Alle origini della Ronde. Il primo Giro delle Fiandre della storia

Alle origini della Ronde. Il primo Giro delle Fiandre della storia

03/04/2025 0 Di Giovanni Battistuzzi

La notizia della vittoria al Tour de France di Odile Defraye generò un’euforia che non si era mai vista lassù, nelle Fiandre. D’altra parte era il primo fiammingo che riusciva a conquistare la corsa a tappe francese.

I festeggiamenti iniziarono a Rumbeke (all’epoca paese autonomo, ora uno dei quattro quartieri principali di Roeselare) nella notte del 28 luglio 1912. Proseguirono sino alla notte successiva anche a Courtrai, a Harelbeke, a Wevelgem, poi a Gand e sino ad Anversa. Roba da non crederci, constatò l’Het Volk.

Léon van den Haute, all’epoca vicedirettore dello Sportvriend, realizzò un lungo reportage da Rumbeke sui festeggiamenti al campione. Nei giorni successivi continuò ad andare in giro per le Fiandre per raccontare l’entusiasmo popolare per la vittoria del corridore fiammingo.

Fu allora che gli venne in mente che tutti questi festeggiamenti, tutto questo entusiasmo popolare, doveva essere premiato con una grande corsa, anzi “con la più grande corsa che sia mai stata corsa nelle Fiandre”.

Léon van den Haute era uomo di grandi idee, di purissima passione per il ciclismo, ma di pochissime abilità manageriali. Aveva un carattere spigoloso, poco propenso a trattare. E poi parlava poco, pochissimo.

Nel settembre del 1912, quando fondò lo Sportwereld e iniziò a dirigerlo capì dopo poche ore in redazione di avere accanto a lui l’uomo che lo avrebbe aiutato a realizzare quella sua idea.

Karel van Wijnendaele era tutto quello che lui non era. Aveva la faccia tosta di chi non aveva problemi a chiedere, il fare magnetico e un po’ sbruffone capace di convincere tutti della bontà delle sue idee. Certo non sempre ne aveva di intriganti, ma a quello avrebbe compensato lui. Soprattutto aveva un talento incredibile per risolvere i problemi, per trovare soluzioni pratiche.

“Lo chiameremo Giro delle Fiandre, Ronde van Vlaanderen, perché sarà la corsa di tutti i fiamminghi, la corsa che unirà tutto il territorio fiammingo in una grande, grandissima festa popolare”, disse Léon van den Haute a Karel van Wijnendael il giorno che gli presentò quello che gli era venuto in mente. Karel van Wijnendael lo aveva ascoltato attentamente. Rimase in silenzio per qualche istante: “Non vedo problemi. Facciamolo”. Prese una mappa delle Fiandre e segnò con la matita un percorso che univa tutte le principali città fiamminghe. “Eccolo il Giro delle Fiandre! Sarà un successo”.

il percorso del primo Giro delle Fiandre

In poche settimane trovò sponsor e risorse a sufficienza per organizzare la corsa e finanziare il giornale per quasi un anno.

Il Giro delle Fiandre non sarebbe servita solo per dare ai fiamminghi una corsa ciclistica di primo livello. Era una questione di orgoglio fiammingo. Léon van den Haute e Karel van Wijnendaeld non la pensavano allo stesso modo su tante cose, ma su una erano d’accordo: volevano rendere orgogliosi i fiamminghi di essere fiamminghi, volevano promuovere un uso più ampio della lingua fiamminga, che era stata riconosciuta come lingua ufficiale del Belgio insieme al francese solo nel 1898. “Volevamo un giornale e una corsa per parlare ai fiamminghi nella loro lingua e dare loro sicurezza e dignità”, spiegò in seguito van Wijnendaele.

Per realizzare quel tratto di grafite sulla carta geografica delle Fiandre, Karel van Wijnendaeld ci impiegò più di quello che avrebbe immaginato. Vagò per le Fiandre per mesi per ottenere il via libera dalle istituzioni locali. La burocrazia non è un problema solo di oggi.

Ce la fece solo a fine aprile. Nemmeno un mese prima del giorno della corsa.

Il 25 maggio del 1913 da Gand partì la prima edizione del Giro delle Fiandre. Dei trentasette corridori che si schierarono al via solo 16 arrivarono a Mariakerke dodici ore e 324 chilometri dopo.

La corsa attraversò tutte le province di lingua olandese delle Fiandre orientali e occidentali e toccò tutte le città principali perché, come scrisse Van Wijnendaele, “tutte le città fiamminghe dovevano contribuire all’emancipazione del popolo fiammingo”.

Il primo a superare il traguardo fu Pol Deman, fiammingo di Rekkem, paese al confine con la Francia. Raccontò di essere “estremamente felice e orgoglioso di aver vinto una corsa così veloce”. Veloce, non dura. Veloce. Perché “il velocipede è il futuro, è velocità allo stato puro. Velocità e resistenza”, scrisse Léon van den Haute.

Non c’era una salita nel primo Giro delle Fiandre (altro che la Ronde moderna). Quelle arrivarono dopo, anni dopo. Ma questa è un’altra storia.