Mathieu van der Poel e una casa chiamata Alpecin – Deceuninck

Mathieu van der Poel e una casa chiamata Alpecin – Deceuninck

09/04/2024 0 Di Giovanni Battistuzzi

Per anni Philip e Christoph Roodhooft hanno gestito con più passione che soldi una squadra un po’ scapestrata che aveva base a Morkhoven e che di anno in anno cercava di sopravvivere raccattando qua e là piccoli sponsor da mettere accanto a BKCP e Powerplus per superare la stagione. E sì che Philip e Christoph Roodhooft avevano le idee chiare sin da subito: volevano una formazione capace di correre tutto l’anno, che unisse il ciclocross alla strada, che corresse sempre all’attacco, fatta di corridori buoni per le fughe e per le volate che non si sa mai. E volevano affiancare questa a una formazione giovanile dove far crescere i giovani secondo il loro credo. Era il 2009, diversi anni in anticipo a quanto accade oggi con le squadre development

Per anni la squadra di Christoph e Philip Roodhooft è stata una piccola realtà di poco conto anche in Belgio, una piccola squadra con tante buone idee e pochi corridori costruita tutta attorno a Niels Albert. Il belga andava fortissimo nel ciclocross, vinse due mondiali, e voleva provare a espandere il suo talento anche su strada. Aveva tutto per diventare un corridore di ottimo livello, poi un’aritmia lo fece smettere.

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Poi arrivò l’estate del 2013 e tutto cambiò. Non subito, certo, ci volle qualche anno. 

Adrie van der Poel andò da Christoph e Philip Roodhooft gli disse aveva parlato con Patrick Lefevere ma che lui non aveva preso in considerazione l’assunzione di Mathieu. E che nel frattempo gli era arrivate alcune offerte a suo figlio per passare tra gli under 23 e una da una squadra professionistica, ma che avevano loro la priorità, la facoltà di decidere cosa fare. Christoph e Philip Roodhooft non ci pensarono nemmeno un minuto, risposero ad Adrie van der Poel che un posto per Mathieu c’era senz’altro. E c’era dal 2005, da ben prima ancora della squadra. Era da allora, dal 2005 che i fratelli Roodhooft avevano aiutato Mathieu van der Poel a correre: gli avevano trovato sponsor e biciclette, gli avevano dato una mano per ogni cosa.  

Al momento della firma del contratto Christoph e Philip Roodhooft fecero una promessa soltanto: decidi tu se vuoi continuare nel ciclocross, se ti va di correre con le mountain bike oppure di concentrarti solo sul ciclismo su strada, da noi avrai massima disponibilità e ce l’avrai sempre. 

Mathieu van der Poel in maglia Coredon – Circus alla presentazione della Arctic Race of Norway 2019 (foto ARN/Gautier Demouveaux, via A.S.O.)

Mathieu van der Poel iniziò a correre con la BKCP – Powerplus che poi divenne Beobank – Corendon. Divenne campione dei Paesi Bassi con addosso la maglia della Corendon – Circus e con quella conquistò le prime classiche: Dwaars door Vlanderen, Freccia del Brabante e soprattutto l’Amstel Gold Race. Era il 2019. Molte furono allora le squadre a cercarlo, molte tra le migliori e più ricche in circolazione.

Gli squadroni erano sicuri che un corridore come Mathieu van der Poel non sarebbe mai rimasto in una squadra di secondo ordine e avrebbe accettato le loro offerte perché le loro offerte erano ricche sia in termini di denaro, sia in termini di competenza: non avevano forse i migliori direttori sportivi, i migliori mezzi e i migliori uomini, sia in bicicletta che giù dalla bicicletta? 

Non era questo però che Mathieu van der Poel cercava. Al corridore olandese era sempre interessato altro. 

Mathieu van der Poel si sedette a un tavolo con Christoph e Philip Roodhooft e fu lui a fare una promessa soltanto: se per voi posso decidere se continuare nel ciclocross, se ma va di correre con le mountain bike oppure di concentrarmi solo sul ciclismo su strada io resto con voi. 

Mathieu van der Poel sapeva benissimo che era quello il posto dove stare, quella la squadra per cui correre, perché gli garantiva quello che nessun altro gli poteva garantire: la possibilità di essere il centro di qualcosa, di avere la libertà assoluta di scegliere ciò che preferiva. Non che Christoph e Philip Roodhooft siano dei mollaccioni incapaci di dare regole al corridore. È vero proprio l’opposto: esiste un reciproco rapporto di totale fiducia, tutti e tre sanno di poter fidarsi ciecamente degli altri, si parlano con franchezza e sanno che possono discutere apertamente e trovare una soluzione a qualsiasi problema. Anche perché per Mathieu Christoph è più che un direttore sportivo, è qualcuno con cui parlare, discutere, scherzare, soprattutto confidarsi. Uno dei pochi nel mondo del ciclismo. L’unico a cui “concede” di mettere bocca nel setup della bicicletta oltre al suo meccanico. 

Mathieu van der Poel è conscio che questo rapporto di massima stima e fiducia fa parte di quell’amalgama vincente che lo ha portato a essere uno dei corridori più forti al mondo, che gli permette ancora oggi di divertirsi come un matto a pedalare. Christoph e Philip Roodhooft sanno benissimo che ingabbiare il corridore in schemi prefissati non ha alcun senso e che proprio Mathieu van der Poel ha permesso a quella piccola squadra di trovare sponsor e darsi un’organizzazione da grande squadra.  

In un’intervista con la Gazet van Antwerpen nel 2020, Philip Roodhooft dichiarò: “Alcune cose sembrano ovvie oggi, ma nel 2013 è stata una scommessa dare a Mathieu van der Poel un contratto quadriennale. Mi sono seduto al tavolo della cucina con un nodo allo stomaco. Mi dicevo: e se non va? In ballo ci sono un sacco di soldi”. 

È andata bene, molto bene. Mathieu van der Poel con la Alpecin – Deceuninck ha vinto parecchio e in questo parecchio un Mondiale e sei Classiche monumento, tappe al Tour de France e al Giro d’Italia. Quest’anno ha messo in fila il Giro delle Fiandre e la Parigi-Roubaix per di più in maglia di campione del mondo

È andata a tal punto bene che ora quella piccola squadra con base a Morkhoven ha sponsor munifici e conosciuti in tutto il mondo, Alpecin – Deceuninck, e un budget tra i primi dieci budget del World Tour. È andata a tal punto bene che Mathieu van der Poel può stare tranquillo di avere una squadra in salute, solida e con la quale programmare le stagioni. La stessa di sempre, l’unica nella quale si sente a casa e nutre una fiducia smisurata. 


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