Quello che si perdono i corridori (non solo) alla Strade Bianche

Quello che si perdono i corridori (non solo) alla Strade Bianche

01/03/2024 0 Di Giovanni Battistuzzi

Fu in cima al primo strappo del Monte Sante Marie, lì dove tutt’attorno al colle il panorama si apre e sembra di galleggiare su di un lago di grano e terra, e tutto sembra allo stesso tempo immensamente distante e immensamente vicino – e la Strade Bianche molto spesso inizia a “impazzire” e a trasformarsi in quella meravigliosa rincorsa multipla che è –, che si fermò un uomo di poco più di una trentina d’anni. Bevve un sorso d’acqua dalla borraccia, si tolse gli occhiali e rimase immobile a osservare ciò che gli stava attorno. 

Lo riconobbi solo dopo qualche istante. È spesso difficile riconoscere un volto che si è visto, per quanto più e più volte, se cambia il contesto nel quale si è sempre stati soliti vederlo. Intercettò il mio sguardo e mi fece capire che sì era lui, ma di mantenere il riserbo. Mi disse che non doveva essere lì, ma altrove per una “cagata di shooting”, ma dato il bel tempo aveva accampato una scusa e non era salito a Milano. E così aveva preso la bicicletta, “questa era di mio padre, c’ho messo due mesi a sistemarla”, disse indicandomela, e senza numero né foglio per i timbri, s’era “imbucato all’Eroica, perché era da un po’ che la volevo fare”. 

E lì, in cima al primo strappo del Monte Sante Marie, lì dove tutt’attorno al colle il panorama si apre e sembra di galleggiare su di un lago di grano e terra, e tutto sembra allo stesso tempo immensamente distante e immensamente vicino, raccontò che “mai avevo visto sto spettacolo qui”. E sì, “che di Strade Bianche ne ho fatte diverse, e di qui si passa, ma nonostante non fossi stato mai tra i primissimi, e nemmeno all’arrivo sono mai arrivato tra i primissimi, tutto questo me lo sono sempre perso”. Perché, aggiunse, “in corsa non c’è quasi mai tempo per guardarsi attorno, anche perché è pericoloso guardarsi attorno, è un attimo fare un patatrac e ritrovarsi per terra”. 

Non è il solo corridore che mi ha detto questo in questi anni. 

Lo aveva esternato pure Marco Pantani: “Quando smetterò, vorrei ritornarci (sulle salite che aveva percorso – qui trovate un assaggio, un Giro di Marco Pantani –, ndr) per pedalarle piano, una per una, e vedere così quello che mi sono perso”. Non ebbe il tempo di farlo. 

Forse è anche per questo che negli ultimi anni sempre più corridori hanno deciso di attaccare le borse alla bicicletta e pedalare senza fretta, alla maniera di tanti, strade conosciute e sconosciute. 

E chissà se è proprio questo che ha spinto Michał Kwiatkowski all’Eroica 2023, o altri corridori a sedersi su una gravel e farsi qualche scampagnata tra gli sterrati toscani

Perché l’ammirazione che abbiamo noi per questi corridori capaci di fare cose pazzesche sui pedali è la stessa, capovolta, che hanno loro per noi, ciclisti senza fretta e senza ambizione di arrivare primi, che pedalano per un’unica ragione, quella di godersi il piacere del pedalare.