Cinque interrogativi per la stagione ciclistica 2024

Cinque interrogativi per la stagione ciclistica 2024

22/01/2024 0 Di Giovanni Battistuzzi

La stagione ciclistica 2024 è iniziata dall’Australia con il Tour Down Under e dal Venezuela con la Vuelta al Táchira en Bicicleta. Qualche indicazione c’è già stata, qualcun altra arriverà a breve dalle prime corse europee (per ora in Spagna, poi anche altrove a partire dalla Francia – qui il calendario completo).

C’è soprattutto già qualche interrogativo interessante, qualche sfida che potrà essere centrale – sia se vinta, sia se persa – che ci interesserà per tutto il 2024. Ne abbiamo selezionate cinque.

Gli interrogativi per la stagione ciclistica 2024 – La nuova “vita” di Primoz Roglic può non essere così tranquilla 

La Bora – hansgrohe ha voluto Primoz Roglic e Primoz Roglic ha voluto la Bora – hansgrohe. Dopo otto anni di ininterrotta vita nella Jumbo-Visma (un tempo LottoNL-Jumbo) ora Team Visma | Lease a bike, l’uomo che trasportò la Jumbo-Visma verso le alte posizioni in classifica dei grandi giri (c’era mai riuscita la fu LottoNL e prima ancora Rabobank, a eccezione della parentesi, per altro breve, di Denis Menchov tra il 2007 e il 2011) si trasferisce in Germania con le stesse speranze e gli stessi obbiettivi. Che poi speranze e obbiettivi si possono riassumere in una cosa sola: essere il migliore. Un addio che si è reso necessario dopo l’ultima Vuelta e una gestione, ad avviso di Roglic, non ottimale: gli era stato promesso che sarebbe stato il leader, cosa che era stata promessa pure a Jonas Vingegaard. Alla fine vinse Sepp Kuss. 

Primoz Roglic punterà sul Tour de France. E lo farà in una squadra competitiva – rinforzata anche dall’arrivo di Daniel Felipe Martínez –, ben strutturata, alla quale però mancava un leader capace di puntare al podio. E un finalizzatore di quelle che mattate di squadra capaci di spaccare la corsa (la tappa di Torino al Giro d’Italia 2022 ne è stato l’esempio perfetto). Lo sloveno lo è, pur non essendo quel corridore che ha la volontà di gettarsi in azioni a lunga gittata, non è il tipo. Tutto bene quindi? È l’uomo giusto nella squadra giusta? Sì, ma anche no. 

Non ci sono dubbi sulle capacità e sul talento del corridore sloveno. E non ci sono dubbi sulle sue abilità di lavorare al meglio per arrivare pronto agli obbiettivi che si pone. La Bora-hansgrohe ha però sempre cercato di lavorare d’équipe, mentre Roglic è uomo e corridore che preferisce autogestirsi. È anche corridore che in gruppo ha qualche limite, ha bisogno spesso di un guida che lo porti lontano dai possibili pericoli. E in questo il team tedesco è molto meno fornito rispetto al Team Visma | Lease a bike. Soprattutto dopo aver perso un corridore capace di muoversi a meraviglia in gruppo come Nils Politt. 

I nuovi valori in campo tra le grandi squadre 

Nelle ultime due stagioni la Jumbo-Visma ora Team Visma | Lease a bike è stata la squadra più forte e gli sforzi della UAE Team Emirates di colmare, almeno in parte, la distanza non sono andati del tutto a segno (Adam Yates escluso). Sarà così anche nel 2024? Qualche incertezza c’è. Un po’ perché non ci saranno in maglia giallonera Primoz Roglic e Nathan van Hooydonck, due corridori – nei loro rispettivi ruoli – difficilmente sostituibili (si è ritirato pure Rohan Dennis, uno che quando non litigava con se stesso era in grado di fare la differenza), un po’ perché in questo ciclomercato la UAE sembra aver lavorato parecchio bene. 

Al Team Visma | Lease a bike sono arrivati Matteo Jorgenson e Ben Tullett, giovani dal buon futuro ma da vedere a servizio di un capitano. È stato promosso Johannes Staune-Mittet, ventunenne norvegese che promette un gran bene ma che ha bisogno di tempo. È poi arrivato Cian Uijtdebroeks (ma forse si andrà per avvocati con la Bora). E questo è un gran colpo, ma per la classifica al Giro d’Italia, non certo per dare una mano a Jesper Vingegaard. Se Sepp Kuss è corridore capace di generosità gregarie, il giovane talento belga è uno che sa che un giorno potrà lottare per la maglia gialla e vorrebbe iniziare il prima possibile. Il talento ce l’ha e parecchio abbondante. 

Alla corte di Tadej Pogacar è arrivato invece una garanzia di rendimento in salita come Pavel Sivakov (sempre che riesca a restare in piedi per tre settimane e non è detto), un uomo da grandi tirate e inseguimenti come Nils Pollitt (buonissimo anche come spalla al Nord per lo sloveno) e tre scommesse che possono facilmente essere vinte: Igor Arrieta, Isaac Del Toro – messicano e vincitore dell’ultimo Tour de l’Avenir che ha già fatto vedere ottime cose in Australia – e il portoghese Antonio Morgado. E poi c’è Filippo Baroncini che dovrà trovare il modo di far intravedere quel talento che ha tenuto celato alla Lidl-Trek. 

Cambieranno le gerarchie delle squadre? Non è detto, ma l’UAE sarà molto probabilmente molto più vicina al Team Visma. E potrebbe avere al via del Tour un Tadej Pogacar con un Giro d’Italia sulle gambe e la volontà, se tutto va come spera che possa andare, di provare a entrare ancor più nella storia del ciclismo. 

La nuova dimensione della Ineos Grenadiers 

L’Ineos Grenadiers, la fu Sky che anticipò i tempi del ciclismo moderno, ora non insegue, ma attende. Attende il giorno nel quale Remco Evenepoel verrà a pari con la gratitudine e la riconoscenza nei confronti di Patrick Lefevere. Non accadrà nella prossima stagione, potrebbe accadere nel 2025, un anno prima della naturale scadenza del contratto con la Soudal-Quick Step (e chissà forse portare pure la Quick Step in Inghilterra). Attende e ricostruisce. Passati gli anni delle vittorie a ripetizione, l’Ineos Grenadiers non ha disinvestito, sta ristrutturando l’organigramma tecnico. Con una convinzione che chissà se è anche una consapevolezza: gli uomini per una buona stagione ce li ha già in casa. Anche se ai più tutto ciò sembra più un’illusione che una realtà. 

I britannici hanno salutato parecchi (non sempre del tutto) protagonisti di questi ultimi anni. Se ne sono andati Daniel Felipe Martinez, Tao Geoghegan Hart, Pavel Sivakov, Ben Tulett, Luke Plapp. Sono arrivati Tobias Foss, Óscar Rodríguez e Andrew August. Il primo è uno che sa andare forte, il secondo uno che sa stare in gruppo e soprattutto fuggire dal gruppo, il terzo è uno che potenzialmente può dare grandi soddisfazioni agli americani: ha diciottanni e numeri, dicono, strepitosi. 

Il resto è la solita Ineos Grenadiers che non sarà però la solita Ineos Grenadiers. La guida del team è nelle mani di Steve Cummings che fu corridore d’evasione e questo spirito lo vorrebbe rivedere il prossimo anno. E così basta cercare di controllare, la prima regola sarà tentare l’affondo. E poco importa dell’esito in classifica generale. D’altra parte per trarre giovamento da un talento come Tom Pidcock si doveva passare dalle regole ferree a una libertà pressoché assoluta. Non sarà così, ma l’idea è quella di avvicinarsi un po’ di più. Thymen Arensman potrebbe essere decisivo in questo. L’olandese ha fatto esperienza, ha iniziato a capire come gestire la sua tendenza all’esplorazione e potrebbe essere l’arma migliore per scompaginare la corsa, sia in funzione di Carlos Rodríguez (quinto al Tour de France a 22 anni) sia per farsi gli affaracci propri. E attenzione a Joshua Tarling. Alla Ineos sono certi che ha il talento per non essere solo uno dei migliori specialisti contro il tempo e nell’inseguimento su pista. Lo dicevano anche per Bradley Wiggins. 

Può tornare il Wolfpack al Nord? Intanto è arrivato Gianni Moscon 

Fino a qualche anno fa eravamo abituati ad avere una semi-certezza. Nelle classiche del Nord, quelle vere quelle sulle pietre, chiunque ambisse a vincere doveva fare i conti con il Wolfpack, quel manipolo di corridori duri e tosti come il pavé diretti da Patrick Lefevere. È da qualche stagione che non è più così. I piani della ora Soudal-Quick step sono cambiati, la presenza in organico di Remco Evenepoel ha trasformato le ambizioni del team e il reparto pietre si è indebolito. 

Qualcosa però sembra poter cambiare nel 2024. Agli ordini di Lefevere sono arrivati Jordi Warlop, non un fenomeno, ma corridore tosto e pericoloso, e Warre Vangheluwe, che ha 22 anni e soprattutto è un gran bel vedere vederlo pedalare sulle pietre. Servirà aspettare. A rafforzare nell’immediato il trio Tim Merlier, Kasper Asgreen e Yves Lampaert, corridori di esperienza e classe (anche se un po’ arrugginita almeno per gli ultimi due) ci sarà Gianni Moscon. È una scommessa l’italiano. Nelle ultime due stagioni ha corso male e si è gestito peggio. Ha però forza e talento, anche se forse gli manca la volontà. Ed è in questo che proverà a intervenire Patrick Lefevere. Non sarebbe male rivedere un Wolfpack competitivo al Nord. Va detto che però per battere Wout van Aert e Mathieu van der Poel (Tadej Pogacar non parteciperà quest’anno alla festa delle pietre) ci vorrà parecchia fantasia e un po’ di concatenazioni di eventi fortunate. 

Gli interrogativi per la stagione ciclistica 2024 – Espatrianti e rimpatriati, che fanno gli azzurri?

Vincenzo Albanese e Lorenzo Fortunato, dopo anni di buoni risultati alla Eolo-Kometa hanno trovato un posto nel World Tour rispettivamente alla Arkéa e all’Astana. Per loro cambia poco o nulla, sono due attaccanti e sono finiti in due formazioni che corrono all’attacco, ma con una struttura e la tranquillità di partecipare alle corse più importanti che non ha avuto la formazione di Basso e Contador. E questo potrebbe essere per loro un cambiamento importante. 

Soprattutto per Vincenzo Albanese. Il campano nelle ultime stagioni è stato uno dei più costanti e completi corridori italiani. Ha dimostrato di andare forte ovunque, anche su percorsi che non sembravano adattissimi a un passista veloce come lui. Poteva far meglio, ma si è sempre trovato a correre con pochissimi aiuti e soprattutto vittima di quella “sindrome” dell’imbucato. L’aver raggiunto il World Tour potrebbe togliergli il “peso” di chi ha soprattutto bisogno del piazzamento sia per sé che per la squadra, liberando così la sua bravura a mettersi sempre nella condizione giusta per fare bene. Albanese le corse le sa leggere benissimo, capisce al volo quando c’è da forzare per inseguire qualcuno. Avere la libertà di poter sbagliare potrebbe permettergli di agguantare quelle vittorie, tante, che gli sono sfuggite per un pelo. Vale anche per Lorenzo Fortunato, anche se il suo problema in questi anni sembra essere stato la ricerca, mai del tutto efficace, di una continuità nelle tre settimane. 

Il viaggio opposto di Albanese e Fortunato l’ha fatto invece Matteo Fabbro. Il friulano ha fatto ottime cose nelle quattro stagioni alla BORA – hangrohe, tutte o quasi però al servizio dei compagni. Si è preso poco, pochissimo, spazio per sé, forse meno anche di quello che gli avrebbero potuto dare. Alla Polti – Kometa otterrà quelle opportunità in più che lo potrebbero lanciare in un’altra dimensione. Non quella del corridore da alta classifica, anche se nelle brevi corse a tappe qualche piazzamento nelle prime dieci posizioni lo potrebbe raccogliere, ma soprattutto come interprete di giornata. È lì che si potrà sbizzarrire ed è lì che, se tutto va per il verso giusto, qualche soddisfazione la troverà. E attaccando potrebbe fare magnificamente da nave scuola a Davide Piganzoli, uno dei giovani più interessanti per i grandi giri, uno che vivendo alla giornata potrebbe trovare i suoi limiti.