Ha ancora senso scegliere tra Parigi-Nizza e Tirreno-Adriatico?

Ha ancora senso scegliere tra Parigi-Nizza e Tirreno-Adriatico?

05/03/2024 0 Di Giovanni Battistuzzi

Ogni marzo, ogni anno, va sempre a finire che l’Union Cycliste Internationale finisce per chiederti se vuoi più bene a mamma o a papà. Insomma, va sempre a finire se non proprio così, quantomeno più o meno così, perché una scelta in un modo o nell’altro la si deve fare. Perché il calendario prevede ancora, e immancabilmente, la contemporaneità tra Parigi-Nizza e Tirreno-Adriatico. Non c’è verso di cambiare tutto questo. Hanno cambiato posto in calendario a un sacco di corse, hanno pure ipotizzato una Parigi-Roubaix a ottobre – brividi – ma non è mai balenata l’ipotesi di un cambio di calendarizzazione di una delle due corse. 

Parigi-Nizza (qui la guida alla corsa a tappe francese) e Tirreno-Adriatico (e qui quella alla Corsa dei due mari) continuano a muoversi assieme, sovrapposte. E non è un male assoluto, va detto. Non per noi almeno, che tanto riusciamo a non perderci le fasi finali delle tappe, almeno in questi ultimi anni, grazie allo slittamento delle partenze e, quindi, degli arrivi. 

Discorso diverso è invece per i corridori, loro sì obbligati a una scelta di campo, se stare da una parte o dall’altra della storia ciclistica. Ed essendo Parigi-Nizza e Tirreno-Adriatico tra le più importanti corse a tappe di una settimana, per percorso e per pedigree, presenti nel calendario World Tour, questo è una forzatura. Anche in un ciclismo dove la programmazione gioca un ruolo fondamentale e nel quale ormai alle corse si va per vincerle e non più per presenziare e basta. 

La Parigi-Nizza venne creata nel 1933 dal Petit Journal per vendere qualche copia in più e avere un evento capace di portare in Francia quei campioni che dalle lande del Nord sarebbero poi, in un modo o nell’altro, scesi in Italia per la Milano-Sanremo

La storia della Tirreno-Adriatico iniziò trentatré anni dopo più o meno con lo stesso scopo: creare un evento ciclistico capace di intercettare quei campioni che volevano mettere chilometri sulle gambe in vista della Classicissima. 

Ovviamente fino al 2005, ossia fino all’introduzione da parte dell’Uci di circuito internazionale a punti che univa corse in linea e corse a tappe (di una o tre settimane), ogni paese faceva un po’ ciò che voleva e aveva tutto l’interesse di cercare di creare il suo calendario a suo piacimento. 

Ora invece che è tutto internazionalizzato, che i risultati anzi inficiano sulla possibilità di correre o non correre tutte le più grandi corse del calendario mondiale – a causa delle promozioni e retrocessioni delle squadre tra WorldTeams e ProTeams – questa sovrapposizione ha ancora senso? O forse non sarebbe meglio ripensare qualcosa? 

Una risposta non c’è. O forse c’è, ma io non ce l’ho. 

Mi chiedo solo se i cambiamenti del ciclismo devono riflettersi anche sulla calendarizzazione di certe corse? e se davvero la tradizione, alla quale spesso facciamo riferimento, ha davvero questo peso rilevante tale da non permettere di riconsiderare un cambiamento di calendario a qualche evento di grande livello? O forse in realtà va bene così, perché due corse del genere affiancate servono davvero anche alle squadre? 

Se avete spunti o riflessioni potete mandarle a girodiruota@gmail.com, sarà mia premura pubblicarle.