Tre Valli Varesine 2025, Tadej Pogacar non è un manierista
07/10/2025Tadej Pogacar ha vinto la Tre Valli Varesine 2025 con un soliloquio lungo 22 chilometri iniziato in discesa
L’orizzonte delle strade della Tre Valli Varesine è occupato dalle montagne della bergamasca. Sabato è un battito di ciglia da oggi, e sabato è il giorno del Giro di Lombardia 2025. Sabato è futuro però e il presente è animato da corridori, strappi, salitelle e una lunga striscia d’asfalto buona per scrivere un nuovo monologo ciclistico, uno di quelli che lo ha reso uno dei più grandi interpreti del teatro a pedali. Tadej Pogacar ha offerto una versione ridotta del suo soliloquio. Una recita minima per lunghezza, ma eccellente comunque per interpretazione. Ventidue chilometri di solitudine, dopo una decina scarsa di ambientamento in testa alla corsa in coabitazione con un manipolo di corridori speranzosi che il campione sloveno, ancora avvolto dall’iride, decidesse che non era il caso di aggiungere fatica alla fatica di un Mondiale e di un Europeo, assai duri, vinti.
Tadej Pogacar non è corridore però che fa calcoli con il pallottoliere delle energie. Le sue sembrano infinite, senz’altro maggiori di quelli di tutti gli altri. Si chiama talento e quando c’è, e a questo livello, tutto diventa solitudine e finisce con una vittoria.
Un soliloquio iniziato con una variazione sul tema. Niente più ritmo insostenibile in salita, ma un allungo in discesa, giusto per dimostrare che le sue vie sono infinite e possono iniziare in qualunque posto.
È voluto fuggire dal manierismo, Tadej Pogacar. Lui è artista in bicicletta e ha pensato che fosse ora di cambiare un po’ le sue creazioni, variare la pennellata, modificare le forme del suo immaginario. La discesa mancava alla sua collezione di luoghi di creazione.
Rivoluzionato l’incipit, tutto però si è svolto alla maniera di sempre. Gambe che girano leggere sui pedali creando il solito inganno di una forza che si esprime quasi senza darne parvenza. Pochi metri che si trasformano rapidamente in secondi, poi in decine di secondi, infine sfiorano e sfondano il minuto. Sono stati quarantacinque secondi all’arrivo per Albert Withen Philipsen e il gruppo che ha regolato nella volata per il secondo posto, solo perché Tadej Pogacar si è guardato indietro, ha visto il vuoto, si è goduto le ultime centinaia di metri, gli sguardi felici di chi era sul rettifilo d’arrivo. E ha sorriso. Felice di nuovo di essere lì. In corsa, oltre che davanti a tutti.
È bello rivedere Tadej Pogacar sorridere. Il suo viso triste e contrito al Tour de France aveva fatto immaginare, e lui un po’ ci ha giocato forse affidandosi a un eccesso di annoiata sincerità, un futuro molto più prossimo di quello che è lecito aspettarsi senza il campione sloveno in gruppo. Forse si era sentito vittima del suo stesso assolutismo. Forse era solo un momento. D’altra parte sono umani pure i campioni, per quanto ci risulti difficile a volte crederci.
E forse verrà il giorno nel quale chi gli è arrivato dietro, decine di secondi dopo, e che lo guardava, una volta passata la linea d’arrivo, come un bambino guarda un supereroe, gli finirà davanti. Perché Albert Withen Philipsen a 19 anni sta già facendo capire che quanto si dice sul suo conto – che è un portento – risponde al vero. Sarà la strada a dire se è proprio così. Lui ha detto che può aspettare. Noi pure.
L’ordine d’arrivo della Tre Valli Varesine 2025
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