La ripartenza di Cian Uijtdebroeks
10/02/2025Il 2024 è stato per Cian Uijtdebroeks un anno da dimenticare. Solo in autunno ha capito cosa non andava in lui. Ora riparte per tornare tra i primi
Gli avevano raccontato che sarebbe stato semplice, che bastava che continuasse a fare quello che aveva iniziato a fare, cioè pedalare al suo modo, veloce. Gli avevano prospettato un futuro d’eccellenza, uno di quelli che sarebbero un giorno rimasti nei ricordi di tanti, dei più. Cian Uijtdebroeks ci aveva creduto. Aveva creduto che sarebbe stato impetuoso come gli avevano detto. Certamente era conscio che non sarebbe stato semplice, perché c’è sempre fatica quando c’è di mezzo una bicicletta, ma bastava abituarsi, adattarsi. E poi pedalare, come aveva sempre fatto.
Cian Uijtdebroeks si è però trovato inaspettatamente in mezzo a una palude. Le sue ruote si erano impantanate e lui con loro. Bloccato in una dimensione che non era la sua.
Si era ritirato al Giro d’Italia. Era andato via anticipatamente dalla Vuelta. In otto mesi aveva trovato un ritmo decente solo nei tre giorni dell’O Gran Camiño. A febbraio. Poi basta.
A settembre dopo un anno che sembrava buttato Cian Uijtdebroeks aveva iniziato a credere che la sua carriera non sarebbe mai stata all’altezza delle attese, che stesse andando alla deriva e che non sarebbe mai più riuscito a riprendere il controllo.
Dov’era finito quel corridore al quale veniva facilissimo pedalare? Quel corridore che in salita faceva molta meno fatica degli altri? Quello che al primo vero anno tra i professionisti non si faceva staccare quasi da nessuno? Quello che pedalava talmente bene da aver fatto credere a molti che potesse essere lui e non Remco Evenepoel il corridore capace di riportare in Belgio il trofeo del Tour de France?
Sparito.
O così almeno credeva lui, Cian Uijtdebroeks.
S’era ficcato in testa troppe domande e non riusciva a trovare una risposta. Almeno non una convincente.
“Avevo paura”, ha detto all’Equipe. Le gambe gli sembrano vuote, incapaci di muoversi come era abituato a farle muovere. Eppure sentiva male, continuamente. “So cosa vuol dire provare dolore in bici, eppure quel che provavo era strano, non c’entrava nulla o quasi con il dolore, la fatica, che avevo sempre provato: non riuscivo nemmeno a camminare o a stare in piedi normalmente. È come se avessi avuto le gambe intorpidite. Non sapevo da dove provenisse, non sapevo quanto sarebbe durato. È stato davvero orribile”.
Mesi di visite, di consulti. E tra dottori e cliniche ondate di incertezza, frustrazione, timore.
In autunno Cian Uijtdebroeks iniziò a capire cosa gli stava succedendo. Un esame rivelò che il leggero schiacciamento di una serie di nervi nella parte bassa della schiena. E questo comprometteva il pieno e normale utilizzo della muscolatura delle gambe. Nulla di grave, tutto risolvibile senza ricorrere alla chirurgia: solo stretching e rafforzamento muscolare. “Fu un enorme sollievo”.

Il problema è ormai superato al 100%, dicono i medici e i preparatori della sua squadra, il Team Visma | Lease a bike. Ancora molta palestra nel suo presente, anche in corsa, prima della corsa. “Giovedì mentre facevo gli esercizi che devo fare, ho trovato un meccanico dell’Arkéa. Mi ha guardato strano, stupito, si sarà chiesto cosa ci facesse lì uno scalatore a sollevare pesi”, ha scherzato.
Cian Uijtdebroeks è riuscito a trovare del buono in tutto questo. “Quando l’anno scorso attaccavo il numero alla maglia, sapevo già che avrei sofferto un sacco. Lì ho imparato a mantenere la calma, a lottare ogni giorno, nonostante tutto. Sono sicuro che mi sarà utile in futuro, quando avrò una giornata no al Giro o al Tour de France”.
Per ora il suo 2025 è incerto, ancora da decifrare. Non ha ancora un piano, solo un abbozzo di piano. Una serie di corse a tappe di una settimana, ma molto, tutto, potrà essere riscritto. Giro, Tour o Vuelta? Non sa rispondere. Dipenderà da come e quanto riuscirà a pedalare. Le prime pedalate al Tour of Oman 2025 sono più che buone. Migliori di quello che poteva aspettarsi.
Ora vede un futuro, non ha più paura di pedalarci incontro. Con calma, senza forzare, una salita alla volta. “Devo prima passare dalla top 10 al podio, poi dal podio alla vittoria”, riassume. E diventare finalmente il grande leader che tanto desidera essere. “Penso di avere le qualità fisiche per vincere le gare”, dice senza falsa modestia. “Ma devo migliorare, devo anche avere l’atteggiamento giusto. So che la squadra crede in me. So che il giorno in cui Jonas (Vingegaard) non sarà più così forte, la Visma conta su di me per succedergli”. Si farà trovare pronto.

