A qualcuno non va bene che ci sia una salita intitolata a Sara Piffer
13/03/2026Il sindaco di Giovo ha intitolato una salita alla memoria di Sara Piffer e agli “Sportivi vittime della strada”. A un anonimo questo non è piaciuto
Qualcuno, a Giovo, in Val di Cembra, non è contento che sia stata dedicata una salita, situata nella frazione di Palù a Sara Piffer e a tutti gli altri “sportivi vittime della strada”. E non perché non sono vittime della strada ma degli automobilisti.
L’autore della lettera non si è firmato. Ha scritto una lettera, l’ha recapitata al Comune, e in quella lettera ha spiegato che intitolare una salita a Sara Piffer non andava bene. Perché ci sono altre persone scomparse che meritavano una via. E poi chi ha pagato le spese di illuminazione?
È una lettera anonima. Come spesso accade quando si vuole dire qualcosa che non si ha il coraggio di dire con il proprio nome sopra.
Sara Piffer aveva 19 anni quando ha mosso per l’ultima volta i pedali. Il 24 gennaio 2025 stava pedalando in via Cesare Battisti, la strada che collega Mezzocorona a Mezzolombardo, in provincia di Trento. Era assieme al fratello. Un automobilista ha effettuato un sorpasso. L’ha investita. Sara Piffer è morta.
La salita che a lei è stata dedicata, nella frazione di Palù dove era nata, porta al capitello della Madonna Ausiliatrice che Sara stessa aveva contribuito a restaurare nel 2022. Lungo quei 300 metri la famiglia, la parrocchia e la Cassa Rurale hanno allestito una Via Crucis e una Via Lucis. Il 16 marzo l’arcivescovo Tisi salirà a Giovo per percorrerla.
La legge non permette di intitolare una via a una persona scomparsa prima che siano trascorsi dieci anni dalla morte. Allora si è trovata una formula: la salita è dedicata a Sara Piffer e agli “Sportivi vittime della strada”. Una dicitura che dice tutto quello che c’è da sapere su cosa significhi pedalare sulle strade italiane.
Il sindaco Riccardo Dalvit ha deciso di non archiviare la lettera. L’ha letta in consiglio comunale, l’ha resa pubblica. Perché, ha detto al Dolomiti, “era giusto che tutti sapessero. Se questo soggetto, che non ha avuto nemmeno la decenza di firmarsi, fosse venuto da me, in comune, gli avrei fornito tutte le risposte, invece ha preferito fare il ‘leone da tastiera’”. Ha aggiunto che l’intitolazione non è stata casuale. E che le spese le ha sostenute la famiglia Piffer. Le avesse sostenute il comune non ci sarebbe stato nulla di male.
Non c’è molto da aggiungere.
C’è qualcuno che ha trovato il tempo e la voglia di sedersi, prendere carta e penna, e scrivere che una strada intitolata a Sara Piffer è una cosa che lo disturba. Non ha scritto il proprio nome. Forse perché sapeva che quello che stava scrivendo non reggeva alla luce del giorno. Forse perché è più comodo lanciare un sasso e ritirare la mano.
Sara Piffer è morta perché un automobilista ha deciso di sorpassare. La sua famiglia ha rielaborato un dolore enorme costruendo qualcosa, cercando di rendere quelle strade un po’ meno pericolose. Il paese le ha intitolato la salita dove era cresciuta.
Qualcuno però ha scritto una lettera anonima per dire che tutto ciò non andava bene.
Le strade italiane continuano ad essere pericolose. I ciclisti continuano a morire. Forse a questo anonimo va bene così, piace così. Puro stile Vittorio Feltri.

