adolphe Benoit.
Monsieur Thomas Baffet, deluso dalla sconfitta, provocò di nuovo Monsieur Adolphe Benoit, sostenendo che se in pista andava forte, altra cosa era le salite. E che non sarebbe mai riuscito a salire in cima al Mont Ventoux in bicicletta e a vedere ciò che lui era riuscito a far costruire, e in solo quattro anni. “Non vedrà mai l’orizzonte che ho visto io da lassù”, disse.
Monsieur Adolphe Benoit in cima al Mont Ventoux c’era salito molti anni prima, a piedi. C’era risalito diverse in automobile per raccontare i lavori dell’osservatorio astronomico e, due settimane prima, per la grande inaugurazione. Si era sempre però guardato bene di provare ad arrivare in cima pedalando. Era sempre rimasto fedele alla massima di suo padre: “Ci sono cose che si possono fare, altre che si potrebbero fare ma non si fanno perché la probabilità di fare brutta figura è maggiore di quella di riuscirci”.
Al diavolo la saggezza. “Ah sì? Mi dia una settimana e vediamo se continuerà a dire simili fesserie!”.
Monsieur Thomas Baffet si pentì di averlo sfidato. Il suo lavoro l’aveva terminato, certo rimanevano da fare alcune cose lassù, ma poteva delegarle tranquillamente e tornarsene a Parigi. “Tra una settimana mi farò trovare lassù”, disse al direttore.

Il 9 giugno del 1886, Monsieur Thomas Baffet risalì presto la mattina con la macchina della società di costruzioni all’osservatorio e iniziò a risolvere le ultime beghe che andavano risolte.
Fu nel primo pomeriggio che il suo sguardo si alzò dalla carte che doveva leggere e firmare. Si avvicinò alla finestra disturbato dalla confusione che proveniva da fuori. Fu allora che vide un uomo pelato muovere i pedali della sua bicicletta sulla carrareccia che conduceva all’osservatorio.
Diavolo di un giornalista, ce l’aveva fatta, pensò.
Si precipitò fuori dall’osservatorio. Si avvicinò a Monsieur Adolphe Benoit, gli tese la mano e lo invitò a bersi un goccio di cognac nel suo studio.
Monsieur Adolphe Benoit tronfio di quello che aveva compiuto accettò di buon grado a patto che arrivasse il fotografo a immortalare quel momento.
“Mi scuso per il ritardo di una settimana, ma dovevo sistemare la bicicletta per realizzare questa impresa. Ne ho fatto realizzare uno che sviluppa tre metri per pedalata, a mio avviso il migliore compromesso per una tale impresa”.
Quella foto la fece appendere in redazione Accanto alla prima pagine del giornale che apriva con il suo racconto della prima scalata in bicicletta alla cima del Mont Ventoux.
Una copia della foto la inviò a un suo amico a Parigi. Dietro ci scrisse: “La salita del Mont Ventoux dura 5 ore in macchina, 7 ore a piedi e 3,5 ore per un ciclista allenato (sviluppo massimo 3 metri a pedalata). La discesa vertiginosa, a ruota libera, sui pendii sassosi al 12% è una pericolosa acrobazia. Ho bruciato due freni e un paio di cerchioni in legno. Avviso ai dilettanti”. La cartolina venne pubblica nel libro En patache autour du Ventoux.
Monsieur Adolphe Benoit salì da Bedoin, il versante più duro, quello che affronteranno anche i corridori del Tour de France 2025. Lo stesso sul quale su involò il più improbabile domatore del Mont Ventoux, il gigante Eros Poli nel giorno della finale dei Mondiali di Usa 1994. Lo stesso che nel 2000 segnò quella che sembrava la rinascita sportiva di Marco Pantani.

