Un Giro di Marco Pantani

Un Giro di Marco Pantani

13/02/2024 0 Di Giovanni Battistuzzi

Il Giro d’Italia ha dedicato dal 2004 a Marco Pantani la Montagna Pantani, che di in anno in anno cambia e ricorda lo scalatore o lì dove ha vinto o è scattato, oppure in cima alla salita più notoria dell’edizione (la prima fu il Passo del Mortirolo, l’ultima quella che porta a Campo Imperatore).

Eppure ci si potrebbe fare un Giro d’Italia con i luoghi che in un modo o nell’altro parlano e continuano a parlare di Marco Pantani. Un Giro che non può che iniziare e finire a Cesenatico, perché se c’era qualcosa a cui non poteva rinunciare il Pirata, era proprio la sua città.

Realizzare un Giro di Marco Pantani è difficile, perché il rischio è quello di mettere assieme tante salite, un tappone dietro l’altro, snaturando in fondo quello che è il ciclismo.

Disegnando il Giro di Marco Pantani ho cercato di dare equilibrio e di realizzare un percorso duro, certo, ma realistico, uno di quelli che potrebbero esserci davvero. È un Giro tra i luoghi, i ricordi e la biografia di Marco Pantani. A vent’anni dalla sua morte.

Il canale di Girodiruota su WhatsApp

Giro di Marco Pantani: le tappe

Cesenatico – Cesenatico 170,88 
Rimini – San Marino 26,8 
Cesenatico – Ancona 171,77 
Pineto – Gran Sasso d’Italia (Campo Imperatore) 166,79 
Chieti – Larino 211 
Monopoli – Marina di Sibari 181,97 
Squillace – San Mango d’Aquino 155,83 
Cava de’ Tirreni – Terracina 228,36 
Roma – Saturnia 176,64 
10 Arezzo – Larciano 169,43 
11 Recco – Sanremo 200,25 
12 Borgo San Dalmazzo – Briançon 186,57 
13 Briançon – Pino Torinese 150,29 
14 Biella – Cascate del Toce 217,34 
15 Lissone – Treviglio 48 
16 Treviglio – Arco 164,42 
17 Agordo – Merano 197,41 
18 Merano – Aprica 210,97 
19 Aprica – Plan di Montecampione 127,86 
20 Lodetto – Sassuolo 191,78 
21 Imola – Cesenatico 179,31 
  3533,67 

Giro di Marco Pantani: tutte le altimetrie e il racconto delle tappe

1a tappa: Cesenatico – Cesenatico 170,88 km

A Cesenatico Marco Pantani è nato e da Cesenatico è partito per migliaia e migliaia giri in bicicletta. Diceva Marco Pantani all’Espresso: ” “Quando esco in allenamento da solo, ed è il più delle volte, questo è uno dei giri che amo. Fino a San Marino niente di speciale. Ma da lì in avanti comincia il bello. Strade tranquille, tracciato nervoso. Con continui saliscendi. E qualche severa impennata. La prima è quella che, passato Montemaggio, va su a San Leo. E da lì alla Madonna di Pugliano e al successivo valico. In una decina di chilometri si sale fin quasi a 1000 metri. Ma la salita più impegnativa della giornata non è questa. È la successiva. È quella che da Caturchio si arrampica sul Monte Carpegna”. La prima tappa del Giro di Marco Pantani ripercorre gli allenamenti del Pirata.


2a tappa: Rimini – San Marino (cronometro individuale), 26,8 km

Probabilmente Marco Pantani non le avrebbe volute le cronometro nel suo Giro. Ma tocca mettercene qualcuna. E questa, da Rimini a San Marino è quella che ha corso più volte. Almeno quattro. A Rimini Marco Pantani morì il 14 febbraio 2004.


3a tappa: Cesenatico – Ancona, 171,77 km

Forse è “Pantadattilo” il soprannome più bello dato a Marco Pantani. Glielo affibbiò Gianni Mura dopo la tappa del Tour de France 1995 che portava all’Alpe d’Huez.

Glielo affibbiò perché Pantani in salita sembrava “un prodigioso animale estinto”. Gianni Mura morì ad Ancona il 21 marzo 2020.


4a tappa: Pineto – Gran Sasso d’Italia (Campo Imperatore), 166,79 km

Primo arrivo in salita del Giro di Marco Pantani. Si arriva a Campo Imperatore, lì dove al Giro d’Italia 1999 Marco Pantani fece la prima impresa di quel Giro, quello del 1999, che sarebbe potuto essere magnifico e si trasformò in un incubo a Madonna di Campiglio.


5a tappa: Chieti – Larino: 211, 38 km

Era febbraio del 1997 quando un vecchio amico e compagno di pedalate e di resistenza chiamò Luciano Pezzi, che aveva deciso puntare su Marco Pantani nonostante un anno senza corse dopo essere stato investito da un automobilista nel corso della Milano-Torino del 1995. L’amico era diventato un importante scultore, conosciuto in tutta Europa, si era trasferito in Molise, raccontava che era un paradiso, e gli chiese se volesse scendere a trovarlo che aveva una sorpresa per lui e per Marco Pantani. Luciano Pezzi decise di scendere a Larino con Marco Pantani e altri due corridori un po’ per curiosità, un po’ per vedere per bene come pedalava Marco.


6a tappa: Monopoli – Marina di Sibari: 181,97 Km

Monopoli ha dato i natali al primo grande pirata italiano: Maio di Monopoli. Tra Sibari e Marina di Sibari, Marco Pantani e i suoi compagni di squadra del G.s. Rinascita Ravenna terminarono nel 1989 la preparazione per la Sei giorni del Sole.


7a tappa: Squillace – San Mango d’Aquino, 155,83 Km

In quella Sei giorni del Sole Marco Pantani vinse due tappe, entrambe con arrivo in leggera salita. A San Mango d’Aquino (seconda tappa) staccò tutti, a Squillace (quarta tappa) fu il più veloce di un manipolo di corridori.


8a tappa: Cava de’ Tirreni – Terracina, 228,36 Km

Era il Giro d’Italia del 1997 quando scendendo il Valico di Chiunzi Marco Pantani cadde a causa di un gatto che aveva tagliato la strada al gruppo. Doveva essere il Giro della rinascita, si trasformò in una occasione mancata. Quella stagione, che la Mercatone Uno aveva preparato in inverno a Terracina (la salita che da Fondi porta al Passo Crociette ora è stata intitolata al Pirata), non fu comunque da buttare, anzi. Al Tour de France 1997 Marco Pantani riuscì a vincere due tappe e ad arrivare terzo dietro a Jan Ullrich, che vinse la sua prima e unica Grande Boucle, e Richard Virenque.


9a tappa: Roma – Saturnia, 176,64 Km

Alla vigilia del Giro d’Italia 2000, Marco Pantani assieme ad altri corridori viene ricevuto in Vaticano da Papa Giovanni Paolo II: “Le parole del Papa mi hanno dato la forza per ricominciare, nel suo sguardo ho scoperto l’umiltà che dovrebbe essere di tutti gli uomini, specialmente degli atleti”. Quella sarà l’ultima stagione vincente del Pirata: al Tour de France riuscì a vincere sul Mont Ventoux e a Courchevel. La tappa termina a Saturnia, lì dove Marco Pantani amava andare a rilassarsi. Disse: “Saturnia e la Maremma sono posti incantevoli, sono pieni di silenzio e il silenzio è sempre pieno di buone intenzioni”. La strada che porta a Poggio Murella è ora chiamata il Muro del Pirata.


10a tappa: Arezzo – Larciano, 169,43 Km

Era il Giro d’Italia del 1997, era la 4a tappa, San Marino-Arezzo, 156 km. Marco Pantani disse di aver sofferto parecchio l’avvio della frazione, di essere stato sul punto di staccarsi e di ritirarsi, poi, sul Valico di Bocca Serriola, di aver sentito qualcosa cambiare: “Superando il traguardo di Arezzo mi resi conto che stavo superando davvero l’incidente alla Milano-Torino”. Tre anni prima, a Larciano, Marco Pantani arrivò quarto al Gp Industria e artigianato di Larciano. Dirà anni dopo: “Quel giorno stavo benissimo e avrei potuto vincere. Però mi sopravvalutai e terminai quarto. Capii all’arrivo che la presunzione è ciò che danneggia un corridore più di ogni altra cosa”.


11a tappa: Recco – Sanremo, 200,25 Km

Settembre 1996. Luciano Pezzi ha deciso di costruire una squadra attorno a Marco Pantani per permettergli di vincere il Giro d’Italia e poi il Tour de France. Ma trova Marco scoraggiato per non riuscire a pedalare come vorrebbe dopo l’incidente alla Milano-Torino. Luciano Pezzi lo porta una settimana da un amico a Recco e sulla salita che porta a Case Becco Pantani ritrova piano piano la gamba e la fiducia in se stesso.

L’arrivo è invece posto a Sanremo. Una delle poche Classiche a cui Marco Pantani ha partecipato è stata la Milano-Sanremo. Soprattutto Sanremo è la città del Festival al quale il Pirata provò a partecipare nel 1998. Nel 1996 infatti Marco Pantani registrò la sigla del Giro d’Italia. E nell’inverno 1997, presentò alla commissione artistica del Festival di Sanremo un brano, “Pibe de Oro”, che aveva scritto assieme al cantautore di Cesena, Marcello Pieri, e musicato da Fabio Anastasi (che ha a lungo suonato la tastiera elettrica per Luca Carboni). La candidatura fu scartata.


12a tappa: Borgo San Dalmazzo – Briançon, 186,57 Km

La Borgo San Dalmazzo – Briançon è il tappone del Giro di Marco Pantani. È la crasi di tre tappe che hanno segnato in parte la storia e soprattutto l’illusione che questa potesse continuare. C’è il Colle Fauniera su e giù dal quale Marco Pantani offrì il meglio di sé al Giro del 1999.

C’è il Colle Sampeyre giù dal quale Marco Pantani cadde nel 2003, la botta che lo fece uscire dalle prime posizioni, la botta morale che forse non meritava. C’è il Colle dell’Agnello lungo il quale, al Giro del 2000, rientrò dopo una mezza crisi e il Col d’Izoard sul quale prima aiutò Stefano Garzelli a recuperare le ruote di Francesco Casagrande e poi scattò sempre in quella tappa per cercare di tornare a vincere. A Briançon però arrivò 54 secondi dopo di Paolo Lanfranchi.


13a tappa: Briançon – Pino Torinese, 150,29 km

Il 18 ottobre 1995 scendendo verso Pino Torinese alla Milano-Torino un’automobilista che non doveva essere nel percorso di gara investì Marco Pantani. Al Cto di Torino i medici riscontrarono la frattura di tibia e perone e annunciarono il serio rischio di perdita dell’uso dell’arto o, comunque, di prematura interruzione dell’attività agonistica. Marco Pantani tornò.


14 tappa: Biella – Cascate del Toce, 217,34 Km

Verso il Santuario d’Oropa, al Giro d’Italia del 1999 Marco Pantani realizzò una delle sue imprese più incredibili. Dopo aver avuto un salto di catena il Pirata recuperò uno dopo all’altro tutti gli avversari vincendo la tappa.

L’arrivo è alle Cascate del Toce, lì dove Marco Pantani ci donò l’ultimo suo scatto al Giro d’Italia del 2003. Dopo di allora non lo rivedemmo più in corsa.


15a tappa: Lissone – Treviglio (cronometro individuale), 48 km

Era il 21 agosto del 1992 quando il ciclismo professionistico incontrò per la prima volta il nome di Marco Pantani. La Coppa Agostoni fu la prima corsa della sua carriera ciclistica tra i pro. Arrivò 16esimo a 20 secondi da Stefano Colagè. Treviglio è invece la sede della Bianchi e su una bicicletta Bianchi Marco Pantani vinse il Giro d’Italia e il Tour de France 1998.


16a tappa: Treviglio – Arco, 164,42 km

Diceva Marco Pantani che a volte, durante le tappe di pianura, “quelle tutte tappe che annoiano la gente a casa, a me vengono delle belle idee per cose da fare, da scrivere, posti da visitare”. Tra partenza e arrivo di spazio per farsi venire idee ce ne sarà. Ad Arco, al termine del Giro del Trentino 1994, Marco Pantani chiuse per la prima volta tra i migliori cinque una corsa a tappe.


17a tappa: Agordo – Merano, 197,41 km

La tappa parte da Agordo, lì dove Marco Pantani conquistò nel 1990 la sua prima tappa al Giro d’Italia dilettanti, che all’epoca si chiamava Giro baby. L’inizio richiama il finale della tappa che consegnò a Marco Pantani la maglia rosa. Sul Fedaia, Marco Pantani diede il via all’azione che ribaltò il Giro d’Italia 1998. Raccontò Roberto Conti: “Quando passammo per i Serrai di Sottoguda mi resi conto che io da lì non c’ero mai passato e che avevo detto a Marco che la parte più dura era dopo le gallerie. Per cui arrivammo a Malga Ciapela e poi, come ho raccontato centomila volte, andai da lui”. Pantani gli disse: “Ma quando inizia sto Fedaia?”. Roberto Conti rispose: “Siamo ormai a metà”. Dopo un “ah”, Marco Pantani scattò.

L’ultima salita è il Passo di Monte Giovo, lì dove Marco Pantani apparve prima in salita e poi, soprattutto in discesa, al Giro d’Italia 1994.


18a tappa: Merano – Aprica, 210,97 km

Come al Giro del 1994, quando Marco Pantani staccò Miguel Indurain, ma diverso dal 1994.

Il Mortirolo è l’ultima salita, e a centro tappa non ci sarà la scalata al Passo dello Stelvio. Dentro il Passo Castrin. Nel 2002, Marco Pantani fece qualche giorno da un amico a Termeno. La prima volta che venne portato sul Passo Castrin quasi non riusciva a salire. Alla seconda volta volava: “Mi rifilò venti minuti e io all’epoca non andavo piano”, ci dice Oscar. In cima mi disse: “Bello sto passo, al Giro sono stupidi a non metterlo quasi mai”.


19a tappa: Aprica – Plan di Montecampione, 127,86 Km

Ultimo arrivo in salita, a Plan di Montecampione, lì dove il 4 giugno del 1998 andò in scena il grande duello con Pavel Tonkov. Davanti rimasero solo loro due, i migliori di quell’edizione, i due che si giocavano la vittoria del Giro d’Italia. Marco Pantani vestiva la maglia rosa e, sui pedali, scattò decine di volte. Pavel Tonkov rispose a tutti tranne che a uno: quello decisivo. In cima Marco Pantani precedette il russo di 57 secondi e portò il suo vantaggio a un minuto e ventotto secondi.


20a tappa: Lodetto – Sassuolo, 191,78 km

Si parte dal paese natale di Giuseppe Martinelli, il direttore sportivo che lo condusse dall’ammiraglia della Mercatone Uno alla vittoria del Giro d’Italia e del Tour de France del 1998. L’arrivo è a Sassuolo, lì dove, alla Settimana internazionale Coppi e Bartali del 2003, Marco Pantani terminò secondo nella quinta tappa: era l’illusione, non l’ultima, che il peggio per il Pirata fosse davvero alle spalle.


21a tappa: Imola – Cesenatico, 179,31 km

L’ultima tappa del Giro di Marco Pantani termina a Cesenatico, nella sua Cesenatico, e parte da Imola, davanti la sede della fu Mercatone Uno. Perché senza la Mercatone Uno di Romano Cenni quello che abbiamo visto e ricordato qui sopra sarebbe andato diversamente. Perché Romano Cenni credette in Marco Pantani sempre, sin dall’inizio e ben oltre il suo potenziale. Non lo abbandonò quando in tanti l’avevano abbandonato.

È una tappa romagnola, tra i luoghi dei suoi compagni e uomini di fiducia. Si passa per la Sant’Agata sul Santerno di Luigi “Oscar” Veneziano, il suo meccanico; per la Russi di Luciano Pezzi, l’uomo che costruì una squadra attorno a lui nonostante fosse stato vittima di un incidente terribile; per la Barbiano di Dino Falconi, un’altro dei meccanici di Pantani; per la Faenza di Davide Cassani, che era con lui nel 1997, di Roberto Conti e Fabiano Fontanelli, suoi fidati gregari: per la Castrocaro Terme dove faceva tappa nei ritiri ai tempi della Giacobazzi; nella Predappio di Marino Amadori, l’uomo che guidò il Pirata negli ultimi anni, e di Giorgio Canali che a Pantani ha dedicato una delle canzoni più belle che sono state dedicate a Pantani;

nella Cesena di Marcello Siboni, che gli fu gregario sempre; e per la Cervia dove si recava da bimbo a pescare assieme agli amici di nonno Sotero.