Un sabato d’attesa e biciclette all’Eroica Montalcino
24/05/2025L’attesa dell’Eroica Montalcino tra grasso di catena, palmer da montare e storie di biciclette sfuggite dall’oblio
C’è un gran fermento per i vicoli di Montalcino. E ancor di più giù dalla collina dove svetta Montalcino, sulle lingue d’asfalto che scendono a valle, tra le strade bianche che si arrampicano su colline che sembrano dolci, ma che sanno arrabbiarsi di pendenze. Sciami di biciclette si muovono in un enorme alveare ocra e verde, ronzano di stridii di freni e gracchiare di cambi. Si muovono, ma in realtà aspettano. Ogni tanto si fermano, guardano orizzonti campestri o sistemano ciò che non va. C’è a volte un eccesso di pignoleria in chi pedala, ben compensata da chi invece sa pedalare indipendentemente da tutto.
I giorni che anticipano la domenica dell’Eroica Montalcino sono pieni di mani sporche di grasso, di palmer e attrezzi in attesa di trovare la loro collocazione, di biciclette con ruote smontate, pedali da avvitare, nastri che si avvolgono sui manubri, di tubi sella che scorrono dentro il telaio alla ricerca di una posizione.
Soprattutto di storie recuperate. Storie che sembravano perdute e che invece sono state riacchiappate all’ultimo istante prima che scomparissero definitivamente.

Le mani di Alberto si muovono nere nella speranza di rimettere la catena tra i denti della moltiplica. “Ho sbagliato la cambiata e patapuf! È caduta”. È la prima volta che ci pedala su quella Royal Codrix verde militare. “Dovrebbe essere degli anni Cinquanta, primi anni Cinquanta”. Più un’ipotesi che una certezza.
È stata sistemata recentemente. Per anni era sparita, nessuno nemmeno sapeva che esistesse. Era rimasta nascosta sotto un vecchio lenzuolo ingiallito dal tempo e dalla dimenticanza, in una stanza dove nessuno ci andava da almeno trent’anni. “O forse di più, forse nessuno c’è mai entrato se non per depositare qualcosa e lì lasciarlo per sempre” in quella casa nelle campagne del pavese, racconta.
La casa dello zio Aldo. “Un tipo burbero, sempre sulle sue, ma a suo modo simpatico. Quella bicicletta era entrata in qualche foto ormai sbiadita di cinquant’anni fa. Io ero un bambino, lui un uomo allampanato con una faccia secca e scavata come non ce ne sono più, scura di un’abbronzatura da campi come ce ne sono ancora meno”.
Lo zio Aldo è morto sei anni fa a novant’anni. Per anni la sua casa nelle campagne del pavese è stata chiusa, poi ha trovato un nuovo proprietario. Svuotando le stanze dai mobili e le cose di una vita è risaltata fuori quella Royal Codrix verde militare.
Come c’è finita una bicicletta francese da città nelle campagne del pavese?
“Lo zio Aldo se ne era andato a Nizza a fare il muratore nel 1947. Tipo Alfredo Binda, ma una guerra dopo. Nelle sue campagne c’era fame. Soprattutto lui aveva capito che la rivoluzione non si sarebbe mai fatta e quindi se ne andò. Disse che se ne andava per non tornare, che tanto non aveva moglie o figli”, racconta Alberto.
E invece tornò. Scese dal treno a Pavia dieci anni dopo. Poi pedalò quarantacinque chilometri con due borse legate al portapacchi per raggiungere la sorella. Anni dopo riuscì a comprare quella casa e si rimise a coltivare i campi. Come prima della guerra.
Quella bicicletta è tornata a muoversi. Domenica 25 maggio 2025 verrà pedalata per una settantina di chilometri all’Eroica Montalcino. “Era stata tenuta con cura maniacale. Poi sei anni di dimenticanza gli hanno rovinato i palmer e qualche cromatura, ma il resto era perfetto”.
La Royal Codrix verde militare di Alberto non è l’unica a essere stata ritrovata. Chissà se domenica si troverà a essere pedalata vicino alla Diamant celeste di Jürgen. Una giovinetta a confronto della francese. “Dovrebbe essere stata costruita nel 1970 o giù di lì”.
Brillano al sole le sue cromature. Brilla al sole anche il cambio Alda sul quale spiccano, con ancora un po’ di vernice rossa a farli risaltare, la falce e il martello. “Perché era una bicicletta di un atleta della Nazionale. E agli atleti della Nazionale la DDR forniva il modello migliore del deragliatore Alda”.
Quel corridore della Nazionale era Bernd Knispel, tre volte campione nazionale nella 100 chilometri, velocista da una cinquantina di vittorie in carriera. Soprattutto padre della moglie di Jürgen.

La bicicletta era chiusa in una rimessa statale di Dresda. “Stava lì da ben prima del 1989. Se la erano dimenticata per decenni. Quando quattro anni fa chiamarono mia moglie nessuno dei due ci voleva credere. Dovevamo farci quasi millecinquecento chilometri per andare a prendere una bicicletta che non sapevamo nemmeno esistesse. E dovevamo pagare un centinaio di euro di pratiche burocratiche”.
Ancora oggi a Jürgen non è chiaro perché fecero tutto questo. Ma lo fecero.
“Non mi era mai interessato granché pedalare. Certo lo facevo da ragazzino, ma avevo lasciato perdere con gli anni. L’apparizione di questa bicicletta mi ha fatto tornare a pedalare. E grazie a questa bicicletta sono qui a Montalcino, per l’Eroica Montalcino”. La sua prima Eroica.
Storie recuperate, storie che tornano a pedalare.

