Parigi-Nizza 2026, l’eccezione Jonas Vingegaard
11/03/2026Jonas Vingegaard ha vinto la 4a tappa della Parigi-Nizza 2026. Una tappa che era un affronto al buon senso e proprio per questo diventata ciclismo allo stato puro
Sarebbe bastato il finale di tappa che gli organizzatori avevano disegnato per rendere spettacolare la quarta frazione della Parigi-Nizza 2026 (qui c’è tutto quello che serve sapere sulla corsa a tappe francese). Sessantacinque chilometri tutti su e giù, gli ultimi venti senza nemmeno un po’ di pianura. Pioggia e vento hanno però deciso di prendersi la scena e concedere dignità e meraviglia anche a quei centoventi chilometri iniziali che dovevano essere soltanto un lungo e tranquillo avvicinamento al dipartimento del Saône-et-Loire.
Dopo nemmeno dieci chilometri il gruppo non esisteva più. Si era frammentato in piccoli nuclei sparpagliati lungo una strada bagnata e fredda avvolta da un cielo che scendeva giù sino ad accarezzare il suolo. I corridori si sono infuturati dentro un grigio ingannevole, capace di confondere i corridori, far perdere loro ogni riferimento geografico e temporale.
Il vento ha fatto il resto. I corridori della UAE Team Emirates – XRG e della Groupama – FDJ hanno iniziato a cavalcare le folate, quelli della Red Bull-BORA-hangrohe le hanno surfate, creando dietro di loro montagne impossibili da scalare da chi aveva perso l’ultima ruota utile.
L’assembramento davanti diminuiva di chilometro in chilometro grazie al passo imposto dalla squadra tedesca. Il numero di corridori alla deriva verso la voiture-balai invece aumentava in modo uguale e opposto. Il resto è stato stridori di freni, tentativi di cautela, mani scosse per evitare il congelamento. E cadute, molte cadute. Corridori che scendevano di bicicletta e salivano in ammiraglia.
Tra questi Daan Hoole e Bert van Lerberghe quando ancora il traguardo era un pensiero lontano. E poi Juan Ayuso, finito a terra a 47 chilometri dal traguardo, Davide Piganzoli e Pablo Castrillo.
Nel grigio invernale Jonas Vingegaard ha provato a trovare un raggio di sole. Non c’è riuscito, ma quanto meno è a lungo rimasto a ruota degli uomini griffati Red Bull, capaci per oltre due ore di dettare legge come nemmeno un monarca assoluto.
E poi si è liberarato degli ultimi due rimasti avanti, Daniel Felipe Martínez e Tim van Dijke, che per il colombiano ha lavorato con generosità e ardore.
Jonas Vingegaard ha vinto la quarta tappa della Parigi-Nizza 2026 galleggiando tra acqua e gelo, vestito in salopette alla maniera di un amatore degli anni Ottanta. Lo ha fatto con un allungo essenziale al termine di un giorno nel quale solo l’essenziale poteva salvarti dall’affondare. Una vittoria eccezionale, perché arrivata al termine di una tappa che era un’eccezione. Degna di restare nella memoria, e non solo della Parigi-Nizza. Una tappa che era un affronto al buon senso e proprio per questo diventata ciclismo allo stato puro.
Jonas Vingegaard ripartirà da Cormoranche-sur-Saône con la maglia da capoclassifica, poco meno di un minuto di vantaggio su Daniel Felipe Martínez, secondo, e tre minuti e venti su Georg Steinhauser. O meglio sulla sua ostinazione: quella che lo ha portato a rincorrere da solo gli uomini Red Bull.
L’ordine di arrivo della 4a tappa della Parigi-Nizza vinta da Vingegaard
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