Polvere di Wout van Aert al Giro d’Italia

Polvere di Wout van Aert al Giro d’Italia

18/05/2025 0 Di Giovanni Battistuzzi

Quando dalla polvere del secondo settore di sterrato della nona tappa del Giro d’Italia 2025, è apparso, alle spalle di Isaac Del Toro e Egan Bernal e compagnia, Wout van Aert, in molti, e io compreso, hanno pensato che sarebbe stato bello se a Siena avesse vinto Wout van Aert. E lo si è pensato perché a ripensare alla carriera del belga ci vengono in mente più secondi posti che primi posti. Soprattutto perché non siamo riusciti a rispondere alla domanda delle domande: come mai Wout van Aert non è riuscito in carriera a vincere una grande classica del Nord?

A Siena, Wout van Aert ha vinto la nona tappa del Giro d’Italia 2025. L’ha vinta dopo essere stato l’unico capace di resistere agli scatti e alle accelerazioni di Isaac Del Toro, nuova maglia rosa che in maglia rosa vorrebbe restare a lungo (e non è detto che non ci riesca).

Ha vinto di testardaggine e di resistenza, per una volta mettendo da parte la sua baldanzosa generosità in favore di un modo di correre furbo e placido. “Avevo detto a Isaac che non potevo collaborare perché avevo Simon Yates alle spalle”, ha detto dopo l’arrivo. Sincero e bugiardo. Giusto così.

Dopo aver festeggiato la vittoria alla maniera di chi capisce di assistere a una liberazione (e ne ha ben donde dopo il 2024 che ha vissuto), Wout van Aert si è accasciato sul selciato di piazza del Campo di Siena. Si è lasciato andare alla sfinitezza. La salita di via Santa Caterina questo provoca. Respiro affannato, occhi chiusi, mani sul volto.

Quando si è alzato era contento. Ma di una contentezza stramba. Una contentezza vaga come certe teorie. Il suo volto era turbato da domande senza risposta, di quelle che non è il caso di farsi in certi momenti. Perché non è il caso di rovinarsi la libidine della gioia di un ritorno.

E invece nel volto di Wout van Aert c’erano ombre che scurivano la felicità. Quasi se la sua mente continuasse a inseguire pensieri ai quali non riusciva nemmeno a prendere la scia tanto erano veloci.

Nel grande momento del ritorno alla vittoria di Wout van Aert, pochi minuti dopo aver visto Wout van Aert correre alla sua maniera, quella dei più forti, siamo forse riusciti a rispondere a quella domanda che più e più volte ci eravamo fatti.

Come mai Wout van Aert non è riuscito in carriera a vincere una grande classica del Nord?

La risposta è andata in mondovisione da Siena al Giro d’Italia. C’è troppa testa in Wout van Aert. Ci sono troppe domande a cui vorrebbe dare risposta. Troppe domande a cui non riesce a trovare risposte. La testa di Wout van Aert è un complesso jazz con troppi strumenti che a volte cozzano tra loro. Intelligenza, dicono. A volte a menar pedali servirebbe però anche l’intelligenza di lasciar andare le cose.

Tipo Baustelle per capirci:

Cosa ci infetta le arterie e ci soffoca
Invece di farci andare a dormire?
Cosa ci tiene in ostaggio il respiro?
Non è l’adrenalina, no
È un demone, non serve a niente
L’arte di lasciar andare è meglio di scopare
Forse il vero amore è questo volontario naufragare nella realtà
Se sapеssimo soltanto dare per abbandonare
Sеnza più cercare di voler capire questa vita che senso ha