Marco Pantani e la promessa alle Dolomiti. Il Giro ai Piani di Pezzè

Marco Pantani e la promessa alle Dolomiti. Il Giro ai Piani di Pezzè

29/05/2026 0 Di Giovanni Battistuzzi

Fuga dal Giro. Nel Giro d’Italia dilettanti del 1992, Marco Pantani vinse ai Piani di Pezzè e ribaltò la corsa con un attacco a 70 chilometri dall’arrivo

La mattina del 30 giugno del 1992, mentre il sole illuminava stancamente le vette rosate delle Dolomiti, un ragazzo che voleva farsi uomo in fretta guardò dalla valle le cime dei monti e sussurrò: “Oggi vi faccio vedere chi sono”.

Quel ragazzo che voleva farsi uomo in fretta scese le scale dell’albergo, prese la bicicletta da corsa e andò alla partenza della penultima tappa del Giro d’Italia Dilettanti con l’idea di prestare fede alla promessa che aveva fatto alle Dolomiti. E quando vide il ragazzo vestito di rosa, quel bergamasco che in salita andava forte e che aveva i modi di fare gentile e scherzosi, lo avvisò che aveva intenzione di levargli quella maglia di dosso. Wladimir Belli aveva un buon vantaggio su quel ragazzo che voleva farsi uomo in fretta, ed era sicuro di poter resistere bene, date le sue abilità in salita, lungo i 119 chilometri della decima tappa. Non gli facevano paura i passi: non il Sella, non il Gardena, figurarsi il Campolongo. E nemmeno la salita finale, quella che portava ai Piani di Pezzè, che era dura sì, ma corta.

Il ragazzo che voleva farsi uomo in fretta, attaccò presto pur di rispettare la promessa fatta alle Dolomiti. A metà del Passo Sella era già sui pedali. Uno, due, tre, quattro scatti. Al quinto Marco Pantani era già solo. Mancavano circa 70 chilometri all’arrivo. Mancavano soprattutto metà Passo Sella, il Passo Gardena, il Passo Campolongo e l’ascesa ai Piani di Pezzè.

Lungo la strada Marco Pantani trovò due colombiani, con loro pedalò fino ad Alleghe, poi alle prime rampe della strada che portava ai Piani di Pezzè, abbandonò anche loro al loro destino.

Ai 1.467 metri sul livello del mare dove era posto l’arrivo, Marco Pantani arrivò primo e solo. Pochi minuti dopo vestì la maglia rosa. Il giorno dopo salì sul gradino più alto del podio finale del Giro d’Italia dilettanti 1992. Il terzo che correva, il primo che vinse. Sei anni più tardi il corridore romagnolo salì, sempre in maglia rosa, sul gradino più alto del Giro d’Italia quello vero. Pochi mesi dopo festeggiò a Parigi in maglia gialla anche la vittoria del Tour de France.


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