Samuel Watson ha vinto il prologo del Tour Down Under

Samuel Watson ha vinto il prologo del Tour Down Under

20/01/2026 0 Di Giovanni Battistuzzi

Ad Adelaide, Australia, la linea d’arrivo era posta 3.600 metri dopo la rampa di partenza e c’erano da pedalare undici rettilinei, uno di oltre un chilometro, gli altri ben più brevi, e dodici curve. Samuel Watson ci ha impiegato quattro minuti e sedici secondi ad arrivare al traguardo, ha pedalato alla media oraria di 50.625 chilometri all’ora. Il più veloce dei centoquaranta corridori che hanno preso il via al prologo del Tour Down Under 2026 (la guida al percorso della corsa a tappe australiana la trovate qui). Sul podio ha indossato la maglia di leader della generale, sull’asfalto ha conquistato la prima vittoria in una corsa del calendario World Tour di questa stagione.

Lo ha fatto pedalando contro il tempo ma su di una bicicletta tradizionale, perché così si erano accordate le squadre. Valeva la pena spedire centoquaranta biciclette da cronometro per un prologo di tre chilometri e seicento metri? Non valeva la pena. Se nella corsa australiana una prova a cronometro mancava dal 2023 era anche per questo, questione di costi.

Samuel Watson è un ottimo cronoman, soprattutto sulle brevi distanze: nel 2025 vinse il prologo del Giro di Romandia. Era stato l’undicesimo a partire. Si è visto quasi tutta la corsa dalla postazione del leader provvisorio, ha sorriso a volte, più spesso è stato inquadrato sospirare. In 3.600 metri non si possono fare grandi distacchi e la curva piazzata a poche centinaia di metri dall’arrivo rendeva difficile valutare quanto mancasse davvero al traguardo, una cattiveria organizzativa. Solo alla fine l’inglese della INEOS Grenadiers si è lasciato andare a un’espressione di purissima felicità, quella di chi ce l’ha fatta pur non sapendo come sia davvero riuscito a farcela.

Il cronoprologo del Tour Down Under 2026 lascia un’altra immagine però. Quella dei corridori in body e casco allungato che pedalano su biciclette tali e quali, ruota posteriore a parte, a quelle di tutte le altre corse.

Più volte i corridori hanno esternato preoccupazione per la necessità di allenarsi su biciclette iperaerodinamiche e rigidissime su strade aperte al traffico. Le cronometro non si improvvisano, serve allenarsi per bene per poter essere competitivi. Molti sono stati gli incidenti. Chris Froome c’ha rimesso la carriera, Egan Bernal per poco non ci rimetteva la vita.

Qualche anno fa il keniano d’Inghilterra disse: “Sarebbe più equo disputare le prove a cronometro su bici da strada. Garantirebbe una maggiore parità di condizioni e premierebbe di più l’abilità dei corridori, diminuendo l’impatto di ricerca e sviluppo, dell’aerodinamica e del potenziale economico delle squadre per l’utilizzo della galleria del vento”. Soprattutto, non esporrebbe “i corridori a rischi inutili in allenamento”.

L’idea era sensata, intelligente. Nessuno l’ha presa in considerazione. Eppure correre una cronometro su di una bicicletta tradizione si può. Lo sanno bene Samuel Watson e tutti i 140 corridori che hanno corso oggi ad Adelaide.

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