Pogačar si è preso la Milano-Sanremo 2026
21/03/2026Tadej Pogačar ha vinto la Milano-Sanremo 2026 dopo aver rischiato di perderla cadendo a nove chilometri dalla Cipressa
Avevano fatto piani e progetti, avevano annunciato battaglia, senza dire quale sarebbe stato il terreno della lotta. Mathieu van der Poel e Tadej Pogačar non si erano ricordati però di una cosa. Quella più importante: è la Milano-Sanremo che decide, non i suoi campioni. Lo sloveno se ne è fregato pure di questo. Tadej Pogačar ha vinto la Milano-Sanremo 2026 nonostante tutto, ignorando pure la volontà della Classicissima.
Tadej Pogačar è caduto a nove chilometri dall’inizio della Cipressa. Si è rifatto il fianco sinistro del corpo come nemmeno una soubrette della tv commerciale. Mathieu van der Poel pure. Ha rincorso pure lui. Wout van Aert no, è rimasto in piedi. Il belga però ha rotto la bicicletta: la sindrome Paperino non permette redenzione.
Tadej Pogačar si è rialzato, non ha badato alla maglietta e ai pantaloncini lacerati, ha rincorso, ha ringraziato per il per la doverosa aria tagliata dalle ammiraglie, è rientrato in gruppo alle pendici della Cipressa, a metà Cipressa era già davanti, poco dopo ha attaccato.
La Milano-Sanremo non lo voleva? Poco importa, si è ribellato. In cima alla Cipressa al suo fianco c’erano Mathieu van der Poel e Tom Pidcock. Tra Cipressa e Poggio hanno perso vantaggio, hanno rischiato di rendere vano quanto fatto sino a prima. Ma fino a un certo punto. I calcoli erano quelli giusti. In cima al Poggio l’olandese era sparito, Tom Pidcock era lì. Ha dato del suo meglio per cooperare con il campione del mondo. Si sono giocati la Classicissima allo sprint, Tadej Pogačar ha vinto di mezza ruota.
Non era sicuro di avercela fatta. Ha dovuto guardare Pidcock per esserne sicuro. L’assenza di gioia nel volto dell’inglese ha dato il via alla sua, l’ha legittimata. Era la corsa che voleva di più, quella che si era messo in testa di non poter non vincere almeno una volta. Perché se la Roubaix può essere una specie di utopia – ma nemmeno poi tanto, il perché lo si è visto un anno fa – la Milano-Sanremo era vincibile, addomesticabile per quanto sia difficile addomesticare una corsa simile. Dicevano che serviva la corsa perfetta per realizzare tutto questo. Tadej Pogačar ha vinto una corsa imperfetta, ma l’ha vinta. L’ha vinta per manifesta superiorità.
Era commosso il campione del mondo. Commosso perché la Sanremo era il meno uno alla possibilità di entrare nella Storia: diventare il quarto corridore capace di vincere tutte e cinque le Classiche monumento. E contemporaneamente il meno quattro alla nuova idea un po’ folle che gli è venuta in mente: perché non provare a vincere tutte le cinque Monumento in una stagione?
La Sanremo era abituata a decidere lei. Si è trovata a essere decisa da chi se ne è fregato bellamente delle sue decisioni.
E pur Wout van Aert nel suo piccolo è riuscito a fare in modo di non subire troppo le angherie della Classicissima. Ha rotto la bicicletta, ha inseguito, è rientrato, non ha brillato in salita, non ha brillato in discesa, eppure ha trovato la gamba buona per farsi un chilometro e mezzo a sessanta all’ora e a non farsi riacciuffare dal gruppo. Ha chiuso terzo. In certi casi, un terzo posto rende felici come una vittoria.
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