Strade Bianche 2024, Tadej Pogacar se ne frega

Strade Bianche 2024, Tadej Pogacar se ne frega

02/03/2024 0 Di Giovanni Battistuzzi

C’è stato un momento, verso le due e mezza del pomeriggio, che il sole ha urlato un sonoro pussa via alle nubi. Le nuvole hanno chiuso i rubinetti dell’acqua e si sono gentilmente spostate. Se lo poteva mica perdere il sole quello che anni luce più in giù, in quel microbo spaziale che è la Terra, stava disegnando, ruote su sterro, Tadej Pogacar alla Strade Bianche 2024

Pensare che gli astri abbiano il minimo interesse per quanto accade su questo pianeta è un po’ idiota e un po’ arrogante, tipo l’oroscopo, ma il caso ha voluto che lo scroscio di pioggia che aveva lavato, un’altra volta, gli sterrati senesi, finisse poco prima dello scatto di Tadej Pogacar a 81 chilometri dall’arrivo e il sole facesse capolino pochi istanti dopo. 

Coincidenze? Ovviamente. In ogni caso, io non credo. 

Se ne frega il sole di noi, e gli astri tutti, e pure Tadej Pogacar se ne frega dei chilometri che la Strade Bianche ha messo su, del doppio passaggio su Colle Pinzuto e Tolfe, che poteva detronizzare il Monte Sante Marie da centro di gravità della corsa. La Strade Bianche l’aveva vinta la prima volta, era il 2022, salutando tutti sul Monte Sante Marie. E gli era parsa una buona idea, soprattutto una gran faticata, ma soddisfacente. Ha voluto riproporre il menu, ribadire che è lì dove la Strade Bianche dà il suo meglio e che, cinquanta o ottanta chilometri al traguardo poco importa: quello è il luogo del delitto.

Tadej Pogacar alla Strade Bianche 2024 (foto Strade Bianche, via X – la foto in copertina è invece tratta dal profilo X della UAE Team Emirates)

In poco più di sette chilometri di sterrato, Tadej Pogacar ha messo in saccoccia poco meno di due minuti. I seguenti settanta chilometri e spicci lo sloveno li ha pedalati in assoluta solitudine, passando per asfalti desolati e sterrati tripudianti, colmi di genti che nemmeno certi passi alpini d’estate al Tour de France. Ha pedalato godendosi il momento, pieno della tranquillità di chi è davanti, che sa che deve badare solo alle proprie energie e non anche ai doppi o tripli giochi di corridori che ti vorrebbero mettere la ruota davanti. 

Tadej Pogacar se ne frega del clima, della distanza, della fatica, degli avversari. Detta le condizioni, accoglie tutti quelli che ci vogliono stare con un sorriso, poi inizia a giocare. Se non c’è nessuno poco male, si diverte da solo, perché quella dell’uomo solo al comando è una solitudine assai morbida e avvolgente. E i sorrisi li dispensa a chi è a bordo strada – e a volte non solo a bordo strada – per festeggiare la meraviglia delle corse in bicicletta. 

Tadej Pogacar se ne frega di tutto. 

E come Tadej Pogacar avrebbe voluto fare Ben Healy. Ci ha provato non si sa quante volte a rimanere solo l’irlandese, ad andare di ostinazione e gambe all’inseguimento dello sloveno, alla maniera insomma che gli piace di più. Non ce l’ha fatta, si è sempre trovato qualcuno a fianco, poi, si è piegato sulla bicicletta ben di più di come si piega di solito, ha pagato tutte energie dissipate in scatti vuoti di vuoto alle spalle. 

Questa Strade Bianche Tadej Pogacar se l’è goduta parecchio. Si è goduto l’ultimo chilometro, la strada, verticale, di Santa Caterina che porta a piazza del Campo, le persone che lo chiamavano per nome, lo incitavano, dimostravano un affetto del tutto incurante di quelle cose che non dovrebbero avere più senso nel ciclismo di questi ultimi anni, ossia le bandiere nazionali. 

E se la sono goduta parecchio pure Toms Skujiņš e Maxim van Gils, secondo e terzo a passare lo striscione d’arrivo, anche se per ragioni diverse. Il primo perché ha fatto vedere di non essere solo un ciclista mattacchione che ama le fughe a tal punto da non resistere alla tentazione di scattare sempre, indipendentemente da tutto. Il secondo perché dopo essere stato a lungo il “van” giusto per dare continuità alle vittorie (e mancate vittorie) dell’altro “van” belga, Wout van Aert, s’è ritrovato con un altro “van” tra le ruote, con due anni in meno, e che i più considerano più giusto di lui: Lennert van Eetvelt. 

L’ordine d’arrivo della Strade Bianche 2024

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