Le prime impressioni sul percorso del Tour de France 2026
23/10/2025 0 Di Giovanni BattistuzziC’è qualcosa che non va nel percorso del Tour de France 2026. Ma forse è solo un’impressione d’ottobre, forse è solo un vino che ha bisogno di tempo
Certo c’è un avvio intrigante da Barcellona. Si parte con una cronometro a squadre (finalmente, anche se il formato sarà quello della Parigi-Nizza). E poi c’è una tappa complessa con un finale con diverse salite brevi e ripide in rapida successione, e un assaggio, ma parecchio interessante, di Pirenei.
Certo c’è tanta montagna, con tutte le catene montuose francesi che verranno scalate dai corridori. Prima i Pirenei, poi il Massiccio centrale, i Vosgi, il Giura e infine le Alpi. E con le strade tra i Vosgi che sembrano magnifiche per complessità, disegno e ambientazione.

Certo c’è l’arrivo in salita all’Alpe d’Huez, lungo quei meravigliosi 13.900 metri e 21 tornanti sui quali si è scritto una bella parte di storia del ciclismo al Tour de France. Da Fausto Coppi nel 1952 a Thomas Pidcock nel 2022, passando, soprattutto, per Marco Pantani. E poi una seconda Alpe d’Huez il giorno dopo, il penultimo. L’arrivo è lo stesso, ma si sale per l’altro versante, quello che non c’è, quello che porta in cima all’Alpe per il Col de Sarenne e poi per quindici chilometri tortuosi un po’ in discesa e un po’ in salita. Preceduto da sua maestà il Col du Galibier (oltre che dal Col de la Croix de Fer). Una tappa magnifica.

Certo ci sono alcune tappe che sono una tela bianca pronta per essere riempita di fantasia. E sono tappe dall’esito incerto perché innovative e sussurranti invocazioni ai coraggiosi.
Però, per la prima volta dopo diversi anni, la presentazione del Tour de France lascia una sensazione di stanchezza. Non perché sia troppo duro, duro lo è ma non troppo. Perché sembra qualcosa di raffazzonato, tipo certe Vuelte degli ultimi anni. Il percorso del Tour de France 2026 ha qualche arrivo in salita di troppo. E alcuni capaci di legare la corsa senza darle la possibilità di essere diversa da quello che prevede il copione.
Ma forse è un abbaglio, forse un’allucinazione da primo impatto. Forse il pensiero di oggi alla visione della presentazione del Tour de France 2026 e dopo il primo, ovviamente approssimativo, studio delle tappe, sarà cancellato e verrà riformulato.
Perché ci sono Tour de France che sono vini pronti per essere bevuti subito, altri che hanno bisogno di un po’ di tempo e un po’ di aria per essere apprezzati. E questo non sembra un Tour di pronta bevuta. Il primo sorso è buono, ma cade subito.




