Milano-Torino 2026, Pidcock e le storie raddrizzate
18/03/2026Tom Pidcock ha vinto la Milano-Torino 2026 davanti a Tobias Halland Johannessen, Primož Roglič e Giulio Pellizzari
C’erano un po’ di storie che dovevano essere raddrizzate alla Milano-Torino 2026. E c’era una salita, anzi una doppia salita benché fosse la stessa, buona per provarle a raddrizzare. E in fondo, al di là di come è andata a finire, l’ordine d’arrivo è uno specchio che non sempre riflette l’immagine reale, si sono raddrizzate quasi tutte.
Si è raddrizzata senz’altro la storia recente di Tom Pidcock, primo al traguardo, a braccia alzate e senza nessuno attorno. Una vittoria figlia di uno scatto in salita insistito e testardo. Ha aspettato il momento giusto, i cinquecento metri dall’arrivo. Ha accelerato di nuovo per dare una mazzata al morale, più che alle gambe, di Tobias Halland Johannessen, che continua a dimostrare di essere uno dei migliori corridori da salita in circolazione.
Al corridore inglese serviva una vittoria del genere. Più che altro per dimostrare a se stesso che è ancora quel corridore di qualche anno fa. Quello capace di vincere con un lungo assolo la Strade Bianche e l’Amstel Gold Race. Era da qualche tempo che Pidcock sembrava entrato in una spirale di commiserazione. Verso Superga ha capito che ciò che è stato può ritornare a esserlo. Anche in salita.
Si è raddrizzata anche la storia recente di Cian Uijtdebroeks tornato a somigliare al corridore che aveva fatto presumere fosse, ossia uno che si poteva avvicinare al concetto di campione, tanto da illudere un intero paese, il Belgio, che potesse essere il corridore giusto per riportare lì una maglia gialla che da quelle parte non si vede da troppo tempo.
Non ha vinto, ha ceduto un po’ nel finale, ha chiuso al quinto posto, ma era lì. Lì tra i primi. Addirittura davanti ai primi in uno scattino che sapeva più di un tentativo di scuotersi di dosso anni difficili che un vero attacco per provare a vincere. E di anni difficili Cian Uijtdebroeks ne ha già vissuti parecchi nonostante i suoi 23 anni d’età.
Pure la storia recente di Primož Roglič ha trovato un raddrizzamento alla Milano-Torino 2026. Sulla prima ascesa lo sloveno ha messo sui pedali l’insoddisfazione per un anno, il 2025, che sperava migliore. Ha provato a realizzare l’improbabile. Non gli è riuscito, ma quanto meno ha assaporato di nuovo l’effetto che fa essere davanti a tutti, a essere l’uomo inseguito. Gli serviva sentire addosso una sensazione del genere. Gli serviva perché uno può essere consapevole degli anni che passano, di andare un po’ meno forte di quello che è stato, ma dimostrarsi che invecchiare non è poi questo dramma è un toccasana.
Anche Alessandro Fancellu è riuscito a raddrizzare la sua storia. Non quella recente, quella di un tempo. Quella della grande illusione che l’avevano portato a credere, più per convinzione d’altri che propria, di poter essere davvero un corridore d’alta quota e alta classifica. Non era forse quello che avevano previsto fosse. Eppure non è nemmeno quel corridore che era stato dimenticato e relegato tra le Continental. È arrivato nono. Ha perso terreno e recuperato. Senza, per una volta, farsi portare a terra da un morale troppo ondivago, da una convinzione in se stesso troppo fragile.
L’ordine d’arrivo della Milano-Torino 2026
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