Vuelta – Ben O’Connor e quel grido di assoluta libertà

Vuelta – Ben O’Connor e quel grido di assoluta libertà

22/08/2024 0 Di Giovanni Battistuzzi

Quando dalla piazza di Anticoli Corrado il poeta spagnolo Rafael Alberti ripensava alla sua terra, l’Andalusia, il suo volto era un mescolarsi di nostalgia, rabbia, speranza e illusione. Ricercava nella memoria i paesaggi che aveva visto prima dell’esilio, quelli che ancora considerava casa. E in quei paesaggi animati dai volti antichi di uomini e donne intravedeva “l’unica possibilità di redenzione per la Spagna”. Perché lì, in Andalusia, “continuava a resistere l’indomito spirito libero di una terra insofferente alla repressione”. Sarebbe servita solo una cosa: “Basterebbe solo ascoltarla, ascoltare il suo grido di assoluta libertà. Fermarsi un attimo, farsi terra e accettare il rischio di cambiare da soli il proprio destino”. 

Il diffuso antifranchismo andaluso non riuscì a farsi terra. Rafael Alberti riuscì a rivedere la sua amata Andalusia solo nel 1977, due anni dopo che il generale Francisco Franco morì, ottantaduenne, e con tanto di funerali di stato.

Forse si era sbagliato il poeta Rafael Alberti. O forse no. Forse semplicemente nessuno è riuscito a farsi terra allora. Magari serviva più tempo e la persona giusta. 

Forse serviva uno come Ben O’Connor. Forse si doveva aspettare la sesta tappa della Vuelta 2024. 

Foto A.S.O.

Quando Ben O’Connor è nato a Subiaco, Rafael Alberti ormai se ne era andato da Anticoli Corrado. Quei quindici chilometri che separano i due paesi hanno però forse mantenuto qualcosa di andaluso. O forse no. Forse è solo che i sensi dell’australiano hanno percepito un richiamo strambo e le sue gambe hanno deciso di inseguirlo senza riflettere troppo su quello che è stava accadendo. 

“Quando nelle prime fasi della tappa è partito un gruppo con una trentina di corridori, sono rimasto un po’ deluso di non essere là davanti perché pensavo che fosse una bella opportunità. Poi la corsa si è riaperta e ci ho provato senza pensarci troppo. Sentivo che oggi era il giorno giusto per fare qualcosa di buono”, ha detto Ben O’Connor dopo il traguardo. 

E qualcosa di buono l’ha davvero fatto. La sua è stata una lunga giornata passata a pedalare realizzando quel ribaltamento dello status quo che i conterranei del poeta Rafael Alberti non riuscirono mai a realizzare. 

Quella di Ben O’Connor è stata una rivoluzione a pedali, armata solo della volontà di sentirsi di nuovo se stesso, cioè solo, cioè libero. Perché in fondo è questo il motivo che spinse l’australiano a pedalare prima e competere poi. Un desiderio anarchico, del tutto refrattario alle imposizioni. Un desiderio che ha dovuto acquietare a lungo, perché dicevano che così non si poteva correre, così non si doveva fare, che era meglio correre accorti tatticamente. 

Ben O’Connor si è preso una giornata libera da tutto questo. Ha pedalato per l’Andalusia prima tra pochi, poi tra pochissimi, per un pezzetto di strada con Gijs Leemreize, infine da solo in quel suo grido silenziose, birbante e forse brigante, “provate a prendermi”. C’è riuscito nessuno.

Da solo Ben O’Connor ha portato a compimento la sua rivoluzione. Anche sfruttando i calcoli sbagliati e la poca voglia, forse la paura, delle squadre dei primattori della classifica generale di dimostrarsi padroni della corsa.

Sotto lo striscione d’arrivo è apparso contento e incredulo, ridente e spiazzato, perché non sempre quando le cose le si fanno d’istinto, senza pensarci, poi vanno a finire bene. Non sempre però non vuol dire mai.

Foto A.S.O.

Ben O’Connor ha vinto la tappa, ha vestito la maglia rossa della Vuelta. E chissà che con quella maglia addosso non possa arrivare a Madrid. Quattro minuti e cinquantun secondi di vantaggio su Primoz Roglic e quattro minuti e cinquantanove secondi su Joao Almeida non è robetta. Anzi. 

Senz’altro ne sarebbe lieto Rafael Alberti. Lieto che qualcuno abbia ascoltato la terra andalusa e “il suo grido di assoluta libertà”.

L’ordine d’arrivo e la classifica generale della 6a tappa della Vuelta 2024

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