Tour de France – Mark Cavendish 15 anni, 11 mesi e 24 giorni dopo

Tour de France – Mark Cavendish 15 anni, 11 mesi e 24 giorni dopo

04/07/2024 0 Di Giovanni Battistuzzi

Il 9 luglio del 2008 i giornali costavano un euro, il presidente della Repubblica era Giorgio Napolitano, l’Italia era guidata dal governo Berlusconi IV, Giorgia Meloni era la ministra della Gioventù e nelle piazze c’erano i girotondi. Al G8 si parlava di clima e di cambiamenti climatici e si prometteva “emissioni dimezzate entro il 2050” e il ministro degli Esteri Franco Frattini era in missione in Israele per dire “no alle trattative con Hamas” e avvisare tutti che “un attacco all’Iran sarebbe un disastro, una catastrofe per l’intera regione”. In Italia si dibatteva sulla sentenza che autorizzava l’interruzione del “trattamento di sostegno” che teneva in vita Eluana Englaro.

Quel giorno, a Châteauroux, in un caldo pomeriggio francese, il gruppo inseguiva in preda alla disperazione Nicolas Vogondy. Mancavano poche centinaia di metri al traguardo e il francese aveva ancora qualche decina di metri di vantaggio. Lo ripresero a nemmeno cinquanta metri dall’arrivo, concluse ventesimo quella tappa.

Nello stesso momento, a pochi metri di distanza un ventitreenne di cui si parlava un gran bene uscì a cannone dalla scia di Gerald Ciolek, che gli aveva tirato alla perfezione la volata, prese la testa del gruppo e non la lasciò più. Levò le mani dal manubrio qualche metro prima della linea d’arrivo, le portò al casco, urlando di gioia e sorpresa. Quel giorno a Châteauroux, in quel caldo pomeriggio francese,

Quel 9 luglio 2008, quella 5a tappa della 95esima edizione del Tour de France, potevano essere un giorno e una tappa qualsiasi della storia della Grande Boucle, qualcosa di facilmente dimenticabile.

Non è andata così. Perché quel giorno, davanti a – in ordine inverso d’arrivo – Julian Dean e Francesco Chicchi; a Robbie McEwen e Leonardo Fabio Duque; a Robert Hunter e Baden Cook; a Thor Hushovd ed Erik Zabel; e soprattutto a Óscar Freire, secondo, finì Mark Cavendish. Perché quella tappa, la Cholet-Châteauroux, 232 chilometri, fu la prima tappa vinta al Tour de France di Mark Cavendish.

La prima di trentacinque. La prima del corridore con più tappe vinte al Tour de France della storia da quando il 3 luglio 2024 ha superato il traguardo di Saint Vulbas davanti a Jasper Philipsen, Alexander Kristoff, Arnaud de Lie e Fabio Jakobsen. Una tappa in più di quelle che aveva vinto Eddy Merckx tra il 4 luglio del 1969 e il 5 luglio del 1975 (le vittorie sarebbero 37, ma in tre occasioni ottenne il successo in una cronometro a squadre, quindi non vale).

Dal 9 luglio 2008 al 3 luglio 2024 sono passati 15 anni, 11 mesi e 24 giorni.

Dei 172 corridori che tagliarono il traguardo a Châteauroux, solo Mark Cavendish sta correndo il Tour de France 2024. Oltre a lui solo Chris Froome è ancora un corridore.

Quindici anni, undici mesi e ventiquattro giorni sono un bel po’ di tempo. C’è tempo di cambiare un bel po’ di opinioni su un sacco di cose, di cambiare vita.

In tutto questo tempo l’esistenza ciclistica di Mark Cavendish è cambiata per prospettive e considerazione almeno sei volte.

Era all’epoca un corridore molto promettente, con qualche difetto. Aveva già vinto la Scheldeprijs, davanti a Tom Boonen e Robbie McEwen. Aveva ottenuto due successi di tappa al Giro d’Italia e aveva perso volate che poteva tranquillamente vincere per mancanza d’esperienza. Quel Tour de France, nel quale vinse quattro tappe, passò dallo status di promessa a quello di “uno dei velocisti più forti nel gruppo”.

A lungo, per anni, è stato il velocista più forte del gruppo. Poi un velocista in crisi, un velocista finito quando non riusciva più a vincere nemmeno per sbaglio e faceva fatica ad arrivare tra i primi dieci. Infine, dopo il ritorno nella banda Lefevere, un velocista incapace di mollare e capace di essere ancora protagonista e vincente.

È un testone Mark Cavendish. Lo è sempre stato. Uno che ha sprintato di talento, ma soprattutto di forza di volontà. Uno che veniva dalla pista e che sa bene che in pista serve occhio, gamba e soprattutto coraggio.

Mark Cavendish se ne è sempre fregato beatamente della forma e dell’eleganza, non lo è mai stato, che andava avanti per fame e voracità, che non sapeva nemmeno cosa voleva dire il verbo desistere.

È andato avanti anche quando tutti gli suggerivano di finirla con il ciclismo, che ormai era diventato ridicolo. Non era ridicolo, era semplicemente un brutto periodo.

Cavendish Tour
Mark Cavendish dopo l’arrivo della 5a tappa del Tour de France 2024, la Saint-Jean-de-Maurienne-Saint-Vulbas, 177,4 km (foto A.S.O.)