Il Mortirolo da Monno, e altri versanti appestati di grandi salite

Il Mortirolo da Monno, e altri versanti appestati di grandi salite

07/03/2024 0 Di Giovanni Battistuzzi

Ci sono salite che hanno solo un versante, altre che ne hanno tanti, un moltiplicarsi di strade che vogliono salire in alto, altre solo due perché in fondo due bastano. Le montagne quando c’è una strada di mezzo non sono mai davvero montagne, al massimo passi o valici o colme, la montagna, o meglio la vetta, sta sopra, il resto è collegamento per valligiani. 

Ci sono passi o valici o colme che un versante o l’altro è uguale, perché più o meno, un versante o l’altro, si equivalgono. L’importante è scollinare, da dove si parte non fa differenza. Sono salite inclusive, alla ndo cojo cojo, perché una vale l’altra, lo scollinamento basta. 

Va coì mica sempre però. Il ciclismo sa essere, a volte, crudele, discriminatorio con i versanti meno riusciti di un passo o un valico eccetera. Soprattutto da quando vige la dittatura della pendenza media e quella percentuale offusca ogni altra cosa. 

Certo va detto che la bellezza di una salita sta anche nella sua durezza, eppure ci sarebbe da aggiungere che non solo di durezza e pendenze vive il ciclismo e non sempre è detto che un numero più altro nella percentuale di pendenza media equivalga a un maggiore spettacolo e che pure i versanti meno nobili di un passo o valico e quello che è potrebbero dare grandi soddisfazioni se messi alla prova e inseriti dentro un percorso capaci di valorizzarli. 

Perché certi versanti di un passo o valico e quello che è, il ciclismo tende a ignorarli del tutto, fugge, è fuggito, di gran carriera, non li considera nemmeno, salvo poi concedere loro una vetrina ascensionale solo quando sono obbligati da qualcosa.

Tipo dalla Svizzera, per dirne una, per farla recente. 

Il Dipartimento Infrastrutture, energia e mobilità del Cantone dei Grigioni (Svizzera) ha deciso che “mantenere in sicurezza la Forcola di Livigno a maggio, comporterebbe un onere spropositato” e quindi non ha dato il via libera al passaggio della 15a tappa del Giro d’Italia 2024, la Manerba del Garda – Livigno, per il versante svizzero della Forcola di Livigno. Decisione inappellabile e quindi l’organizzazione del Giro d’Italia ha dovuto cambiare programma e si è vista costretta a ripensare la tappa. 


Com’era e come sarà la 15a tappa del Giro d’Italia 2024


Una costrizione che li ha spinti a far salire i corridori per il Passo della Foppa, pardon Passo del Mortirolo visto che ora è chiamato soltanto così per convenzione (o circonvenzione), dal versante di Monno, quello che fece scoprire agli appassionati il passo nel 1990, ma che poi venne presto derubricato a “discesa”, visto che quello più duro partiva da Mazzo di Valtellina. 

Il versante da Monno del Mortirolo è stato il primo, è entrato nella memoria per la levità ascensionale di Leonardo Sierra e, soprattutto, per le difficoltà in discesa del venezuelano su quella strada che sembrava uno strapiombo e che già dall’anno dopo diventò grande protagonista di scatti alpini dei migliori scalatori al mondo

Versante che è stato scalato di nuovo in anni recenti, al contrario di quello che parte da Grosio che non è stato invece mai preso nemmeno in considerazione perché, sebbene forse il più bello per paesaggio e panorama, presenta all’anagrafe montano “solo” un 8,3% di pendenza media e un 14% di pendenza massima. Evidentemente non abbastanza, o quantomeno non all’altezza. 

E va bene al Mortirolo che qualche volta ha potuto esibire due versanti (anzi due e mezzo, visto che nel 2012 il Giro si inerpicò verso il passo da Tovo di Sant’Agata a causa dell’interruzione della strada che partiva da Mazzo). Ci sono salite a cui non è andata così di lusso. 

Al Passo Fedaia infatti non è stato concesso questo lusso. Il versante di Canazei è sempre stato snobbato, nemmeno preso in considerazione, e sì che è bellissimo per paesaggio. Il Fedaia sembra esistere per il grande ciclismo solo dalla parte di Rocca Pietore. Certo, mica male il versante di Rocca Pietrore, con quel drittone assassino di Malga Ciapela e quei tornanti che puntano al cielo poco dopo, a tal punto mica male che viene male a vederlo discendere invece che salirlo. 

Dal 1960 al 2010 nemmeno il Passo Gavia aveva avuto il lusso di un secondo versante. Si era sempre saliti da Ponte di Legno e arrivati a Bormio, perché il versante duro è quello che parte dalla Val Camonica. Fu nel 2010, che in modo carnevalesco, il Giro, che inizialmente aveva previsto un passaggio sul Mortirolo, per problemi burocratici, dovette cambiare i piani e decise di esplorare l’inesplorato, o meglio l’esplorato solo a faccia che puntava a valle. Andò che Johann Tschopp passò per primo mentre i più speravano invece nell’impresa di Gilberto Simoni. Finì che nessuno se ne ricordò più dell’altro lato del Gavia. 

Così come nessuno si ricorda che la Colma di Sormano ha un versante che dal Lago si alza e finisce pochi metri dopo finisce il muro e che sarebbe salita dura, magnifica che ricorda salite ben più ad alta quota. Non è mai stata affrontata: sia il Giro d’Italia che il Giro di Lombardia hanno sempre preferito l’altro versante. 

Ci sono versanti che sono nati in ombra e in ombra restano, ma che in bici vale la pena farli, giusto per andare in direzione ostinata e contraria.