Un automobilista blocca il Tour of Holland

Un automobilista blocca il Tour of Holland

17/10/2025 0 Di Giovanni Battistuzzi

La terza tappa del Tour of Holland è stata prima sospesa e poi annullata perché un automobilista a bordo di un mezzo agricolo ha pensato bene di fregarsene del fatto che nei dintorni di Sittard doveva passare una corsa ciclistica. Per due volte gli hanno chiesto di fermarsi a bordo strada e permettere il passaggio del gruppo. Per due volte ha preferito ignorare gli stop. Considerava le biciclette che arrivavano in senso opposto un intralcio alla sua libertà di movimento, ha riferito un volontario alla sicurezza della corsa olandese a NPO Radio 1. E così il gruppo partito dal Tom Dumoulin Bike Park di Sittard – il bike park costruito dall’ex corridore olandese con lo scopo di avviare alla bicicletta e al ciclismo i giovani –, si è dovuto fermare.

È accaduto in corsa quanto accada ogni giorno nelle strade italiane e non solo italiane. Gli automobilisti si considerano i legittimi padroni delle strade e, a loro modo di vedere, i ciclisti, urbani e non, sono una seccatura. Una seccatura che sarebbe meglio eliminare. Che questo accada anche nei Paesi Bassi, uno dei paesi più avanzati in materia di mobilità, fa capire come il problema sia endemico. Come sia legato agli automobilisti e non solo al paese nei quali circolano.

La presunta libertà di una persona ha quindi fatto sì che la libertà di tanti, tutti quelli che volevano assistere da bordo strada alla corsa – ed erano moltissimi –, fosse calpestata. “I corridori hanno comunicato di non voler continuare la gara per motivi di sicurezza. Gli organizzatori sostengono la decisione dei corridori e delle squadre. Hanno quindi deciso di interrompere la gara per oggi”, hanno scritto gli organizzatori della corsa a tappe in un comunicato.

Un annullamento che è ancora più grave vista la scelta della organizzazione di fare a meno della polizia per gestire la sicurezza in corsa.

Gli organizzatori del Tour of Holland infatti avevano deciso di ricorrere solo a volontari per garantire la sicurezza di ciclisti e spettatori. E non pesare sui comuni attraversati.

Aveva spiegato Niels Markensteijn, direttore degli organizzatori TIG Sports, che “abbiamo puntato sulla realizzazione di circuiti locali, simili a quelli utilizzati ai Campionati del mondo e ora anche al Giro delle Fiandre. Questo per rendere necessarie meno chiusure stradali e permettere una migliore gestione del traffico. Oltre a rendere più attraente per gli spettatori la corsa, visto che possono vedere passare i corridori più volte”.

Avevano sottolineato gli organizzatori che “ci appelliamo al buon senso delle persone perché, sulle strade, i nostri connazionali hanno dimostrato di averlo”. Non tutti. Si è visto.