Remco Evenepoel cerca il suo posto al Tour de France 2025
02/07/2025Un anno fa Remco Evenepoel terminò il Tour de France in terza posizione. Da Lilla partirà con lo scopo di dimostrare di essere ancora più vicino a Pogacar e Vingegaard
A quei due Remco Evenepoel ci pensa, non potrebbe essere altrimenti. Sa che dovrà rincorrerli, sa che proveranno a renderli la vita ciclistica impossibile. D’altra parte sono fatti così quei due, Tadej Pogacar e Jonas Vingegaard. Sono abituati a pensare in coppia quei due, un po’ per abitudine – è da quattro anni che si trovano affiancati sul podio di Parigi (e di Nizza come un anno fa, lì dove Tadej Pogacar riunì il giallo e il rosa 26 anni dopo Marco Pantani), che si alternano sul gradino più alto – soprattutto per impossibilità di fare altro, vanno più forte di tutti. Ci sono loro e loro e basta nelle loro teste.
Eppure, da un anno, Remco Evenepoel si è ricavato un piccolo spazio nei loro pensieri. E si è ricavato un piccolo spazio nei loro pensieri perché è corridore che parla la loro lingua ciclistica. È l’unico che li ha fatti dannare, è successo tra gli sterrati attorno a Troyes. È l’unico che ha retto per un bel po’ il loro passo, è successo al Col de la Couillole, sulle Alpi.
E prima verso Pla d’Adet, tra i Pirenei. Anche se quel giorno, Tadej Pogacar era già rimasto solo per manifesta superiorità.
Remco Evenepoel ci pensa a quei due, non può farne a meno. È ambizioso il corridore belga. Soprattutto sa che la distanza da quei due l’ha accorciata, è convinto di potergli stare più vicino, forse non ancora accanto, ma più vicino sicuramente. Poi sarà il tempo a colmare l’ultimo miglio. L’età è dalla sua.
Ci pensa ma non è ossessionato, Remco Evenepoel. Sa che ha un alibi dovesse andare male. Più che l’alibi però gli interessa più la spiegazione se non dovesse riuscire a stare più vicino a quei due. Non è corridore che sbandiera alibi, che si nasconde, il belga.
“Ho avuto un brutto inverno ed è davvero fastidioso. Dobbiamo affrontare le cose giorno per giorno”, ha detto nel corso della conferenza stampa pre Grande Boucle.
La caduta lo ha segnato nel fisico. Poi, soprattutto nella testa. Non è mai facile accettare la scalogna quando ti butta a terra proprio quando sei sicuro di essere pronto a competere con i migliori uomini da tre settimane in circolazione. Soprattutto quando questa prende la forma di uno sportello aperto per incuranza e distrazione da uno dei tanti automobilisti che nemmeno considerano l’esistenza dei ciclisti per strada.
Durante il Tour de France del 2024, Remco Evenepoel aveva capito i suoi limiti, aveva pedalato a lungo da solo, ma non fuggendo da tutti, inseguendo quei due. Soprattutto si era confrontato con grandi speranze e piccoli insuccessi e aveva accettato tutto questo. Era insomma entrato nell’età adulta del ciclismo, del suo ciclismo.
Sperava di poter fare il passo successivo, o quanto meno che fosse più semplice farlo.
Ha ricordato il suo inverno non tanto per crearsi un alibi, quanto per ricordare, soprattutto a se stesso, che sta bene, ma potrebbe stare meglio, che il lavoro fatto è stato buono, ma se non improvvisato quanto meno accelerato.
Remco Evenepoel sa che sarà un avvio duro, caotico, a volte vorticoso. Ma che “dobbiamo cercare di superare i primi dieci giorni senza problemi, sotto tutti gli aspetti. Il vero Tour inizia nella seconda settimana. Dobbiamo essere pazienti e rimanere uniti nei primi dieci giorni per non trovarci nei guai”.
Per approfondire: la guida, tappa per tappa, al Tour de France 2025
Remco Evenepoel a questo Tour de France c’è venuto perché sa di poter rimanere vicino a quei due, anche se forse non attaccato. Perché sa che un posto sul podio, un altro posto sul podio, è alla sua portata.

Non sogna più, Remco Evenpoel. Ha capito di essere entrato in una dimensione dove non sono i sogni a spingerlo, ma una lucida convinzione di essere vicino all’eccellenza. E vuole dimostrare che tutto questo è realtà e non si solo persuaso di questo.

