La trasformazione di Sam Welsford

La trasformazione di Sam Welsford

16/01/2024 0 Di Giovanni Battistuzzi

Il 16 gennaio 2018 a Lyndoch, Australia, al termine della prima tappa del Tour Down Under, Sam Welsford aveva delle cosce enormi, che messe assieme superavano la larghezza delle spalle, e il volto imberbe, gentile, curioso e un po’ ingenuo di chi sembrava lì per caso. Aveva chiuso al sedicesimo posto e tutto gli sembrava bellissimo. C’aveva mai corso coi professionisti su strada, non era il suo posto, pensava allora. Era altro il suo posto, anche se sempre su di una bicicletta, perché di una cosa era, è, sicuro: al termine delle sue mani e delle sue gambe doveva per forza cominciare una bicicletta.  

Lui era, si sentiva, uno da velodromi, perché su un ovale andava forte, fortissimo, altrove molto meno. Tra gli juniores in pista vinceva tutto, tra gli under 23 tantissimo, a tal punto che a diciannove anni venne inserito nel quartetto dell’Inseguimento a squadre dell’Australia, a venti – era il 2026 – era già campione del mondo e vicecampione olimpico, a ventitré campione del mondo anche dello scratch oltre al secondo titolo nell’Inseguimento a squadre (qui trovate un approfondimento su tutte le discipline del ciclismo su pista). 

Sono passati sei anni esatti da quel 16 gennaio 2018 e all’arrivo della prima tappa della ventiquattresima edizione del Tour Down Under – a Tanunda, una dozzina di chilometri a nord di Lyndoch – si è presentato con le cosce meno enormi e un volto non più imberbe – con un bel paio di baffetti –, meno curioso e molto meno ingenuo di allora. Si è presentato davanti al gruppo, inseguito da Phil Bauhaus, Biniam Girmay e Caleb Ewan, non certo gli ultimi arrivati. E il traguardo lo ha attraversato a braccia alzate. Primo alla prima gara di questo 2024 (ecco il calendario con tutte le altre corse di questo 2024).

L’avrebbe mai detto il ragazzo di allora che l’uomo che sarebbe diventato avrebbe potuto fare tutto questo. 

Sam Welsford il 19 gennaio compie ventotto anni, eppure è poco più che un novellino in gruppo. Il ciclismo su strada l’ha iniziato a fare per davvero da due stagioni e in due stagioni ha iniziato a capire e a far capire, di saperci fare. A tal punto che l’anno scorso ha iniziato a vincere – quattro volte –, a scoprire di trovarsi bene sulle pietre del Nord quasi come sul legno dei velodromi, e a convincere la BORA – hansgrohe che era lui il Sam giusto su cui puntare, dopo la deludente annata di Bennett

Se ne era accorto subito il suo ultimo uomo, Danny van Poppel, uno dei migliori (se non il migliore) pesce pilota in gruppo. Un anno fa aveva spesso tentato di trascinare Sam Bennett alla vittoria, ma “le cose non sono andate molto bene”. Ora ha cambiato Sam e “il nuovo Sam è una potenza. Sapevamo che se fossimo riusciti a lanciarlo bene lui avrebbe continuato a incrementare la velocità. Ha una potenza pazzesca”, ha detto dopo l’arrivo della prima tappa del Tour Down Under il ciclista olandese

È bastato poco per fargli intendere, una settimana e qualche simulazione di sprint, “ma ci vuol poco con uno come Danny, lui sa come si fa e tu devi fare solo una cosa, seguirlo”, ha spiegato felice Sam Welsford. 

Sam Welsford ha voglia di vincere tanto quest’anno alla BORA – hansgrohe perché sa che le occasioni sono da prendere subito, senza pensarci su troppo. Viene dalla pista e certe cose nei velodromi le si capiscono subito. “I velocisti si nutrono di fiducia e questa la ottieni solo se fai buoni risultati”, ha detto. 

Sam Welsford però la pista non l’ha dimenticata. Certo la frequenta meno, ma lo scatto fisso ancora lo usa, sia per allenarsi per le volate, sia perché allo Olimpiadi di Parigi 2024 vorrebbe esserci. Il selezionatore lo aspetta e un posto nel quartetto dell’Inseguimento a squadre potrebbe essere suo. C’è una medaglia di bronzo da difendere, quella ottenuta a Tokyo 2020. 

C’è soprattutto la volontà di fare meglio, anche se tra la Nazionale italiana, quella britannica, quella neozelandese e quella danese sarà difficile.