Tour de France 2025, la guida alle tappe
30/06/2025Da sabato 5 a domenica 27 luglio si corre il Tour de France 2025. Il percorso, le altimetrie e quello che c’è da sapere sulla Grande Boucle
Certo c’è il mare o la montagna; certo ci sono le giornate lunghe e calde; certo ci sono le vacanze, per alcuni, le scuole chiuse, i rimedi per non patire troppo le caldane. Certo c’è tutto questo a luglio. A luglio però è soprattutto tempo di Tour de France.
Il Tour de France 2025 partirà da Lille sabato 5 luglio e si chiuderà a Parigi domenica 27 luglio. In mezzo ci sono 21 tappe, molte salitelle, diverse salite, due giorni a cronometro e un percorso complicato. Un lungo avvicinamento alle montagne fatto di côte, collinette, collinone e montagnette che potrebbero riservare diverse sorprese e soprattutto molto divertimento.
È un Tour meno innovativo rispetto a quello di un anno fa, che torna a farsi “classico”, almeno nelle tappe montane. Non lunghissimo per chilometraggio, ma duro, sia nelle gambe sia nella testa. Perché non sarà facile controllarlo, soprattutto non sarà facile controllarsi. La prima settimana è colma di occasioni per staccare i rivali, la voglia di farlo sarà tanta. Servirà però la capacità di non strafare, anche se, vista la prima tappa del Delfinato di quest’anno, di tutto questo Tadej Pogacar, Jonas Vingegaard e Remco Evenepoel, potrebbero fregarsene.
Il percorso del Tour de France 2025

Le tappe del Tour de France 2025
| 5 luglio | 1a tappa | Lille – Lille | 184.9 km |
| 6 luglio | 2a tappa | Lauwin-Planque – Boulogne-sur-Mer | 209.1 km |
| 7 luglio | 3a tappa | Valenciennes – Dunkerque | 178.3 km |
| 8 luglio | 4a tappa | Amiens Métropole – Rouen | 174.2 km |
| 9 luglio | 5a tappa | Caen (cronometro individuale) | 33 km |
| 10 luglio | 6a tappa | Bayeux – Vire Normandie | 201.5 km |
| 11 luglio | 7a tappa | Saint-Malo – Mûr-de-Bretagne | 197 km |
| 12 luglio | 8a tappa | Saint-Méen-le-Grand – Laval | 171.4 km |
| 13 luglio | 9a tappa | Chinon – Châteauroux | 174.1 km |
| 14 luglio | 10a tappa | Ennezat – Le Mont-Dore Puy de Sancy | 163.3 km |
| 16 luglio | 11a tappa | Toulouse – Toulouse | 156.8 km |
| 17 luglio | 12a tappa | Auch – Hautacam | 180.6 km |
| 18 luglio | 13a tappa | Loudenvielle – Peyragudes (cronometro individuale) | 10.9 km |
| 19 luglio | 14a tappa | Pau – Luchon-Superbagnères | 182.6 km |
| 20 luglio | 15a tappa | Muret – Carcassonne | 169.3 km |
| 22 luglio | 16a tappa | Montpellier – Mont Ventoux | 171.5 km |
| 23 luglio | 17a tappa | Bollène – Valence | 160.4 km |
| 24 luglio | 18a tappa | Vif – Col de la Loze | 171.5 km |
| 25 luglio | 19a tappa | Albertville – La Plagne | 129.9 km |
| 26 luglio | 20a tappa | Nantua – Pontarlier | 184.2 km |
| 27 luglio | 21a tappa | Mantes-la-Ville – Paris | 132.3 km |
Le altimetrie delle tappe del Tour de France 2025
5 luglio, 1a tappa: Lille – Lille, 184.9 km

L’ultimo velocista ad aver indossato la maglia gialla al termine della prima tappa è stato Alexander Kristoff nel 2020, dopo aver regolato gli altri sprinter rimasti in gruppo (non moltissimi) sul traguardo si Nizza. Un velocista potrebbe, dovrebbe, rivestire la maglia gialla a Lille. Ci sono 997 metri di dislivello, qualche salitella di poco conto e una quarantina di chilometri facili prima dell’arrivo. Il rettilineo finale è lungo quasi tre chilometri.
6 luglio, 2a tappa: Lauwin-Planque – Boulogne-sur-Mer, 209.1 km

I 209 chilometri della seconda tappa del Tour sono un susseguirsi di salitelle e discesette, che potrebbe essere indigesto a molti. A Boulogne-sur-mer forse vedremo un arrivo in volata, ma, se sarà così, non saranno molti i velocisti nel primo gruppo. Ci sono 2.550 metri di dislivello da superare. Ci sono soprattutto due côte assai fastidiose negli ultimi dieci chilometri: prima la côte de Saint-Étienne-au-Mont (un chilometro al 10,6 per cento con un tratto che raggiunge il 15 per cento) e poi quella d’Outreau (ottocento metri all’8,8 per cento). Entrambe corte, entrambe dure. L’ultima scollina poco prima del cartellone che indica i cinque chilometri all’arrivo. L’ultimo chilometro è tutto all’insù.
7 luglio, 3a tappa: Valenciennes – Dunkerque, 178.3 km

Se a Dunkerque i velocisti non si contenderanno la vittoria di tappa non sarà colpa di certo della strada che porta a Cassel: 2,3 chilometri al 3,8 per cento. È l’unica difficoltà altimetrica di giornata, è semplice, impossibile staccarsi. La grande incognita, l’unica, sarà il vento. Se spira forte potrebbero aprirsi ventagli.
8 luglio, 4a tappa: Amiens Métropole – Rouen, 174.2 km

Se i primi 124 chilometri della quarta tappa del Tour de France 2025 sono complicati, gli ultimi cinquanta potrebbero essere il palco di un gran spettacolo ciclistico. Non c’è spazio per rifiatare, la strada sale e scende di continuo, una salitella dietro l’altra. E ovunque in modo rabbioso. Soprattutto dal chilometro 146 in poi. La Côte de Belbeuf apre il gran finale: 1,3 chilometri al 9,3 per cento seguiti da un tratto pianeggiante e una breve discesa che termina all’inizio della Côte de Bosecours: 900 metri al 7,2 per cento. Sulla Côte de Grand’Mare, 1,8 chilometri al 5 per cento si osserveranno gli avversari. Sulla Rampe de Saint Hillaire, un muro – 900 metri al 10,6 per cento di pendenza media –, si potrebbe decidere la corsa. Anche perché la cima della côte è seguita da un falsopiano di poco più di un chilometro. Una discesa di 3 chilometri porta poi i corridori alla fiamma rossa. L’ultimo chilometro inizia con una salita di 500 metri al 5 per cento prima che il rettilineo finale sul Boulevard d’Yser sia pianeggiante.
9 luglio, 5a tappa: Caen (cronometro individuale), 33 km

Strade ampie e agresti, pianura, lunghi rettilinei. Cronometro da specialisti.
10 luglio, 6a tappa: Bayeux – Vire Normandie, 201.5 km

La sesta tappa del Tour de France 2025 è un lungo logoramento di oltre duecento chilometri. È tutto un saliscendi, con strappi violenti e discese insidiose. Si deve essere concentrati e reattivi, perché dal chilometro 28 in poi si entra in una gincana nel cuore della Normandia. La salita più lunga è la prima, il Mont Pinçon: 5,6 chilometri al 3,7 per cento. Poi solo strappi e salitelle che raggiungono al massimo i tre chilometri: La Rançonièrre (2,2 chilometri al 7,9 per cento), Côte de la Tertre Bizet (3,9 chilometri al 3,6 per cento, non classificato), Côte de Mortain (2,5 chilometri al 6,1 per cento), Côte de Juvigny-le-Tertre (1,9 chilometri al 7,3 per cento), Côte de Saint-Michel-de-Montjoie (3,7 chilometri al 4,5 per cento). E il meglio il Tour se lo è tenuto per il finale: Côte de Vaudry, 1,2 chilometri al 7,2 per cento con tratti che superano il dieci per cento, prima della rampa di 700 metri al 10,2 per cento che conduce all’arrivo.

11 luglio, 7a tappa: Saint-Malo – Mûr-de-Bretagne, 197 km

Si entra in Bretagna e rispetto la frazione normanna del giorno prima, la settima tappa è più semplice, ma con un finale più difficile. I corridori dovranno affrontare due volte la salita che porta a Mûr-de-Bretagne: 2 chilometri, con una pendenza media del 6,9 per cento, ma con un chilometro, il primo, con una pendenza di poco inferiore al 10 per cento. L’ultima volta che si arrivò qui, era il 2021, Mathieu van der Poel vinse nel nome del nonno Pou-Pou. Il circuito finale di 15,3 chilometri è la copia esatta dell’arrivo di allora: 15,3 chilometri: breve discesa, poi la strada risale sino a Saint-Mayeux ( 1,3 chilometri al 6,4%), poi un lungo falsopiano che scende sino ai piedi dell’ultima salitella.

12 luglio, 8a tappa: Saint-Méen-le-Grand – Laval, 171.4 km

Dopo sette giorni complicati e pieni di salitelle, una giornata di (semi)tranquillità. Si arriva a Laval e si arriverà in volata.
13 luglio, 9a tappa: Chinon – Châteauroux, 174.1 km

E dopo Laval, i velocisti si contenderanno la conquista di Châteauroux, lì dove il Tour è arrivato quattro volte e in tre occasioni ha vinto Mark Cavendish.
14 luglio, 10a tappa: Ennezat – Le Mont-Dore Puy de Sancy, 163.3 km

Per capire che tappa sarà è utile prendere in considerazione i numeri: 165,3 chilometri, 4.400 metri di dislivello, otto Gran premi della montagna posti in cima a salite corte (si va dai 3,4 ai 5,1 chilometri, ma tutte con pendenze medie oltre il 6 per cento – il Col de la Croix ci si avvicina) e altre cinque salite ignorate per non offrire troppi punti per la maglia a pois ai fuggitivi. La fase decisiva inizia con una discesa verso il Lac Chambon, seguita da una salita senza punti di 2,3 chilometri al 7,8 per cento e da un tratto vallonato di 10 chilometri. Poi sarà tempo delle ultime due ascese: il Col de la Croix Saint Robert (5,1 chilometri al 6,4 per cento) e infine il Puy de Sancy (3,3 chilometri all’8 per cento). Potrebbe essere il giorno giusto per una fuga. A meno che Pogacar, Vingegaard, Evenepoel e compagnia non vogliano iniziare a menarsi per bene.
16 luglio, 11a tappa: Toulouse – Toulouse, 156.8 km

I Pirenei sono lontani, ma si iniziano a vedere all’orizzonte. L’11esima frazione è tappa buona per velocisti, ma attenzione: qualcuno, anzi più di qualcuno, potrebbe perdersi per strada. Perché dal chilometro 111 al chilometro 150 è un continuo su e giù su collinette basse ma fastidiose. Ai meno 14, i corridori si troveranno in cima alla Côte de Vieille-Tououse: 1,3 chilometri al 6,8 per cento. E ai meno 8, scollineranno la Montée Pech David, che è corta, 800 metri, ma ripida, pendenza media al 12,4 per cento e massima al 15.
17 luglio, 12a tappa: Auch – Hautacam, 180.6 km

La tre giorni pirenaica inizia con centoventi chilometri di pianura e collinette. Poi a Ferrières tutto cambia. Iniziano le salite, quelle vere, lunghe, calde, dannate: i Pirenei. La prima è il Col du Soulor, poco più di un entry-level pirenaico. Più per fascino e pedigree che per difficoltà: è comunque salita da 11,8 chilometri al 7,3 per cento. Sedici apparizioni al Tour de France, debutto in corsa nel 1935, ma un arrivo in cima. Dallo scollinamento del Col du Soulor mancheranno 46 chilometri, l’ascesa al Col des Bordéres (3,1 chilometri al 7,7 per cento) e una lunga discesa. Prima dell’ultima salita quella che conduce a Hautacam, sopra Lourdes. Salita abbastanza regolare, lunga 13,6 chilometri con una pendenza media del 7,8 per cento. Il tratto più impegnativo è a metà: la pendenza sfiora l’11 per cento per 2 chilometri.

18 luglio, 13a tappa: Loudenvielle – Peyragudes (cronometro individuale), 10.9 km

La seconda e ultima cronometro individuale de Tour de France 2025 è una cronoscalata di 10,9 chilometri, otto di questi in salita: quella che porta all’eliporto di Peyragudes. L’arrivo è scenico, perfetto per le foto e le riprese. La salita è dura con due tratti durissimi: quello che va dal cinque e mezzo al chilometro sei (della salita), al nove per cento di pendenza media, e gli ultimi cinquecento metri, al 13 per cento medio e con punte al 16 per cento.
19 luglio, 14a tappa: Pau – Luchon-Superbagnères, 182.6 km

A Superbagnères arriverà il primo tappone del Tour de France. Fino a Luz-Saint-Sauveur, chilometro 70, nulla da segnalare. Da lì iniziano i problemi. E il primo è il più duro: il Col du Tourmalet, 19 chilometri al 7,4 per cento, scollinamento a 2.115 metri. Dopo sua maestà le Tourmalet ci sono da affrontare anche Col d’Aspin (5 chilometri al 7,6 per cento) e il Col de Peyresourde (7,1 chilometri al 7,8 per cento). Oltre alla salita finale ovviamente. La strada che porta a Superbagnères è una faticaccia di 12,4 chilometri al 7,3 per cento con tutto il meglio, quindi il peggio per pendenze, alla fine. L’ultima volta che il Tour arrivò quassù era il 1989.

20 luglio, 15a tappa: Muret – Carcassonne, 169.3 km

La tappa che arriva a Carcassone è una questione di tempismo. Perché toccherà entrare nella fuga buona e poi trovare il luogo e il momento giusto per beffare tutti. E potrebbe non essere in salita. Il gruppo probabilmente potrebbe prendersi un giorno di riposo. Sempre che le squadre dei velocisti non decidano di regalare a loro una possibilità in più (molto dipende dalla classifica della maglia verde).
22 luglio, 16a tappa: Montpellier – Mont Ventoux, 171.5 km

Il Mont Ventoux ritorna al Tour de France dopo quattro anni. Nel 2021 la tappa prevedeva la doppia ascesa al monte calvo e l’arrivo giù a Malaucène: vinse Wout van Aert. Quest’anno invece il Mont Ventoux concluderà la collaudata tappa da Ventoux: lungo piattone e poi la salita finale: 15,7 chilometri con una pendenza media dell’8,8 per cento. Il primo tratto nel bosco è difficile, ma ombreggiato: 3 chilometri a circa il 10 per cento. Poi una “pausa”: 7 chilometra al 7,5 per cento sino a Chalet Reynard. Da lì tutto cambia: il paesaggio diventa lunare, la vegetazione scopare. Gli ultimi 6 chilometri non sono i più duri, ma sono i più difficile: la strada in media all’8 per cento, prima di impennarsi al 9,4 per cento negli ultimi 1.700 metri.
23 luglio, 17a tappa: Bollène – Valence, 160.4 km

Tappa semplice, abbastanza corta, con due soli Gran premi della montagna. Poco prima di metà percorso, i corridori pedaleranno il Col de Boutière, una salita di 3,7 chilometri con una pendenza media del 6,6 per cento, poi, a poco più di una quarantina di chilometri dall’arrivo, il Col de Tartaigiuille, 3,6 chilometri al 3,5 per cento. Sarà sprint? Probabilmente, ma ci sono due incognite: la stanchezza dei gregari dei velocisti e, soprattutto, il vento. Queste sono zone dove il vento è capace di trasformare strade pianeggianti in salite alpine.
24 luglio, 18a tappa: Vif – Col de la Loze, 171.5 km

È arrivato il giorno del tappone alpino. Forse la tappa più dura di tutto il Tour de France 2025. Perché ci sono tre salitone; perché si superano i duemila metri; perché, soprattutto, in 17,5 chilometri di tappa, ce ne sono 67, 3 in salita. E perché l’arrivo è in cima a un salitone infinito, il Col de la Loze, che negli ultimi chilometri, tutti oltre i duemila metri – e nella ciclabile più alta di Francia –, è un continuo cambio di pendenza nel quale trovare il ritmo può diventare un problemone. Prima dell’ultima salita i corridori dovranno superare il Col du Glandon (ma dal versante meno duro), 21,7 chilometri al 5,1 per cento, e il Col de la Madeleine, 19 chilometri al 7,9 per cento.
25 luglio, 19a tappa: Albertville – La Plagne, 129.9 km

Seconda giornata tra le Alpi, un altro arrivo in salita, questa volta a La Plagne, che manca dalla geografia della Grande Boucle dal 2002: quell’anno vinse Michael Boogerd (quel giorno è narrato nel romanzo “Lance deve morire”). Tappa corta, ma tutta all’insù e all’ingù. Si inizia con la Côte d’Héry-sur-Ugine – 11,3 chilometri con una pendenza media del 5,1 per cento – e il Col des Saisies – 13,7 chilometri al 6,4 per cento – in rapida successione. Poi lunga discesa, breve tratto di fondovalle, prima dell’ascesa al Col du Pré (12,6 chilometri al 7,7 per cento) e il Cormet de Roselend (5,9 chilometri al 6,3 per cento), anch’essi in successione. Tra la vetta del quarto Gpm di giornata e l’ascesa finale ci sono trentaquattro chilometri di discesa (e falsopiano a scendere). La strada che porta a La Plange è lunga 19,1 chilometri al 7,2 per cento di pendenza media.
26 luglio, 20a tappa: Nantua – Pontarlier, 184.2 km

Da Nantua a Pontarlier ci sono 184,2 chilometri complessi, difficili da leggere, estenuanti tra le colline del Giura. Non c’è un metro di pianura e controllare la corsa è difficilissimo. Tappa da fughe, di quelle belle e aperte a qualsiasi finale tipiche degli ultimi giorni di Tour. La salita più lunga della giornata è la prima, il Col de la Croix de la Serra, 12,1 chilometri al 4,1 per cento. Poi i corridori entreranno in una centrifuga: si sale e si scende in continuazione, le strade sono bellissime e insidiose e ogni momento può essere quello giusto per mollare i compagni d’avventura. Attenzione però: se c’è qualcosa ancora da decidere, se qualcuno ha ancora idea di rivoluzionare il suo Tour, l’occasione è ghiotta. Può essere uno spettacolo.
27 luglio, 21a tappa: Mantes-la-Ville – Paris, 132.3 km

Dopo lo storico finale a Nizza di un anno fa, il primo lontano da Parigi (per esigenza di Olimpiade), il Tour de France torna a concludersi nella capitale francese. Non sarà la solita passerella. Il circuito finale è lo stesso per i primi tre giri, poi si allunga con l’inserimento della salita che porta in cima a Montmartre, come nel percorso di Parigi 2024.
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