Gp de Denain 2026, quella testa dura di Alec Segaert
19/03/2026Alec Segaert ha vinto il Gp de Denain 2026, fregandosene della logica. Va così quando si ama le pietre del Nord perché si è pietra
Si amano le pietre principalmente per una ragione: perché si è pietra. Almeno ciclisticamente. Il pavé è una pavimentazione stradale inospitale, a tratti respingente. Serve una buona ragione per correre lassù al Nord. E la miglior buona ragione è l’amore. Le pietre le si scelgono perché, in un modo o nell’altro, sono una parte di noi. Anzi, sono la rappresentazione più sincera di noi.
Alec Segaert è uno che andava dicendo in giro di amare il pavé, le corse delle Fiandre, l’effetto che fa pedalare sulle pietre. Alec Segaert è un ragazzone che a cronometro va fortissimo, che avrebbe la sparata buona per fregare i velocisti all’ultimo chilometro o a lavorare di velocità per sprint altrui. Preferisce la scomodità delle pietre. Preferisce sulle pietre, soprattutto, la solitudine dell’esploratore. Non avere nessuno a fianco, godersi da solo la sensazione di muovere i pedali su di una centrifuga.
Alec Sagaert ha soprattutto la testa dura come le pietre che ama.
Ieri alla Nokere Koerse aveva tentato l’improbabile e quasi gli era andata bene. Il problema è però quel quasi. È stato ripreso a cento metri dall’arrivo dal gruppetto regolato da Jasper Philipsen in volata, è arrivato ventesimo.
Oggi al Gp de Denain 2026 ha riproposto quanto non gli era riuscito ieri. Si è infuturato verso un destino incertissimo a 46 chilometri dal traguardo per provare a raggiungere Per Strand Hagenes, un’altro ragazzone che potrebbe benissimo trovare gloria personale su strade più gentili ma che ha scelto di farlo sulle pietre.
Pensare di poter precedere il gruppetto dei migliori in due con quarantasei chilometri davanti in una corsa come il Gp de Denain, una piccola Roubaix con meno pavé e meno pietre sconnesse, è qualcosa che si avvicina all’utopia. Segaert e Strand Hagenes hanno però deciso di sfidare il calcolo costi-benefici.
E hanno sfidato la logica anche dopo, sull’ultimo settore di pavé. Per Strand Hagenes ha accellerato, Alec Segaert ha perso una dozzina di metri. La logica voleva che o il norvegese aspettasse il belga o il belga mollasse. Strand Hagesen non ha aspettato, Segaert non ha mollato.
Per sette chilometri i due hanno pedalato a una ventina di metri di distanza. A due chilometri e mezzo dall’arrivo il belga ha ripreso il norvegese, ha accelerato immediatamente, è rimasto solo. Senza nemmeno aver l’accortezza di prendere una boccata d’ossigeno a ruota. Sapeva di non poterlo fare, troppo vicino il gruppo. Ha continuato a pedalare come un ossesso. Senza guardarsi indietro. Ha gettato un’occhiata alle spalle solo a cinquanta metri dall’arrivo. Ha visto le sagome del gruppetto. Sagome però troppo lontane per riacciuffarlo. Ha lasciato il manubrio, ha alzato le mani al cielo. Ce l’aveva fatta. Alec Segaert ha vinto il Gp de Denain 2026, ha vinto sulle pietre. Sulle sue amatissime pietre.
L’ordine d’arrivo del Gp de Denain 2026
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