Vuelta a Andalucia | Maxim van Gils non lo si fa fesso
19/02/2025La 1a tappa della Vuelta a Andalucia 2025 ci ha ricordato perché il ciclismo è uno sport meraviglioso. L’ha vinta Maxim van Gils
Cómpeta è un paesino di poco più di tremila anime che si arrampica sulle pendici de La Maroma, catene montuose di Tejeda e Almijara. È un sommarsi di case e palazzetti bianchi, con un bellissimo panorama sulle valli che piano piano raggiungono un mare che da poco più in alto di lassù, circa settecento metri sul livello del mare, sembra blu zaffiro.
Per una volta, gli occhi di chi stava a Cómpeta potevano fregarsene delle valli, delle tonalità di verde e di giallo che dipingono quei territori. C’era qualcosa di più interessante ed emozionante. Tom Pidcock stava dipingendo, ruote su asfalto, una delle sue discese folli e lucidissime. Andava in cerca dell’improbabile l’inglese. Cercava di inoltrarsi nell’ardito, nel suo assoluto e totalitario desiderio di libertà e solitudine.
È durato poco, troppo poco. Ne è però valsa la pena. Come valeva pena guardare la 1a tappa della Vuelta a Andalucia, dimostrazione ciclistica di come non è vero che sono solo i corridori a fare la corsa: gli organizzatori possono dare una gran mano.
E il tracciato della 1a tappa della Vuelta a Andalucia 2025 era magnifico, un susseguirsi senza soluzione di continuità di salita e discesa, di tratti duri e altri pedalabili, tremila metri di dislivello distribuiti bene, capaci di stimolare i coraggiosi senza mettere paura a nessuno.
Ne è venuta fuori una corsa gustosissima. Animata da lontano – 44 chilometri dall’arrivo – da Andreas Leknessund, corridore da lunga gittata e resistenza. Rincorsa da Pavel Sivakov. Che la UAE Team Emirates – XRG ha cercato di dominare con Pavel Sivakov e Tim Wellens. Vinta però da Maxim van Gils, uno che non si è scomposto a trovarsi solo tra tre compagni di squadra, che quando c’era da tirare tirava, quando c’era da rincorrere rincorreva, che se l’è pure presa con Sivakov e Wellens perché tiravano indietro la gamba sostenendo che il loro capitano, Marc Soler, era dietro e non potevano collaborare davvero. Non lo si fa fesso Maxim van Gils.
Poi si è stufato di fare la parte del galeotto in mezzo a un cerchio di sbirri. Ha preferito fare l’evaso piuttosto che marcire nelle prigione emiratina. Non gli è andata bene. Ha ripreso le forze e ha cercato una nuova soluzione.
C’ha paura di niente Maxim van Gils. Senz’altro non ha il timore di prendersi responsabilità. Nel bene o nel male. Ha fatto di tutto per essere lasciato libero dalla Lotto per andare alla Red Bull – Bora – hansgrohe, “una squadra dove posso lottare davvero per vincere”, disse. Poteva farlo anche alla Lotto, ma la Red Bull pagava meglio.
C’ha paura di niente. Nemmeno di sbagliare un curva. L’ha sbagliata, si è fermato, è ripartito, ha ripreso Pavel Sivakov e Tim Wellens che non c’avevano pensato ad aspettarlo, giusto così, ha preso fiato e li ha mollati lì, sulla salitella finale a fare gli spettatori alla sua vittoria. Primi spettatori tra un bel po’, mica prima spettatori nel nulla come accade al UAE Tour.
Oggi in Spagna è stato un pomeriggio di buon ciclismo, uno di quelli che ti fa capire quanto sia magnifico questo sport.
Gli organizzatori della Vuelta a Andalucia sarebbero da ringraziare. E pure, anzi soprattutto, i corridori che hanno deciso di rischiare, azzardare, provarci.
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