Una Strade Bianche troppo dura (?)
07/03/2025C’era un tempo nel quale la Strade Bianche veniva vinta da corridori come Cancellara e Štybar. Sarebbe ancora possibile con il nuovo percorso?
Non c’è Wout van Aert, non c’è Mathieu van der Poel, non c’è Tiesj Benoot, non c’è Kasper Asgreen. Non ci sono molti dei protagonisti delle edizioni passate al via della Strade Bianche 2025. Qualcuno non è in formissima, i più hanno altri programmi. Sono sempre più quelli che hanno altri programmi dei corridori che animano il mese abbondanti di corse sul pavé. Perché se è da anni che si dice che “la Strade Bianche è la classica del Nord più a sud”, forse si potrebbe iniziare a pensare di sostituire l’è con un era.
Intendiamoci: la Strade Bianche rimane una corsa meravigliosa, ma negli ultimi anni, soprattutto dall’anno scorso in poi, non è più una corsa inclusiva, nel senso che include speranze e ambizioni di un manipolo enorme di corridori. Ha iniziato a essere escludente, esclude dalla possibilità di vittoria e di podio quasi tutti i corridori che non siano anche ottimi scalatori.
Non è più la Strade Bianche la corsa che poteva sperare di vincere anche un passistone da pavé. È diventata qualcosa di altro. Né meglio né peggio, sia chiaro. Solo che le ultime versioni della corsa sugli sterrati senesi sarebbero difficilmente alla portata di un Fabian Cancellara o di un Zdeněk Štybar, e un Peter Sagan o un Greg van Avermaet difficilmente potrebbero ambire al podio. E stiamo parlando di campioni.
E questo è dovuto non tanto all’aumento del chilometraggio, che ha oltrepassato i duecento chilometri. E nemmeno all’aumento dei chilometri sugli sterrati: ora hanno superato gli ottanta chilometri.
È dovuto principalmente all’introduzione del circuito finale con il doppio passaggio sui settori di Colle Pinzuto e Le Tolfe. Più salite, più dislivello, meno centralità alla grande difficoltà della corsa, il Monte Sante Marie, che è sì durissimo, ma anche capace di dare respiro, perché incostante e proprio per questo meraviglioso. L’anno scorso Tadej Pogačar se ne fregò di tutto questo. Ma è Tadej Pogačar, non uno qualsiasi, probabilmente il corridore più forte degli ultimi non si sa quanti anni.
I corridori l’hanno capito per primi. Perché magari le priorità possono cambiare di stagione in stagione, ma se la Strade Bianche non è più una priorità per Mathieu van der Poel e Wout van Aert un motivo deve pur esserci. L’hanno compreso subito loro che quella corsa che hanno amato, vinto e contribuito, nel loro piccolo, a rendere grande, non è più, forse, corsa per loro.

