Scaroni ha vinto la Clásica Camp de Morvedre 2026

Scaroni ha vinto la Clásica Camp de Morvedre 2026

23/01/2026 0 Di Angelo Iannucci

Alla prima corsa europea del calendario 2026 è arrivata la prima vittoria italiana. Ed è arrivata grazie a uno dei corridori più bravi, furbi e sottovalutati del World Tour: Christian Scaroni.

Non è un nome che fa impazzire i social, non ha il pedigree da predestinato, non ha vinto un grande giro da Junior o da Under. Eppure Scaroni, a 28 anni e 99 giorni (il vincitore più “vecchio” nella breve storia della Clásica Camp de Morvedre, riportata in vita un anno fa dopo trentasei anni di dimenticanza, ha preso la stagione 2026 per la collottola e l’ha sbattuta sul tavolo con una corsa da manuale.

Centosessantatre chilometri da Estivella a Estivella, tre passaggi sull’Alt del Garbí – quel dente velenoso con pendenze medie del 9,2 per cento e punte al 16 per cento – e un finale da battaglia campale. Lui c’era, e alla fine ha alzato le braccia davanti ai due compagni d’avanguardia: Diego Pescador e Antonio Tiberi.

La gara è partita tranquilla, come spesso capita nelle prime uscite dell’anno: una fuga di una decina, controllata senza troppi patemi. Poi il Garbí ha cominciato a fare selezione. La Movistar ha provato a comandare con Pescador e Romeo, Quintana ha fatto da tappabuchi prezioso, la Bahrain ha tenuto Tiberi al caldo. L’XDS Astana ha lasciato fare, ma con gli occhi aperti. Scaroni non ha mai mollato le ruote buone, ha pedalato di conserva, ha risparmiato quando serviva e ha tirato fuori la zampata al momento giusto.

A una ventina di chilometri dal traguardo, sull’ultima ascesa decisiva, il bresciano ha messo la freccia. Via con Pescador (il colombiano che sta crescendo a vista d’occhio) e Tiberi (già in forma da subito, altro che rodaggio). Tre uomini, tre stili diversi: Scaroni da cacciatore di classiche, Pescador da scalatore puro con guizzi da velocista, Tiberi da tuttofare di lusso. Hanno collaborato quel tanto che bastava per tenere a bada il plotone (Romeo quarto a 39”, Vendrame quinto, Ulissi sesto a 1’08”). Poi nel finale ognuno ha pensato per sé, come è normale che sia.

Lo sprint a tre è stato una lezione di mestiere. Pescador ha lanciato lungo, forse troppo presto; Tiberi ha provato a chiudere ma è rimasto un po’ corto; Scaroni ha aspettato, ha tenuto la ruota interna e poi ha sparato la bordata decisiva negli ultimi 150 metri. Testa bassa, gomiti larghi, la ruota anteriore (e non solo quella) davanti a tutti. Vittoria. Prima dell’anno, prima in Europa, prima per l’Italia nel 2026. Tempo finale: 3h57’35”.

Non è stata una gara epica da monumento, ma ha avuto tutto: salita dura, tattica, un terzetto che ha resistito, e un vincitore che ha saputo leggere il momento. Scaroni non è uno che urla sui social o fa proclami; è uno che corre e vince quando conta. Sottovalutato? Forse. Ma chi lo segue sa che ha gamba e soprattutto testa. Nel 2025 aveva già fatto vedere cose belle (cinque vittorie, diciannove top 10), ma questa è un’altra storia: è l’apertura di stagione perfetta per Astana, che conferma subito l’ottimo 2025.

Movistar può recriminare un filo: Pescador ha meritato il secondo posto, ha corso da gran corridore, ma forse gli è mancato quel cinismo finale. Tiberi ha confermato di essere pronto per un’annata da protagonista. Quintana ha fatto il gregario di lusso, Romeo ha chiuso quarto dimostrando anche quest’anno che è corridore dalla gamba buonissima. Bel segnale per gli spagnoli.

E Scaroni? Lui sorride sotto i baffi, brinda con la squadra e pensa già alla prossima. Perché le classiche non finiscono a gennaio. Perché chi è furbo sa che la stagione è lunga, e le vittorie come questa valgono doppio: danno morale, punti, fiducia. E soprattutto fanno capire agli altri che il World Tour italiano ha ancora un sacco di frecce al arco, anche quelle che non fanno tanto rumore.

Bravi tutti, ma oggi il più bravo è stato lui. Christian Scaroni, il furbo sottovalutato che ha aperto l’Europa a pedali azzurri.

L’ordine d’arrivo della Clásica Camp de Morvedre 2026

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