Il furto nella chiesa della Parigi-Roubaix. Quelle pietre sparite

Il furto nella chiesa della Parigi-Roubaix. Quelle pietre sparite

10/04/2024 0 Di Giovanni Battistuzzi

Quando nel 1946 rubarono due delle biciclette che la parrocchia di Lorenteggio aveva messo a disposizione “della povera gente per andare in cerca di occupazione”, padre Giacomo Velo – e cognome migliore non poteva avere il parroco che convinse Bianchi e Legnano di mettere a disposizione una dozzina di biciclette per aiutare la popolazione del quartiere – dal pulpito puntò il dito contro quel “gesto meschino, un sopruso contro una comunità intera, l’appropriazione vigliacca un mezzo di speranza per molti”. Perché quelle biciclette erano “un bene condiviso, dato dalla chiesa, quindi da Dio, a tutti perché potessero migliorare la loro condizione di uomini”. Qualche giorno dopo quell’omelia le biciclette riapparvero di notte davanti la chiesa. Chi fosse stato a sottrarle non si seppe mai, o almeno non pubblicamente. 

La bicicletta è stata considerata a lungo mezzo demoniaco dalla chiesa. Poi la chiesa si è avvicinata alla bicicletta, un po’ perché i preti di campagna e di città si muovevano più facilmente in sella, un po’ perché con il tempo pure i vescovi e addirittura qualche teologo, ha trovato più di qualche affinità tra il pedalare e la fede. 

Don Ludovic Gellier non era teologo. Era solo un prete di campagna, o meglio di città, era nato a Lione, ma finito in campagna, a Willems, al confine con il Belgio. 

Don Ludovic Gellier si muoveva in bicicletta e parlava di bicicletta e fede. E visto che Willems era a pochissima distanza dal passaggio delle Parigi-Roubaix, disse un giorno che il procedere dei corridori sulle pietre della corsa non era poi diverso da quello di Gesù lungo la via Crucis. La cosa non piacque all’arcivescovo di Lilla che prima gli chiese di ritrattare pubblicamente quanto detto e poi, visto che il parroco non ritrattò, lo fece spostare chissà dove. 

Martedì Les Amis de Paris-Roubaix, associazione che si prende cura dei settori di pavé della Parigi-Roubaix, ha denunciato il “furto” di alcune pietre del pavé del Carrefour de l’Arbre.

E a vedere quella pozzanghera lì dove sino a domenica pomeriggio c’erano le pietre, quelle che hanno visto il passaggio velocissimo di Mathieu van der Poel e quello meno veloce di tutti gli altri sino a quello braccato dalla voiture-balai di Cyrus Monk, vengono in mente le parole di padre Giacomo Velo: “Gesto meschino, un sopruso contro una comunità intera, l’appropriazione vigliacca un mezzo di speranza per molti”.

Perché forse non aveva del tutto ragione don Ludovic Gellier, forse il pedalare dei corridori sulle pietre non è simile a quello di Gesù lungo la via Crucis, ma certo il pavé è un bene di tutta una comunità, quella del ciclismo, e portarsi a casa una pietra del Carrefour de l’Arbre, o di qualsiasi altro settore, è un furto che si fa a tutti noi amanti della Roubaix. 

Anche perché, dovrebbe essere risaputo, solo chi vince la Parigi-Roubaix (e ora anche chi sale sul podio) ha il diritto di avere una pietra da esporre a casa. Loro e nessun altro. 

Sperare che riappaiano nottetempo, come accadde per le biciclette di Lorenteggio, lì dove sono state sottratte è difficile da credere. Resterà solo il furto di una parte della nostra fede ciclistica, la consapevolezza che quelle pietre, le nostre pietre preferite, sono dove non dovrebbero stare.