Parigi-Roubaix 2025 – van der Poel, Pogacar e l’eccitazione

Parigi-Roubaix 2025 – van der Poel, Pogacar e l’eccitazione

13/04/2025 0 Di Giovanni Battistuzzi

In fin dei conti è stato un errore d’eccitazione. Un microscopico, sciocco, banale errore d’eccitazione. Sino a quel momento della Parigi-Roubaix 2025, quello nel quale Tadej Pogacar ha preso la via dei campi invece di continuare su quella delle pietre, il campione del mondo e Mathieu van der Poel pari erano. E pari sono stati anche dopo a lungo.

Solo che Tadej Pogacar era tutto un fuoco d’eccitazione per la sua prima volta sulle pietre della Roubaix (almeno tra i professionisti) e Mathieu van der Poel no. Non è tipo che si eccita per cose del genere, Mathieu van der Poel. Già alla sua prima volta sul pavé francese aveva dimostrato di essere refrattario alle emozioni in gara: fu terzo, ma in una corsa folle fatta di fango e statue di creta.

Mathieu van der Poel non si è emozionato nemmeno quando uno spettatore gli ha lanciato una borraccia e lo ha colpito in faccia.

Nemmeno quando uno pneumatico si è afflosciato sul Carrefour de l’Arbre. Ha alzato la mano, si è fermato, ha tolto borraccia e computerino, è ripartito. Tadej Pogacar ha recuperato pochissimo, una dozzina di secondi appena. Impietosa era la differenza di pedalata sulle pietre. Mathieu van der Poel galleggiava sul pavé alla maniera dei grandi della Roubaix, Tadej Pogacar no. Può imparare a farlo, il tempo è dalla sua, deve aver pazienza. Ci vuole sempre pazienza sulle pietre della Roubaix.

Tadej Pogacar ha dimostrato che sa ancora emozionarsi. Per lui, sarebbe stato meglio non farlo. Ma è successo. Si sentiva bene, benissimo su quelle pietre che aveva sognato, aveva voluto, infine preteso. Se le è prese, a forza.

E a forza, assieme a Mathieu van der Poel ha eliminato dal gruppo di testa corridori a decine e decine, poi uno dopo l’altro i superstiti. Mads Pedersen si è eliminato per foratura, gli altri per impossibilità di reggere il ritmo di quei due.

Pure Jasper Philipsen, che con loro era rimasto sino al settore 11, quello di Mons-en-Pévèle, si è dovuto arrendere al loro passo: mancavano 46,5 chilometri all’arrivo, era già da cinquanta chilometri che la corsa era diventata una questione privata per pochi, pochissimi. Per due: Mathieu van der Poel e Tadej Pogacar, perché quei due si vedeva a occhio che andava più e meglio degli altri. E quegli altri tre: Stefan Bissegger, Mads Pedersen e Jasper Philipsen, erano un errore di prospettiva, un eccesso di trama, buona per far credere ai romantici che il ciclismo possa ancora sorprendere il talento.

Al velodromo di Roubaix, Mathieu van der Poel si è presentato solo, trionfante, vincente.

Al velodromo di Roubaix, Tadej Pogacar si è presentato solo, distaccato di oltre un minuto, secondo, ma sorridente come fosse stato lui il vincitore.

Si sono abbracciati Mathieu van der Poel e Tadej Pogacar a fine corsa. L’olandese gli ha messo una mano sulla spalla quasi a dire non potevo aspettarti. Il campione del mondo ha sorriso un’altra volta. Ha ricambiato la mano sulla spalla, quasi a dire lo so amico, che ci vuoi fare, siamo corridori, avrei fatto anch’io lo stesso.

Mathieu van der Poel era intonso, giusto un filo di polvere che sembrava sul suo volto solo un velo di cipria. Tadej Pogacar no, era sporco, lacerato nelle vesti, sanguinante. Umano, troppo umano, per una volta.

Era sereno però. In fondo a Tadej Pogacar gli era andata bene alla Strade Bianche quando era finito a terra e poi ha ripreso e staccato Tom Pidcock. Meno oggi, ma Mathieu van der Poel non è Pidcock, la Roubaix non è la Strade Bianche e le salite nel Nord della Francia non esistono.

A lungo oggi nel Nord della Francia non esisteva nemmeno differenza tra il bianco polvere del cielo e il bianco polvere che avvolgeva i corridori al passaggio delle pietre. Il sole, pallido e incerto, si è fatto intravedere solo ben dopo la fine della Foresta di Arenberg. S’era perso il momento nel quale tutto era esploso, il momento nel quale tutto cambiò per essere diverso.

Parigi-Roubaix 2025, la vittoria di Mathieu van der Poel e l’ordine d’arrivo

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