Omloop 2024, quando vince uno come Jan Tratnik

Omloop 2024, quando vince uno come Jan Tratnik

24/02/2024 0 Di Giovanni Battistuzzi

Ninove è una cittadina che non rientra tra quelle più interessanti da visitare delle Fiandre. Non ha grandi attrattive, anche perché l’abbazia che fu dedicata a Santi Cornelio e Cipriano venne distrutta più volte e ora rimane in piedi solo la ricostruzione settecentesca della chiesa abbaziale. Ci vuole insomma una buona ragione per arrivare a Ninove. E le buone ragioni sono pressoché soltanto ciclistiche. Qui arrivava il Giro delle Fiandre, qui arriva ora la Omloop het Nieuwsblad

Ninove è sempre stata considerata dai fiamminghi un posto trascurabile. E pure Jan Tratnik è stato considerato un corridore trascurabile. Almeno da chi non correva con la sua stessa maglietta addosso, perché nessun suo compagno di squadra l’ha mai considerato un corridore trascurabile. E questo perché chi ha corso con la sua stessa maglia addosso sa bene quanto è importante avere al proprio fianco un corridore come Jan Tratnik, ossia uno capace di tirare per ore e ore davanti e poi dare pure una botta non indifferente alle resistenze altrui. 

Jan Tratnik è un nome e cognome buono per riempire gli ordini d’arrivo, perché quasi mai uno come lui si ritrova nel finale con le energie buone per provare a mettersi in proprio. Le ha sempre spese tutte prima uno come Jan Tratnik, perché uno come lui non si tira mai indietro, si concede anima e corpo alla causa dei suoi compagni. 

Il Team Visma | Lease a bike però oggi alla Omloop het Nieuwsblad ha deciso di rendere la corsa una lunga esplorazione d’avanguardia ben presto, che di chilometri all’arrivo ne mancavano un’ottantina, e così anche uno come Jan Tratnik è riuscito a starsene tranquillo nella pancia del gruppo a fare, per una volta, la vita dei tanti e non la sua solita esistenza muso all’aria per ore e ore.

Se ne è stato tranquillo e poi è apparso quando nessuno se lo aspettava, negli ultimi chilometri. Ha vinto. Jan Tratnik ha vinto la Omloop het Nieuwsblad 2024.

Jan Tratnik ha la faccia segnata dal vento e lo sguardo di chi è così contento di poter pedalare una bicicletta per lavoro da non aver nessuna ansia da prestazione e nessun assillo da posizione. Ha gli occhi furbi di chi sa benissimo che esistono lavori peggiori, molto peggiori, e di chi sa benissimo che i vincenti hanno il volto bello degli eroi e che quindi quel ruolo non potrà mai essere il suo

Però il ciclismo ha smesso di inseguire gli eroi, si è rifatto più umile e parecchio più complesso, e ormai è una sorta di gioco in scatola che inizia ad appassionare già a ore che un tempo erano buone solo per la digestione. Uno sport che si gioca a coppie o a terzetti, dove oltre alle gambe serve la strategia. E per poter giocare di strategia serve soprattutto la superiorità numerica e la capacità di sfruttarla. 

Dicono che il Team Visma | Lease a bike, fu Jumbo-Visma, non sappia correre, faccia troppo casino e alla fine si ritrovi con Wout van Aert sempre piazzato e mai vincente. Si dicono tante cose e a volte solo perché la bocca ce l’abbiamo tutti. E tra tante teorie e tanti discorsi colpevolistici, poi va a finire che davanti nelle corse ci finiscono spesso e volentieri quelli del Team Visma | Lease a bike. E poco male se uno dei corridori con più talento degli ultimi anni non sia sul gradino più alto del podio. Wout van Aert ha la capacità di non vivere per l’unico obbiettivo di dimostrarsi il più forte. Corre con l’idea che il ciclismo è uno sport complesso e soprattutto collettivo, forse sociale, addirittura socialista. E che una vittoria non è mai di uno ma di tanti e proprio per questo sa che le sue vittorie sono di tanti e quelle dei suoi compagni sono anche sue. 

Non è facile accettare che possa essere davvero così. Non per noi almeno, perché lui lo accetta, anzi lo ha fatto suo. C’è in lui una soddisfazione quasi maggiore quando vince un compagno che quando vince lui. Lo si è visto dopo il traguardo di Ninove, in quel suo abbraccio con Jan Tratnik e in quei suoi occhi lucidi di ammirazione e felicità. 



Jan Tratnik ha cercato di correre per Wout van Aert, poi si è limitato a inseguire perché con Wout van Aert erano rimasti altri compagni. 

Wour van Aert ha provato a fare la corsa, ha provato a lanciarsi, a lanciare Christophe Laporte e Matteo Jorgenson. L’americano ce l’aveva quasi fatta, poi il vento e i muri delle Fiandre hanno riscritto ciò che sembrava già scritto. Doveva essere una questione tra pochi, poi il Muur van Geraardsbergen ha deciso che, almeno per una volta, invece di dividere doveva unire. Il gruppo è rientrato, almeno in parte, e chi era davanti – Jorgenson, inseguito da Pidcock, de Lie, van Aert, Laporte e Skujins – si è ritrovato in compagnia di un manipolo di corridori che avevano meno chilometri di faccia al vento. 

Jan Tratnik ha parlato con Wout van Aert, il belga gli ha fatto un cenno che era una benedizione. Poi Nils Politt ha provato l’assolo lo sloveno si è messo alla sua ruota. È andata che Jan Tratnik ha vinto la Omloop het Nieuwsblad e quando un corridore come Jan Tratnik vince, indipendentemente se la Omloop het Nieuwsblad o qualche altra corsa, è sempre un bel momento. Uno di quelli che ci dimostrano che questo è uno sport stupendo, uno sport nel quale le fatiche e il donarsi agli altri, prima o poi vengono sempre premiati. Fosse solo un giorno solo. Fosse solo alla Omloop het Nieuwsblad.