Volta a Catalunya. Tadej Pogacar, o dell’immaginazione

Volta a Catalunya. Tadej Pogacar, o dell’immaginazione

19/03/2024 0 Di Giovanni Battistuzzi

In Catalogna la primavera ormai alle porte gioca a nascondino, lasciando a un inverno tardivo l’occasione di mescolarsi a un clima che strizza l’occhio all’autunno. E ci si capisce poco o nulla del clima, e pure della corsa, visto che le nubi e la pioggia confondono le immagini, le rendono poco utili, senz’altro frammentarie. Le parole allora cercano di ricostruire quello che ormai la vista ha sottratto loro, perché di immagini è fatto il ciclismo moderno, dalla partenza all’arrivo a volte. L’immaginazione se ne sta in disparte di solito, si è ripresa la scena verso Vallter 2000, lì dove terminava la seconda tappa della Volta a Catalunya 2024

Sulla salita che conduceva all’arrivo Tadej Pogacar a un certo punto si è infuturato alla sua maniera, forse con uno scatto, forse con un allungo. O chissà magari si è limitato soltanto a levitare sulla strada grazie a pneumatici magici trasformatisi in mongolfiere e ha iniziato a salire di quota, piano piano, volteggiando tra le nuvole e magari accelerando fino a oltrepassare la barriera del suono, iniziando e completando un giro del mondo improbabile, ma chissà se impossibile, veloce come la luce che a fatica usciva dalle nuvole. 

C’è chi forse l’ha intravisto nel cielo di Barcellona, o di Roma, o di Tokyo, planare su Machu Picchu o fare un inchino alle statue dell’isola di Pasqua che lo sanno tutti che hanno i piedi che escono dalla terra a Stonehenge. 

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O forse non è successo nulla di tutto questo. Forse si è limitato a pedalare alla sua maniera, leggero e potente sino all’arrivo e lì si è guardato attorno per l’ultima volta, ha rivisto il vuoto che aveva alle sue spalle, ha osservato velocemente le persone che erano salite fino a lì in cima, a 2.146 metri sul livello del mare e ha donato loro un sorriso. E non certo per manifestare la contentezza di una vittoria. A Tadej Pogacar basta una bicicletta per essere felice. Una bicicletta con gli pneumatici magici che si trasformano in mongolfiere velocissime che lo portano in giro per il mondo. 

Un sorriso, un po’ più tirato, se l’è concesso pure Mikel Landa. Non ha vinto il basco della Soudal – Quick-Step, ma il secondo posto a un minuto e ventitré alle spalle dello sloveno gli sta bene lo stesso. Perché ha ritrovato il piacere dello scatto, questo lo abbiamo visto, e di tenersi dietro Aleksandr Vlasov che in questo periodo dimostra, corsa dopo corsa, di godere di una forma eccellente, a tal punto da permettergli di sognare Ardenne lietissime. 

E abbiamo pure visto un Egan Bernal niente male, capace di mettere un piolo dopo l’altro nella costruzione della scala che lo può riportare in alto, dove era abituato a stare, nelle grandi corse a tappe. Ci vorrà del tempo, lui ha imparato a darsene. Quello che sa darsi João Almeida a ogni salita. Compresa quella di oggi. Il portoghese sembra sempre pronto a staccarsi, poi però sono gli altri a staccarsi dalla sua ruota. È un buon auspicio João Almeida, ci insegna ogni volta che serve aspettare il finale per giudicare un buon film. 

E il film di oggi era un po’ deficitario, per questo appagante, non il regno del reale, ma della fantasia. Un romanzo sloveno, di voli immaginari e risultati realissimi. 


Così all’arrivo della seconda tappa della Volta a Catalunya 2024

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