Van der Poel e van Aert avrebbero potuto correre per Lefevere
05/02/2026Quel no del quale Patrick Lefevere ancora si pente che ha allontanato Mathieu van der Poel dal Wolfpack. E quel rifiuto a Wout van Aert del quale non si pente
Tutto poteva essere diverso. Per i protagonisti di questa storia indimostrabile. E forse pure per il ciclismo. Il Wolfpack avrebbe potuto continuare a vincere, forse stravincere, sulle pietre, a essere la squadra di riferimento. L’odierna Alpecin-PremierTech sarebbe probabilmente rimasta una piccola squadra belga, di quelle che al massimo ricevono una wildcard ogni tanto per fare numero nelle grandi classiche. E chissà poi dove sarebbe andato Remco Evenepoel, che strade avrebbe pedalato.
Questo è però un mondo parallelo, una dimensione alternativa che non si è verificata e mai si verificherà. Perché in questa storia c’è un No di mezzo e affetti che si sono creati e altri che non si sono mai rotti nonostante quel No. Nel ciclismo, ogni tanto, la parola data, i rapporti d’amicizia, perché no l’affetto, contano ancora. E ci piace pensare che sia così perché la bicicletta ha ancora un peso in tutto questo, la sua lezione si ancora valida.
I protagonisti sono pochi. Adrie van der Poel, Patrick Lefevere, Philip e Christoph Roodhooft e, soprattutto ma, almeno all’inizio, suo malgrado, Mathieu van der Poel. Tra loro una bicicletta da corsa.
Era il 2000, Adrie era un corridore all’ultimo anno di carriera. Mathieu, suo figlio, aveva cinque anni e andava, a giudizio del padre e non solo a giudizio del padre, già parecchio forte. Soprattutto, aveva in mente solo una cosa: la bicicletta, la bicicletta, la bicicletta.
Adrie era stato un buonissimo corridore, uno capace in carriera di vincere un Giro delle Fiandre e una Liegi-Bastogne-Liegi, una Parigi-Tours e due tappe al Tour de France. Uno che ha sempre detto che “Patrick Lefevere mi ha reso un corridore migliore e mi ha allungato la carriera di diversi anni”. E tutto grazie a un anno passato assieme alla Domex-Weinmann (era il 1989).
Anni dopo, nel 2000, Adrie era in cerca di una bicicletta per il figlio. Non perché non se la potesse permettere, anzi. Cercava una bicicletta e un mentore per il figlioletto che già a cinque anni dimostrava di poter diventare un gran furbone sui pedali.
Come andò a finire quella ricerca di una bicicletta e di un mentore è storia nota (l’avevamo raccontata qui). Adrie chiamò Patrick Lefevere chiedendo al suo ex direttore sportivo oltre una bicicletta da corsa la possibilità di instradare Mathieu verso il ciclismo. Lui gli disse che non era una cosa che poteva fare, che non si occupava di bambini. E fu per questo che Adrie si rivolse a Christoph Roodhooft.
I fratelli Roodhooft andarono a vedere correre il piccolo Mathieu e, ha raccontato Adrie a Sporza, “ha colto subito l’occasione. Ci ha regalato una bicicletta e poi ha continuato a fornircene una ogni anno”. HA aggiunto: “Patrick si pente ancora per quel No”.
Christoph Roodhooft ha creduto subito in Mathieu van der Poel, lo ha visto crescere, lo ha preso in squadra quando la sua squadra era soltanto una piccola formazione di terz’ordine. Non si sono mai lasciati. E sì che “c’erano altre squadre, ma Mathieu ha sempre detto che non poteva scordare quello che Philip e Christoph Roodhooft avevano fatto per loro e non ha mai preso in considerazioni altre offerte”. E poco importa se fossero offerte economicamente molto più ricche di quelle che potevano offrire i fratelli Roodhooft.
C’è chi nel ciclismo tiene ancora fede alle promesse. C’è chi nel ciclismo ancora crede che i soldi non possano comprare tutto, non risolvano tutti i problemi.
Lo dimostrò anche Remco Evenepoel qualche anno fa, quando disse no grazie alla Ineos, rimango con Patrick.
E in fondo lo ha dimostrato anche Patrick Lefevere quando decise di non acquistare Wout van Aert che stava facendo di tutto per andarsene dalla Vérandas Willems-Crelan, la squadra all’epoca diretta da
Nick Nuyens.
“Una volta ho avuto un sacco di problemi quando portai via Frank Vandenbroucke alla Lotto: economici, legali e di coscienza”, disse Patrick Lefevere a Sporza. “Decisi che una cosa del genere non l’avrei fatta mai più. Perché pensi che non l’abbia ingaggiato prima? Aveva un contratto. Gli ho detto: ‘Comprati la tua libertà e sei il benvenuto. Perché ti vogliamo’. Lui però non l’ha fatto, ha rotto i rapporti e ha messo di mezzo una squadra che facesse lo strappo per lui. Ed è andato alla Jumbo-Visma. Poi c’è stato ciò che avevo vissuto ai tempi di Franck: la causa e la multa. Non ho nulla contro Wout, anzi. Ma spero che paghino anche le persone che non rispettano le regole”.

