Alla Strade Bianche 2026 Seixas ha allungato la carriera a Pogačar

Alla Strade Bianche 2026 Seixas ha allungato la carriera a Pogačar

08/03/2026 0 Di Giovanni Battistuzzi

Sabato, in piazza del Campo a Siena, Tadej Pogačar sorrideva. Nel volto aveva una gioia sincera, contagiosa, finalmente simile a quella a cui eravamo abituati, parecchio diversa da quella contenuta e spigolosa di un anno fa. Era felice per aver vinto, stravinto, la Strade Bianche 2026, riproponendo la sua versione migliore, quella dell’edizione 2024. Ottanta chilometri all’attacco. Uno in meno rispetto a due anni fa. Due chilometri e mezzo in meno di solitudine. E una parte della nuova gioia di Tadej Pogačar, così simile a quella vecchia, è dovuta proprio a quel chilometro e mezzo in meno senza nessuno attorno. Quel chilometro e mezzo nel quale Paul Seixas gli è rimasto attaccato alla ruota.

Tadej Pogačar ha capito una cosa ieri alla Strade Bianche: finalmente c’è qualcuno che darà un senso alle sue prossime stagioni. Qualcuno per cui vale la pena sacrificare interessi e famiglia, amici e tranquillità. Quel qualcuno è il corridore francese della Decathlon.

Nel 2025 lo sloveno aveva sofferto di mancanza di avversari nelle corse più dure. Aveva iniziato a domandarsi se aveva ancora senso vincere. Solo i non vincenti possono trovare queste domande assurde o addirittura insensate. I campioni invece se lo chiedono, perché il dominio senza rivali pone sempre una domanda a chi lo impone: sono forte io o sono scarsi gli altri? Tadej Pogačar sa benissimo che Jonas Vingegaard, Remco Evenepoel, Primož Roglič, Florian Lipowitz non sono scarsi, anzi sono ottimi corridori, campioni pure loro. Però la domanda se l’è fatta. E una volta che inizia a farti una domanda inizi a fartene altre e il sorriso si restringe e la voglia cala.

Tadej Pogačar aveva bisogno di una scossa. Aveva bisogno di un avversario da tenere a bada, da castigare. Guardandosi indietro sul Monte Sante Marie lo ha visto in faccia, lo ha visto stringere i denti e fare di tutto per non mollare.

Al termine del tratto più duro, il campione sloveno non lo ha più visto. Ha pensato a un abbaglio, uno dei tanti che ha vissuto in questi anni. Ha capito che non lo era al traguardo. Un minuto dopo il suo arrivo trionfante a piazza del Campo, quel ragazzino impertinente si è presentato da solo, riuscendo a togliersi di ruota pure un corridore come Isaac Del Toro, che è fortissimo e non aveva tirato un metro.

In quel momento Tadej Pogačar ha sorriso con ancor più entusiasmo. Di corridori che si erano appesi alla sua ruota in questi anni ne aveva visti un po’. Di questi quelli capaci di non scoppiare e finire a minuti da lui però erano stati in pochissimi. Paul Seixas non solo non era scoppiato, ma era arrivato secondo.

Alla Strade Bianche 2026 Paul Seixas ha iniziato davvero a essere, per Pogačar, la ragione migliore per continuare a pedalare per essere Pogačar, ossia il migliore.

Un’ottima ragione che si sovrappone a quell’altra ottima ragione: Mathieu van der Poel. Se infatti il campione l’olandese è lo scoglio contro cui è andato a sbattere lo sloveno nelle classiche meno dure altimetricamente, Sanremo e Roubaix, il giovane francese potrebbe diventare l’uomo contro cui lottare in salita.

Un anno fa, la felicità massima Tadej Pogacar la dimostrò dopo essere stato battuto, anche a causa di una caduta, alla Parigi-Roubaix da Mathieu van der Poel. Quell’insuccesso, sebbene alla prima partecipazione sulle pietre del nord della Francia, gli ha dato la motivazione a riprovarci, a migliorarsi.