L’anima primaverile di Ciccone al Tour of the Alps
21/04/2025Dopo anni di problemi, imprevisti, piani di squadra, Giulio Ciccone è tornato a correre la primavera che preferisce e oggi ha vinto la 1a tappa del Tour of the Alps
È da qualche anno che Giulio Ciccone ha limato i suoi limiti ciclistici, tutti o quasi gravitanti attorno a una gestione troppo entusiastica dei dei suoi mezzi fisici. È da qualche anno che non riesce a mettere in mostra tutto questo in quei due mesi nei quali lui vorrebbe metterli in mostra per un problema o per l’altro. Ha rimandato appuntamenti per malattie o cadute o volontà di squadra. Si è tolto soddisfazioni, una maglia a pois, qualche vittoria, ma sempre lontano dai suoi mesi.
Giulio Ciccone è corridore primaverile, uno che non è fatto per il troppo caldo, che ha bisogno di nutrirsi di entusiasmo subito, non di aspettare metà stagione.
Giulio Ciccone ha iniziato a godersi la sua primavera, lì dove voleva essere, in quel nord dell’Italia che porta in Austria, sotto quelle cime innevate che sono sfondo di rosa imprese montane.
Prima tappa del Tour of the Alps 2025, prima vittoria. A San Lorenzo Dorsino, Giulio Ciccone si è tenuto alle spalle Felix Gall e Paul Seixas. Il primo uno dei candidati a un posto sul podio – il terzo perché i primi due sono difficili da raggiungere – al Tour de France. Il secondo grande, grandissima, speranza del ciclismo francese che spera in lui per ritornare a sognare una vittoria in una corsa a tappe di tre settimane.
Era una corridore d’arrembaggio, uno che scattava a sentimento, quasi sempre nel momento sbagliato. Gli si voleva bene per questo, perché animato da un sincero e straripante entusiasmo per la bicicletta e la vittoria.
Si è trasformato in un finalizzatore, uno capace anche di aspettare, di non esagerare.
Oggi però le gambe la sentiva girare talmente bene che un colpetto ha provato a darlo salendo sul passo Durone. Un allungo per vedere come stavano i rivali. Forse, chissà, per ricordarsi che era quel corridore lì, quello che evadeva a casaccio per il gusto di evadere.
È scattato con parsimonia. Ha visto che non era il caso di insistere, non ha insistito. È una bella salita il passo Durone. Difficile, ma c’era troppa poca salita prima per fare davvero sul serio. Per pensare di allungare lo scatto sino verso l’arrivo.
Ci saranno altre occasioni. Ci sono quattro tappe di montagna ancora, quattro occasioni buone per credere davvero che questo sia l’anno buono per diventare grande. Per ricordare a tutti che il ciclismo italiano sarà pure in crisi, ma lui quanto meno c’ha provato in questi anni a risollevarlo. Solo che è stato sfortunato. Che forse la generazione degli Antonio Tiberi, dei Giulio Pellizzari, dei Davide Piganzoli promette meglio, ma che deve fare ancora i conti con lui. Con Giulio Ciccone da Chieti. Che forse non è mai stato un fenomeno, ma che qualcosa di buono sa combinarlo.

