Strade Bianche 2025 | Un altro sorriso di Tadej Pogacar
08/03/2025Tadej Pogačar ha vinto la Strade Bianche 2025 dopo essere caduto in discesa. Secondo è arrivato Tom Pidcock, il primo a scattare sul Monte Sante Marie
Tadej Pogačar è un uomo di parola. Prima del via della Strade Bianche aveva detto che non avrebbe attaccato sullo sterrato di Monte Sante Marie, che l’impresa di un anno fa non poteva essere replicata, o forse non se la sentiva di replicarla.
Tom Pidcock non aveva promesso niente invece. E sullo sterrato di Monte Sante Marie, a ottanta chilometri dal traguardo di Siena, ha attaccato. Se ne è fregato della missione (quasi) impossibile alla quale andava incontro: provare a staccare il corridore più forte sul tratto che preferisce della corsa che preferisce. C’ha provato perché per Tom Pidcock la bicicletta è libertà e non c’è libertà più grande che sfidare il più forte in sella di una bicicletta.
Che non gli si andata del tutto bene, un secondo posto non può essere considerato un “andare male”, è del tutto irrilevante. Ci riproverà Tom Pidcock, non è certo tipo da abbattersi l’inglese. È un testa dura di quelli che servono al ciclismo.
Pure Tadej Pogačar è un testa dura, solo che lui del ciclismo rappresenta la dimensione più vicina alla nostra da pedalatori da decine di chilometri con la pancetta e un ristoro di birrette a fine giro. Non ha il ghigno serio di Pidcock, ha il sorriso di chi in bicicletta ci va perché c’è niente di meglio, perché in fondo ci sentiamo meglio pedalando e faticando che facendo qualsiasi altra cosa.
Ha sorriso anche oggi, Tadej Pogačar, negli ultimi chilometri della Strade Bianche 2025, mentre la strada superava, e di molto, il dieci per cento di pendenza. Ne aveva ben donde. Era davanti, avvolto dal chiasso dei tifosi e dalla libidine della solitudine dell’uomo solo al comando.
Sorrideva felice, felicissimo, nonostante le botte e le escoriazioni. Nonostante il sangue che gli scendeva dal gomito, nonostante una spalla abrasa e rossa come un telo da corrida.
Era caduto Tadej Pogačar, perché ogni tanto cadono anche i campioni, ogni tanto cade pure il più forte, ogni tanto cade pure Tadej Pogačar. Quando succede a prevalere è lo sbigottimento. Soprattutto quando l’errore è da principiante, perché prendere così certe curve è qualcosa da non fare. E te lo dicono ai primi giri di pedale. Una cavolata però la si fa tutti. Molte di più di una a dire il vero, quindi non c’è da fare tanto i saputelli.
Tadej Pogačar è caduto, si è rialzato, a guardato la bicicletta, quasi a chiedergli scusa ed è ripartito.
Tom Pidcock non ha fatto nulla per mettere secondi, minuti, tra lui e il campione del mondo. Certe volte è meglio perdere che provare a vincere e poi sentirsi dire che si è vinto solo per le disgrazie altrui. E l’inglese è orgoglioso, lui le vittorie vuole sentirle sue al cento per cento. Che abbia fatto bene o abbia fatto male è del tutto irrilevante quanto scritto sopra. Lo ha fatto.
Avrebbe voluto aspettare Tadej Pogačar in piazza del Campo a Siena per dirgli questa volta ti ho battuto. Tom Pidcock è stato aspettato da Tadej Pogačar ancora una volta. Il campione del mondo lo ha staccato sul settore di sterrato di Colle Pinzuto, al secondo passaggio dello sterrato di Colle Pinzuto. Una solitudine di nemmeno diciannove chilometri, che sono tanti ma sembrano pochi ormai. Questa generazione di corridori ha allungato il ciclismo, non possiamo fare altro che adeguarci.
Così all’arrivo della Strade Bianche 2025
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