Parigi-Nizza 2026, Jonas Vingegaard basta a se stesso
12/03/2026Jonas Vingegaard ha vinto la 5a tappa della Parigi-Nizza 2026 dopo un assolo di venti chilometri. Un messaggio a Pogačar
Ogni pedalata di Jonas Vingegaard non viene mai giudicata per quella che è, una pedalata e basta, ma per quella che vorrebbe diventare: una risposta e una sfida a quelle di Tadej Pogačar. La loro simbiosi si è interrotta due anni fa. Lo sloveno è diventato il migliore, lo era già. Il danese, un po’ per sfortuna un po’ per carattere, non è riuscito a seguirne il passo. Da quel momento Tadej Pogačar è bastato a se stesso, Jonas Vingegaard no, non più. Le sue azioni, i suoi scatti, ogni sua corsa aveva un termine di paragone: il campione sloveno. Come se il danese non bastasse più a se stesso. Come se il corridore del Team Visma | Lease a bike dovesse correre e vincere soltanto per dimostrare di non sfigurare, di generare una speranza di opposizione a Pogačar. Una speranza che prima o poi doveva perdere.
Jonas Vingegaard alla Parigi-Nizza 2026 (qui la guida alla corse a tappe) è però bastato a se stesso. Ieri sotto la pioggia è fuggito dal freddo, ha trasformato il tentativo di rivolta della Red Bull-BORA-hansgrohe in un’occasione per imporre il suo predominio. Oggi, scaldato da un sole gentile, i suoi compagni di squadra si sono presi la responsabilità della conduzione della corsa. Lui non li ha delusi. Ha disegnato pneumatico su asfalto un autoritratto di leggerezza, forza e predominio. Un’accelerazione insistente, venti chilometri di beata e violenta solitudine. Un viaggio al termine della tappa, capace di lasciarsi alle spalle preoccupazioni, incomprensioni, paure di secondarietà.
“Volevo davvero vincere oggi e lo stesso valeva per la squadra. Hanno fatto un lavoro straordinario per me, ho fatto in modo di non renderlo vano”, ha detto dopo il traguardo. Missione compiuta. Dietro di lui due minuti di vuoto. Il pubblico all’arrivo ha dovuto avere pazienza nell’attesa di Valentin Paret-Peintre: 2’02”. Diciotto secondi dopo è arrivato il gruppo di Lenny Martinez, Kévin Vauquelin, Daniel Felipe Martinez e compagnia. Oscar Onley ha perso due minuti e trentasei. C’erano signori corridori al via della Parigi-Nizza, la tempesta Vingegaard li ha mandati alla deriva. Pioggia e freddo hanno fatto il resto.
Jonas Vingegaard pedala il presente, attende il futuro. Vorrebbe risentire l’ebbrezza del primato in un corsa di tre settimane. Ci proverà al Giro d’Italia per la prima volta in carriera. Sa essere respingente la corsa rosa per i non abituati, sa però riconoscere i grandi corridori. E Jonas Vingegaard un grande corridore lo è. Lo ha dimostrato sempre. Indipendentemente da Tadej Pogačar.
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