La paura del tempo massimo al Tour de France
18/07/2025C’è il rischio che diversi corridori possano tornarsene a casa dopo l’arrivo di Peyragudes a causa del tempo massimo
Può una tappa di 10,9 chilometri spaventare i corridori più di un tappone di duecento pieno zeppo di salite? Sì.
La tredicesima tappa del Tour de France 2025 è lunga 10,9 chilometri, è una cronometro individuale che parte da Loundeville e arriva in cima a Peyragudes. Tre chilometri un po’ all’insù e un po’ all’ingiù. Poi la salita che porta i corridori ai 1.580 metri della stazione sciistica pirenaica che venne inventata nel 1988 per i turisti che avevano scoperto che anche sui Pirenei si può sciare.

Il problema non è il percorso. E nemmeno la salita. Il problema è quanto va forte Tadej Pogacar. E soprattutto la sua forza in salita possa mandare a casa un bel po’ di corridori.
Il tempo massimo è una carognata del ciclismo. È il limite oltre il quale non si può andare, si torna a casa per eccesso di lentezza. Se lo inventò Armando Cougnet al Giro d’Italia. Lo spacciò come una trovata per rendere “equo” il ciclismo, per evitare che un corridore se la prendesse troppo comoda in certe tappe per risparmiare le energie per quelle successive. Ma non c’era ricerca di equità nei pensieri del patron del Giro. C’era la paura di non trovare nessun cronometrista. Perché i cronometristi avevano minacciato Cougnet di non presentarsi al lavoro se non venivano pagati di più, se non veniva riconosciuto loro lo straordinario viste le lunghe attese degli ultimi a ogni arrivo di tappa.
Nella tappa di Peyraguedes il tempo massimo limite sarà superiore del 33 per cento rispetto al tempo del vincitore di giornata.
Nel podcast Geraint Thomas Cycling Club, Geraint Thomas ha detto che “molti corridori nel gruppo sono nervosi per il limite di tempo”. Ha spiegato che “se Pogacar spinge a 7,2 watt al chilo – o più – percorrerà la salita di 7 chilometri in meno di mezz’ora e questo potrebbe essere un problema per molti velocisti”. Il rischio che diversi se ne debbano tornare a casa esiste. Il suo collega Luke Rowe si è chiesto: “Perché mai qualcuno dovrebbe tornare a casa in una cronometro? Basta alzare il limite al 40 per cento”.
P.s. Gli organizzatori hanno ascoltato le voci dei velocisti (e di Luke Rowe) e hanno alzato al 40 per cento il limite del tempo massimo.

