Strade Bianche, il “mistero” che non c’è sotto la maglia di Pogačar

Strade Bianche, il “mistero” che non c’è sotto la maglia di Pogačar

08/03/2026 0 Di Angelo Iannucci

Alla fine, il grande mistero della Strade Bianche 2026 si è rivelato molto meno fantascientifico di quanto internet avesse immaginato. Quando Tadej Pogačar ha tagliato il traguardo alzando il braccio destro nella a Piazza del Campo di Siena, celebrando la sua quarta vittoria nella classica degli sterrati, l’attenzione dei social si è concentrata non sulla nuova dimostrazione di forza del campione sloveno, ma su un dettaglio: una protuberanza scura a poca distanza dall’ascella del corridore.

Un dettaglio che, come spesso accade, ha generato domande e complottismi: che cosa è quella cosa lì? Non è che Pogačar sta nascondendo qualcosa? Che il ciclismo non sia ancora riuscito a superare gli anni del doping, almeno tra i non grandi appassionati, è evidente da questi piccoli, ma non insignificanti, eventi.

Dopo aver visto quella insignificante protuberanza, hanno iniziato a circolate le ipotesi più disparate. Qualcuno ha parlato di sensori ottici per il battito cardiaco simili a quelli ormai diffusi nel running. Altri hanno immaginato addirittura nuovi sistemi per il monitoraggio continuo dell’acido lattico o della di altri dati biometrici. Non è mancata nemmeno l’ipotesi più “scandalistica”: un sensore di glucosio continuo, tecnologia vietata in gara.

La realtà è molto più semplice.

Il team UAE Team Emirates XRG ha chiarito che si trattava semplicemente di un sensore Whoop, il noto dispositivo utilizzato per monitorare variabilità della frequenza cardiaca, qualità del sonno, livelli di stress e recupero.

Girodiruota ha parlato con uno dei responsabili dell’antidoping che hanno seguito il campione sloveno dall’arrivo al controllo antidoping e hanno confermato che “al braccio, quasi sotto l’ascella, Tadej Pogačar aveva posizionato il sensore Whoop. La posizione non è sospetta, già l’anno scorso è accaduto di vedere corridori indossare sopra il bicipite questi apparecchi per evitare di avere problemi dovute a eventuali cadute”. Da diversi mesi infatti Whoop ha fornito agli atleti un cinturino che invece di legare il dispositivo al polso, permette di posizionarlo sul bicipite.

A stupire dovrebbe essere piuttosto il cambio di posizione del dispositivo. Il corridore sloveno sino all’anno scorso preferiva avere i sensori al polso per non avere ingombri. Forse però il ricordo della caduta di un anno fa alla Strade Bianche gli ha fatto cambiare idea.

Oppure è stata un’idea marketing. E in questo caso ha funzionato alla perfezione. Per qualche ora, il mondo del ciclismo è rimasto incollato allo schermo a chiedersi cosa nascondesse Pogi sotto la maglia. E, come spesso accade, la risposta era molto più semplice del previsto.