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La Milano-Sanremo sa perdonare

Il grande tradimento dei tredici sindaci che vietarono l’anno scorso il passaggio della Classicissima è perdonato, non dimenticato. Quest’anno la corsa riprenderà possesso della Riviera. Brinderemo alle loro misere addizioni economiche


Il grande tradimento si era consumato in un giorno di fine luglio. La pandemia si era concessa una pausa, il sole scaldava il mare e la Riviera come ogni estate e la stagione balneare doveva essere salvata a qualsiasi costo. Le ragioni del portafoglio spesso se ne fregano di quelle della storia e del cuore, sebbene, almeno in questo caso, sia storia e cuore portano, in modo indiretto, al portafoglio. Perché tutto ciò che il mondo è abituato a vedere in versione invernal-primaverile, per una volta poteva essere ammirato sotto il solleone, nel massimo suo splendore, quantomeno scenografico (e turistico). La bramosia dell’ora e subito a volte confonde e sfuma le possibilità del domani. E così in preda al famelico desiderio dell’uovo oggi tredici sindaci del Savonese decisero di non concedere il transito della carovana della Milano-Sanremo nei loro territori comunali, imponendo così la rivoluzione. Passaggio piemontese allungato, picchiata verso Imperia, giusto in tempo per non perdere le ultime creature di Vincenzo Torriani: Cipressa e Poggio. Non tutta la storia può essere archiviata.

Un tradimento che meritava una punizione. O almeno così hanno pensato in tanti, hanno commentato in tanti. Anche perché la Sanremo che era venuta fuori “è piaciuta, ci sono stati dei commenti positivi da parte delle squadre e dei corridori, si tratta di percorso che in qualche modo risulta meno stressante rispetto a quello sull’Aurelia: le strade sono ben messe, belle larghe come nella discesa su Imperia. in qualche modo è risultato un percorso soddisfacente, è cambiato il tipo di corsa ed è leggermente più dura“, aveva commentato il direttore area ciclismo Rcs Sport Mauro Vegni. E poco importa che poi avesse aggiunto “non esiste un’ipotesi da parte mia di ritorsione nei confronti di nessuno”. Il solito commento tranquillizzatore, si è pensato. Si può mica far passare indenne un tradimento del genere? Assolutamente no è stata la risposta dei più.

L’inverno sta per finire, sabato la primavera arriverà quando i corridori si lasceranno alle spalle la pianura padana e una volta in cima a quei monti che guardano dall’alto il mare si getteranno verso l’azzurro macchiato di blu. La primavera quest’anno arriverà (mica come l’anno scorso) nonostante tutto, la mancanza del Passo del Turchino e di quel tunnel che ne segnava l’inizio (una frana ha costretto gli organizzatori a modificare il percorso: la corsa scalerà il Colle del Giovo), la pandemia, l’incertezza per il futuro, il pubblico che mancherà dal bordo delle strade.

Tutto è perdonato, anche se non dimenticato. Perché la bicicletta sa perdonare. Ci perdona i chili di troppo messi su d’inverno, le volte che la dimentichiamo per pigrizia, quando non le prestiamo la giusta cura. La bici si sistema da sola, basta un po’ d’olio per agevolare lo scorrere della catena tra moltiplica e pignoni. E pure il ciclismo perdona. Lo ha fatto quando qualcuno ha provato a bluffare, lo ha fatto quando qualcuno ha provato a dimenticare i suoi colori per strizzare gli occhi a sponsor e parvenu delle pedivelle. Il ciclismo come la bicicletta perdona, perdona anche la stupidità e la miopia di una dozzina o poco più di sindaci senza amore. Lo spettacolo della Sanremo ce lo gusteremo brindando alle loro misere addizioni economiche. In alto i calici, anche se saranno calici soltanto televisivi.

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