Tour de France 2025 | L’assolutismo di Pogacar a Hautacam
17/07/2025A Hautacam, Tadej Pogacar ha vinto la dodicesima tappa del Tour de France 2025 dopo 12 km di solitudine quasi sfrontata
Ce l’eravamo immaginata diversa questa dodicesima tappa del Tour de France 2025. È inutile nasconderlo. Ce l’eravamo immaginata caldo, sudore e solitudine, perché sui Pirenei non può che andar che così, soprattutto quando la Grande Boucle ci arriva senza aver mai affrontato salite lunghe, ma non in questo modo, o quanto meno non così a lungo.
Ce l’eravamo immaginata diversa questa dodicesima tappa del Tour de France 2025, ma prendiamo volentieri ciò che il Tour de France 2025 ci offre: una lunga, lunghissima, esplorazione solitaria di Tadej Pogacar. Dodici chilometri di superiorità ascensionale quasi sfrontata, capace di lasciare segni sulle gambe e, soprattutto, sul volto di Jonas Vingegaard. Sotto lo striscione d’arrivo, mentre osservava il tabellone segnare due minuti e dieci secondi di svantaggio, il danese sembrava essere invecchiato di dodici anni in dodici chilometri.
Se l’era immaginata diversa pure Jonas Vingegaard. Sino a stamattina era convinto di potersela giocare con lo sloveno, che la maglia gialla potesse essere contendibile. Soprattutto di avere a disposizione i migliori gregari e con loro mettere in difficoltà lo sloveno, sfinirlo per accerchiamento. Si erano fatti un gran film, la cui trama ripercorreva più o meno quella del Galibier e del Granon di tre anni fa.
Tadej Pogacar però non è più l’uomo di allora. Pedalando ha trovato la consapevolezza della sua bravura, ha soprattutto abbracciato, vittoria dopo vittoria, l’imperturbabilità della sicurezza in se stesso. Anche Jonas Vingegaard non è più quello di allora. La caduta dell’anno scorso al Giro dei Paesi Baschi forse lo ha segnato, non quanto però la consapevolezza di aver a che fare con un avversario capace di aggiungere spietatezza a classe, capace di limare anche i pochi difetti che aveva.
Ce l’eravamo immaginata diversa questa dodicesima tappa del Tour de France 2025. Poco male però. Perché vedere l’assolutismo montano di Tadej Pogacar avanzare in mezzo a una folla enorme di persone festanti e urlante il suo nome non è altro che quello che amiamo del ciclismo.
Oltre al fatto che in ogni caso arriverà il domani e sarà ancora in salita. E ci saranno nuovi scatti e nuove lotte. E nuovi momenti di solitudine in salita.
Forse non era quello che immaginavamo, speranzosi di un duello, di un testa a testa verso Hautacam fatto di scatti continui e resistenze estreme. Intravedere insomma quella simbiosi che fu e che ormai sembra essere scomparsa.
Non c’è però andata male. Possiamo pur sempre dire, ho visto Pogacar volare.

