Il Pune Grand Tour fa scoprire l’India al ciclismo

Il Pune Grand Tour fa scoprire l’India al ciclismo

17/01/2026 0 Di Giovanni Battistuzzi

Pune è una città con 2 milioni e mezzo di abitanti, che si trova in India, nello stato del Maharashtra, su di un enorme altopiano, quello del Deccan, dove fa sempre caldo, molto spesso troppo caldo, piove spesso, ma è meno umido di altrove. In India è notoria perché in città c’è uno dei poli universitari migliori del paese; perché è dalla zona di Pune che vengono costruite gran parte delle automobili indiane; perché c’è uno dei migliori ospedali dell’India, il Sassoon Hospital; perché c’è il palazzo dell’Aga Khan una delle più belle opere architettoniche dell’Ottocento indiano, celebre soprattutto per essere stato il luogo di detenzione durante la Seconda guerra mondiale di Mahatma Gandhi.

Da una ventina d’anni Pune è anche altro nell’immaginario degli indiani. È uno dei posti migliori dove pedalare. Perché, verso la metà degli anni Novanta, quello che era soltanto un mezzo di spostamento buono per le zone agricole, la bicicletta, ha iniziato a essere qualcosa capace di attirare l’interesse di un numero sempre maggiore di indiani.

Sino ad allora infatti il ciclismo in India era considerato uno sport da occidentali, qualcosa legato al dominio britannico.

L’avvento del ciclismo in India

Le prime corse in bicicletta risalgono ai primi anni Venti del Novecento, ma erano aperte solo ai bianchi. A Mumbai per tutti gli anni Trenta si correvano riunioni su pista tutti i fine settimana dell’anno e molte sessioni anche infrasettimanali. Il Mumbai Grand Prix era uno degli eventi sportivi più importanti dell’India e al Konkan Stadium, il vecchio impianto della città – nel 1937 venne costruito il Brabourne Stadium, ancora oggi uno degli stadi più importanti dell’India -, le cronache narravano la presenza anche di sessantamila spettatori per i tre giri di pista che concludevano l’evento.

Ottenuta l’indipendenza, le corse in bicicletta sparirono. D’altra parte la popolazione indiana preferiva altro a quello sport per occidentali. Con qualche eccezione. A Pune, a Nuova Delhi e a Chennai hanno continuato a esserci sacche di resistenza ciclistiche. Ma poca roba.

La riscoperta del ciclismo in India

Poi, sul finire degli anni Novanta, soprattutto nel nord dell’India sono apparse le prime mountain bike. E le prime mountain bike hanno fatto la rivoluzione. Quello che sembrava impossibile è accaduto. Un numero sempre crescente di indiani si è appassionato alla bicicletta. E questa crescita continua ha convinto il governo centrale a investire sul ciclismo.

Tra i pionieri della mountain bike in India c’era Onkar Singh. E Onkar Singh nel 2010 riuscì a farsi eleggere presidente della Federazione ciclistica indiana. Due mesi dopo partì per un viaggio di sette settimane in Svizzera, durante il quale passò oltre un mese nelle sedi dell’Uci e della Federazione ciclistica svizzera ad ascoltare e a osservare il lavoro dei dirigenti e dei tecnici elvetici. Dopo essere ritornato in India, in pochi mesi riorganizzò la federazione, riuscì a ottenere un finanziamento decennale dal governo centrale e iniziò a investire in infrastrutture, velodromi e tecnici. Il suo obbiettivo era semplice e allo stesso tempo impossibile: rendere l’India un paese capace di imporsi nel ciclismo.

Lo presero per matto.

Il 17 agosto del 2018 capirono che non lo era. Quel giorno, al velodromo di Aigle, in Svizzera, Esow Esow conquistò la medaglia d’argento nel keirin (qui trovate la guida a tutte le discipline del ciclismo su pista) ai Campionati del mondo di ciclismo su pista juniors.

Il 15 agosto del 2019 compresero invece che quanto accaduto un anno prima non era un caso. Quel giorno, al velodromo Oderlandhalle di Francoforte sull’Oder, Germania, Rojit Singh YanglemEsow EsowRonaldo Singh Laitonjam conquistarono l’oro nella Velocità a squadre, il primo oro mondiale dell’India nel ciclismo, non solo nel ciclismo giovanile.

Il Pune Grand Tour 2026

Solo una cosa non riuscì a fare Onkar Singh: portare il ciclismo professionistico in India. A riuscirci c’è stato il suo successore, Pankaj Singh. Il 19 gennaio, da Pune, inizierà il Pune Grand Tour, la prima corsa a tappe del calendario mondiale dell’Uci che si svolgerà in territorio indiano e che si concluderà il 23 gennaio, a Pimpri-Chinchwad dopo un prologo e quattro tappe.

In India è un evento di portata nazionale, tanto che a fare da ambasciatore è stato chiamato Mahendra Singh Dhoni, il capitano della Nazionale di cricket che vinse il Mondiale del 2011, una leggenda dello sport indiano, una specie di Michael Jordan del cricket, per fare un’esempio. Mahendra Singh Dhoni è un ciclista amatoriale, appassionatissimo cicloturista.

A correrlo ci sarà tutto il meglio del ciclismo asiatico e una squadra del ProTeam, la Burgos Burpellet BH, a caccia di punti buoni per il ranking Uci.

In totale i 171 corridori che prenderanno il via dovranno percorrere 437 chilometri.

Le tappe del Pune Grand Tour 2026

  • Prologo, 19 gennaio: Pune-Pune (8 km, dislivello 52 metri).
  • Prima tappa, 20 gennaio: Mulsi-Maval Miles (91.8 km, dislivello 956 metri)
  • Seconda tappa, 21 gennaio: Maratha Heritage Circuit (109.15 km, dislivello 1466 metri)
  • Terza tappa, 22 gennaio: Western Ghats Gateway (137.07 km, dislivello 820 metri)
  • Quarta tappa, 23 gennaio: Pune Pride Loop (99.15 km, dislivello 560 metri)