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Quando il ciclismo scoprì il Nuovo Mondo. Il Mondiale del 1974 a Montreal

mondiale ciclismo Montreal

All’epoca, era il 1974, Montréal era un posto esotico, un altrove inesplorato dal ciclismo. Il Canada era un mai visto, il ciclismo era sport quasi esclusivamente europeo e al di fuori del territorio europeo di corse ce ne erano ben poche, nessuna capace di attirare l’interesse dei corridori più forti.

L’Uci però decise di esplorare la novità. E Montréal accolse i ciclisti con la curiosità e l’entusiasmo di chi non sa cosa sta accadendo ma se la gusta alla grande.

La Montreal Gazette, lo storico quotidiano della città, tra maggio e luglio del 1974 fece un sondaggio tra i suoi lettori: riportò che solo il 19 per cento dei lettori sapeva chi era Eddy Merckx. Ed Eddy Merckx allora era il dio del pedale, il corridore più conosciuto del panorama ciclistico. Andò meglio a Roger de Vlaeminck: lo conoscevano il 41 per cento dei lettori, ma solo perché assomigliava a un divo della tv di allora.

Nonostante questo la festa fu enorme. Ancora, a oltre cinquant’anni di distanza, si sprecano le leggende: tre notti insonni di feste galattiche per le strade e nei campi fuori la città. Tutti eventi a cui i corridori non parteciparono. Gerrie Knetemann, campione olandese che non disdegnava il divertimento pur essendo uno straordinario professionista, disse: “Fu un peccato non partecipare alle feste di contorno al Mondiale quell’anno. Per anni ho sentito raccontare storie fantastiche”.

Ciò che accadde lontano dal circuito della gara non è testimoniato, se non da racconti – a volte iperbolici. Quanto accadde nel circuito di gara invece sì. Per Pierre Chany, quello fu “il campionato più straordinario degli ultimi tredici anni, di una durezza insopportabile”. Quella gara la terminarono in 18. Erano partiti in settanta. All’epoca Chany non poteva sapere quello che sarebbe successo sei anni dopo a Sallanches, Francia.

La corsa però fu davvero emozionante. Soprattutto perché, come scrisse Pierre Chany, “la squadra belga ha corso contro Merckx, non per lui!”. Eddy Merckx però era ancora Eddy Merckx, il più forte, il più vincente, il corridore che bastava a se stesso. Le crisi arrivarono l’anno dopo e furono devastanti.

In Canada, Eddy Merckx ci arrivò con addosso ancora la rabbia per quanto era accaduto al Mondiale di Barcellona un anno prima, quando sul Montjuïc a scattare alle sue spalle fu il suo connazionale Freddy Maertens, che si era convinto di essere più in forma e più forte del Cannibale. Quello scatto favorì il rientro di Felice Gimondi, che poi superò per primo lo striscione d’arrivo.

Eddy Merckx non sapeva perdere e portava rancore quando credeva di aver subito un torto. E quello di Barcellona era un torto.

Eddy Merckx disse che non poteva non vincere, che avrebbe fatto di tutto per vincere. Vinse. E questo nonostante la Nazionale belga si fosse schierata con Maertens e a lui rimanesse soltanto il sempre fedele Herman van Springel, e la tattica di corsa spregiudicata, ma intelligente, della Nazionale francese, che aveva attaccato sin dai primi chilometri e aveva piazzato nella fuga giusta Francis Campaner. Al tredicesimo giro scatta Bernard Thévenet, che in una mezza dozzina di chilometri raggiunge gli avanguardisti, sfrutta il lavoro di Campaner prima di trasformarsi in avanguardista solitario.

Bernard Thévenet rimane solo, dietro l’Italia tira senza convinzione, Freddy Maertens non è in giornata e si ritira, il Belgio non lavora per il Cannibale che rimane solo con Herman van Springel, che si danna per cercare di recuperare. La Nazionale francese, in superiorità numerica controlla. A due giri dall’arrivo Bernard Thévenet ha ancora due minuti di vantaggio. E pedala ancora benissimo. Sembra irraggiungibile. Prima di andare in crisi a una decina di chilometri dall’arrivo.

Herman van Springel guarda Eddy Merckx e gli fa segno di essere finito. Il Cannibale si guarda attorno, i francesi sono tanti e tanto forti, Francesco Moser e Giacinto Santambrogio non sembrano nella giornata migliore. Decide di forzare la mano, dimostrare di essere il più forte. Ogni volta che la strada sale, lui scatta. C’è però Jean-Pierre Danguillaume a fare un lavorone per i compagni.

Jean-Pierre Danguillaume però qualche chilometro dopo fora, Eddy Merckx riscatta, molla tutti lì. Tutti a eccezione di Raymond Poulidor. E di Mariano Martinez , che rientra. Uno contro due. Sembra sfida impari. Eddy Merckx non ci bada. Accelera altre tre volte, alla terza si libera di Mariano Martinez. Rimane Raymond Poulidor, che è un gran corridore ma che in una volata a due rischia di finire terzo. Eddy Merckx lo batte con grande facilità, vince il suo terzo Mondiale.

Prima di lui c’erano riusciti solo Alfredo Binda e Rik van Steenbergen. Dopo di lui solo Óscar Freire e Peter Sagan, l’unico capace di vincerli consecutivamente.

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