Solitudine e desolazioni. Un’altra Liegi-Bastogne-Liegi di Pogacar

Solitudine e desolazioni. Un’altra Liegi-Bastogne-Liegi di Pogacar

28/04/2025 0 Di Giovanni Battistuzzi

Sulle prime rampe della Redoute, Tadej Pogacar si è spostato sulla destra, si è girato all’indietro a cercare Remco Evenepoel: una sorta d’invito a un’evasione comune. Remco non c’era. Peccato, avrà pensato. E così, seduto compostamente sulla sella, ha fatto girare i pedali più velocemente. In quel momento tutti hanno capito quello che già sapevano. Che per loro era finita.

Gli anni, le esperienze, le crisi passate, hanno insegnato una cosa a tutti: non è il caso seguire la ruota posteriore della bicicletta di Tadej Pogacar se si vuole arrivare secondi. Nessuno ha nemmeno provato a seguirla. Anche perché l’invitato all’esplorazione comune non c’era, aveva smarrito l’invito. Doveva essere la loro prima Liegi ruota a ruota. Remco Evenepoel si era perso in posizioni che uno come lui non dovrebbe frequentare, soprattutto in certi momenti. Era sin dal mattino afflitto da un malessere interiore, quelli che ogni tanto assalgono le persone alle prese con la constatazione della propria fallibilità. Succede, viviamo tutti di piccole o meno piccole crisi cicliche, di domande a cui non si trova una risposta. O forse, si è soltanto delusi da quella trovata. E la risposta Remco Evenepoel l’ha trovata, e pure troppo giusta: l’unico modo per battere Tadej Pogacar è inseguirlo il più vicino possibile e sperare che abbia sbagliato qualcosa, come era successo all’Amstel Gold Race. Oppure sgonfiargli le gomme.

A Tadej Pogacar le gomme non si sgonfiano mai. E se sbaglia una volta poi impara e per un po’ non sbaglia più. A sgonfiarsi sono state le gambe di Remco Evenepoel. Difficile potesse essere diversamente. Dopo la caduta e la lunga riabilitazione, era già un mezzo miracolo che fosse tornato alla Freccia del Brabante e avesse vinto e che poi avesse corso un’eccellente Amstel. “Per le prime ore è andato tutto bene. Ma sulla salita di Desnié le gambe hanno iniziato a pesarmi. Non mi sentivo al meglio: questo spiega la mia posizione scomoda ai piedi de La Redoute. Volevo essere onesto con la squadra, ho detto subito via radio che non potevano contare su di me”, ha detto Remco dopo l’arrivo.

Si riprenderà il campione belga. Verranno tempi diversi, tempi nei quali la necessità di sopravvivenza verrà di nuovo sostituita dalla possibilità di pensare a un futuro davanti a tutti. Serve nel frattempo resistere, usare gambe e convinzione per non farsi prendere dallo sconforto. Alla maniera di Giulio Ciccone e di Ben Healy.

L’italiano e l’irlandese avrebbero avuto una Lielgi-Bastogne-Liegi di buoni motivi per pensare al peggio e crollare nello sconforto, quando sulle prime rampe della Côte de la Roche-aux-Faucons, e pure sul extra tempo della Côte, si sono girati e hanno visto un gruppo assai grosso e assai vorace, pedalare a pochissime centinaia di metri alle loro spalle. Giulio Ciccone e Ben Healy hanno dribblato i pensieri nefasti, hanno continuato a cercare di credere in loro, in un risultato positivo. Lo hanno ottenuto. Secondo Giulio Ciccone, terzo Ben Healy. Primo, come spesso accade, Tadej Pogacar.