L’altro lato della medaglia di Tadej Pogacar al Giro d’Italia

L’altro lato della medaglia di Tadej Pogacar al Giro d’Italia

19/12/2023 0 Di Giovanni Battistuzzi

Sapere che Tadej Pogacar correrà il prossimo Giro d’Italia è una notizia che non può che fare piacere. Soprattutto a chi vive in Italia. Perché se è vero che non c’è nulla di meglio del Tour de France, è altrettanto vero che il Giro passa sotto casa ed è più facile organizzarsi per andarlo a vedere lungo le strade.

Il Giro d’Italia in questi ultimi anni non sempre ha offerto uno spettacolo esaltante. Un po’ per via di scelte non brillantissime nella realizzazione del percorso – piazzare un tappone dietro l’altro negli ultimi sette giorni di corsa ha assopito a lungo la lotta per la maglia rosa (si pensi a quanto sia stato appassionante il Giro del 2018, quello vinto da Chris Froome, l’ultimo a non lasciare tutto il meglio alla fine) –, un po’ per via di un parterre di non primissimo calibro. A pesare sul giudizio però è stato soprattutto il confronto con quello che si vedeva a luglio in Francia. È da tre o quattro edizioni che il Tour de France è esaltante, capace di riservare ogni giorno una sorpresa, una novità, un gesto atletico capace di rapire. Molto spesso uno dei grandi protagonisti di questo divertimento ciclistico era Tadej Pogacar.

La presenza al Giro d’Italia dello sloveno ci fa sperare che anche la corsa rosa possa trasformarsi in un lungo spettacolo alla maniera del Tour. Se lo meriterebbe il Giro, soprattutto il prossimo Giro. Perché il percorso è interessante, pur mantenendo gli stessi problemi che hanno assopito la lotta per la classifica generale negli anni scorsi.

Tadej Pogacar ha già reso noto il suo calendario minimo, ossia le grandi corse alle quali parteciperà. C’è la Strade Bianche, c’è la Tirreno-Adriatica, c’è la Milano-Sanremo, la Liegi-Bastogne-Liegi e poi il Giro d’Italia. Poi Tour de France, Olimpiadi, il doppio appuntamento canadese, i Mondiali a Zurigo e infine il Giro di Lombardia.

Serve fare delle scelte quando si preparano due corse da tre settimane. E le scelte determinato presenze e assenze. Non può essere altrimenti.

E per uno come me che rinuncerebbe a tanto, ma mai ai divani e alle televisioni accese quando le ruote dei corridori sobbalzano sulle pietre del Nord, il fatto che Tadej Pogacar non sarà al via del Giro delle Fiandre mette un po’ di tristezza. Una tristezza che nemmeno saperlo al via del Giro d’Italia rincuora.

Perché in questi ultimi due anni Tadej Pogacar è stato uno degli animatori della Ronde, l’ha resa eccezionale, l’ha esaltata esaltandosi. Se il Giro delle Fiandre 2023 è stata una delle più belle corse di questa stagione, molto del merito è stato proprio dello sloveno che ha attaccato da lontanissimo prima di compiere una rimonta che a un certo punto sembrava se non impossibile certamente molto difficile. È riuscito soprattutto a scombussolare qualsiasi piano di gara, ampliare a dismisura il momento del godimento del tempo degli attacchi. E c’è riuscito al secondo tentativo sul pavé della Ronde.

Saperlo lontano dalle Fiandre il 31 marzo mette un po’ di malinconia.

Certo la Ronde vedrà al via altri grandi, grandissimi protagonisti. Ci farà scoprire nuovi talenti col cuore di pietra, magari ci riproporrà un Wolfpack di nuovo competitivo (più una speranza che una possibile eventualità) si esalterà con un nuovo capitolo della sfida tra Mathieu van der Poel e Wout van Aert. E chissà magari a loro potrà aggiungersi pure Arnaud De Lie, che in questa stagione ha dimostrato di saperci fare, e assai bene, sulle pietre. Gli è mancato il fondo oltre i duecento chilometri, ma a vent’anni può succedere.

Un Fiandre senza Tadej Pogacar però, per chi come me aspetta tutto un anno quel periodo che va da fine febbraio a inizio aprile, il tempo delle pietre, è un Fiandre che lascerà sempre un velo di malinconia. Un velo di malinconia che cadrà nel momento esatto nel quale i corridori affronteranno il primo muro.