Quando la Francia scoprì Ottavio Bottecchia. Il Tour 1924

Quando la Francia scoprì Ottavio Bottecchia. Il Tour 1924

21/06/2024 1 Di Giovanni Battistuzzi

Quando a metà di giugno del 1923 scese dal treno alla Gare de Lyon a Parigi non lo conosceva nessuno. A dire il vero non è che lo conoscessero neppure al di là delle Alpi, in Italia, la sua Italia.

Poche settimane prima, mentre correva il Giro d’Italia sul giornale c’era entrato, a lungo, solo per cognome: Bottecchia. Sulla Gazzetta dello sport del 30 maggio del 1923 addirittura come “tal Bottecchia”, dopo aver chiuso settimo posto la quarta tappa del Giro, la Firenze – Roma, 289 chilometri, a solo 58 secondi dal vincitore di giornata, e di quell’edizione, Costante Girardengo.

E solo il 3 giugno del 1923, dopo la sesta tappa, il tappone appeninico venne citato tra due e non tra i più dal Corriere della sera: “Meritevole dei migliori elogi è stato, in questa tappa, il piccolo e giovane Trentarossi che ha tenuto per chilometri e chilometri il comando del plotone, sia in partenza, che sulle salite. Egli è stato, con Bottecchia, ed Aymo, uno degli efficaci collaboratori di Brunero nella lotta contro Girardengo, quando questi rimase staccato; ha coadiuvato Girardengo quando, non potendo più resistere all’indiavolata fuga del ciriacese, è stato da lui raggiunto. Con lui si è accompagnato, fino a piombare su Aymo e Brunero nelle vicinanze di Popoli“. Non parlavano nemmeno di lui, ma tant’è.

Ottavio Bottecchia terminò al quinto posto quel Giro d’Italia, primo tra gli Isolati, i derelitti del ciclismo di allora, quelli senza squadra, senza assistenza, quelli che dovevano arrangiangiarsi. Anche a trovarsi un posto dove dormire e qualcosa da mangiare alla fine di ogni tappa.

Al termine dell’ultima tappa del Giro d’Italia il Corriere della Sera sintetizzò così la sua corsa: “Bottecchia, il primo della categoria isolati, e primo anche degli juniores, è stato uno dei più battaglieri; nelle ultime tappe egli è stato persino migliore, per intraprendenza e valore, degli stessi leaders“.

Troppo poco per farsi ricordare in Italia, figurarsi in Francia.

Quella mattina della metà di giugno del 1923, quando scese dal treno alla Gare de Lyon, c’era un uomo ad aspettarlo: monsiuer Pierre Pierrard, direttore sportivo dell’Automoto. L’aveva chiamato lui in Francia. E l’aveva chiamato perché gli serviva un corridore che costasse poco e avesse gamba per completare la squadre per il Tour de France che sarebbe partito da Parigi.

Soprattutto doveva essere italiano. Il capo dell’Automoto era stato chiaro: “Deve essere italiano! Mi raccomando”. L’Automoto, azienda francese di ciclomotori e biciclette, aveva appena aperto una succursale a Torino e dove farsi pubblicità.

Monsiuer Pierrard cercò di ingaggiare tutti i migliori. Non offriva abbastanza però e quindi rifiutarono tutti. Tutti tranne lui, Ottavio Bottecchia.

A monsiuer Pierrard glielo aveva segnalato un amico che abitava da un po’ in Italia. “È forte, fortissimo”, gli aveva detto. E lui si era fidato.

Quando si trovò davanti quel tipo secco come una carcassa d’albero bruciato, “dagli occhi arrossati, dagli abiti logori, dal viso intagliato dalla fatica dal quale spunta il naso, dai baffetti striminziti”, dubitò dell’amico. Ormai era troppo tardi però per ricacciarlo indietro. Lo portò da Monsieur Montet, sperando di non essere licenziato.

Monsieur Montet con scetticismo. Non disse niente. Un uomo così sciatto e dimesso non può convincere. Poi mise una mano sulla spalla a monsieur Pierrard e gli sussurrò: “Spera che funzioni. Altrimenti è l’ultima volta che ti siedi in ammiraglia”.

Ottavio Bottecchia terminò il Tour de France del 1923 al secondo posto vincendo una tappa, la seconda, la Le Havre – Cherbourg, 371 chilometri. E per sei giorni vestì la maglia gialla.

Dieci anni dopo monsieur Pierrard dirà: “Dopo la fine del Tour de France 1923 monsieur Montet mi disse che Ottavio Bottecchia è stata la nostra miglior scoperta, il vanto di un’intera carriera”.

E ancora non aveva visto nulla.

Perché quel Tour de France fu solo l’incipit del grande racconto di Ottavio Bottecchia al Tour de France.

E questo è solo l’incipit del grande racconto, cent’anni dopo – e con le parole di allora –, del Tour de France 1924, quello che Ottavio Bottecchia vinse conquistando la maglia gialla il primo giorno e conservandola sino a Parigi.

Il Tour de France di Ottavio Bottecchia cent’anni dopo

Giorno dopo giorno, tappa dopo tappa, troverete qui sotto tutte le puntate.