Vincere non basta. Fem van Empel si è presa una pausa dal ciclismo
19/12/2025“Al momento, mi mancano sia uno scopo sia il piacere che ho provato nel ciclismo per anni”. La campionessa di ciclocross Fem van Empel si mette in stand by
Vincere, anche vincere tanto, a volte non è sufficiente per godersela, per essere felici. Ne sa qualcosa Tadej Pogacar ora. È capitato a Marcel Kittel e a Tom Dumoulin e a moltissimi altri. Fem van Empel ha ventitré anni e in questi ventitré anni ha vinto tanto, tantissimo: tre volte campionessa mondiale di ciclocross, tre volte europea, una quarantina di vittorie nella Coppa del mondo di ciclocross, una tappa al Tour de l’Avenir Femmes, diversi successi in mountain bike.
Fem van Empel, ne erano convinti i più, aveva un futuro luminoso davanti e non solo nel ciclocross. Un futuro che però ha deciso di mettere in pausa, che chissà se arriverà mai. Un futuro che aveva già messo in pausa a marzo dicendo: “Negli ultimi anni, ho vissuto un viaggio incredibile, vincendo tre titoli mondiali ed europei ai massimi livelli del ciclocross. Questo ha richiesto molta dedizione e un impegno quotidiano. In questo momento, sto affrontando alcune difficoltà. Dopo averne parlato con la squadra, abbiamo deciso che prendersi una pausa dalle gare è la scelta migliore per la mia salute mentale e il mio benessere. Mi concentrerò sul recupero con l’obiettivo di tornare più forte”.
Era tornata, forte come prima. Poi durante il Koppenbergcross quel che sentiva non andare in lei si è ripresentato e ha imposto il suo volere. Prima il ritiro dalla corsa, ora il ritiro dal ciclismo. Almeno per un po’. Almeno sino a quando il ciclismo tornerà a essere un piacere.
“Durante quella gara, il mio corpo e la mia mente hanno inviato un messaggio molto chiaro. Non sono una che si arrende facilmente, ma inconsciamente, una decisione era già stata presa”, ha spiegato Fem van Empel.
La corridora olandese ha rescisso anche il suo contratto con il Team Visma | Lease a bike. “È una decisione ponderata. Al momento, mi mancano sia uno scopo sia il piacere che ho provato nel ciclismo per anni. Volevo anche essere onesta e corretta con la squadra al riguardo. Per ora, questa è l’opzione migliore”.
C’è qualcosa che non va nel ciclismo. Qualcosa che ha allontanato il piacere del pedalare da parte del gruppo. Com’è possibile che una delle cose più libere e piacevoli da fare, ossia pedalare in sella a una bicicletta, si trasformi in una prigione?
Sembra impossibile per noi amanti del pedalare. Eppure succede. Da anni, forse da sempre – prendete i fratelli Pélissier al Tour de France del 1924, il primo vinto da Ottavio Bottecchia –, ora un po’ più spesso. Forse perché non ci accorgiamo che sono ragazze e ragazzi che vivono da donne e uomini; forse perché attorno a loro c’è qualcosa di troppo grande e non tutti sanno reggerne il peso; o chissà, forse perché pedalare da soli o tra pochi è una cosa, farlo in tanti per una vittoria è un altra, decisamente meno appagante.

