Fuga dal Giro d’Italia – Il grande scherzo di Pisa

Fuga dal Giro d’Italia – Il grande scherzo di Pisa

20/05/2025 0 Di Giovanni Battistuzzi

Nel 1921, un manipolo di illustri pisani in bicicletta partì da Pisa, dove arriva la decima tappa del Giro d’Italia, in direzione di Ravenna per scherzare i fiorentini

L’idea venne a Ildebrando Orlandi, medico, professore universitario e uomo di lettere dodici ore al giorno, burlone quando ce ne era bisogno, goliardo dai tempi degli studi universitari. Ne parlò alla sua combriccola di amici e tutti la considerarono eccellente. Con i suoi amici condivideva soprattutto quattro passioni: l’amore per la lettura, l’amore per il vino, la passione per la bicicletta e l’odio per Firenze. D’altra parte a quei tempi – erano gli anni Venti del Novecento –, i fiorentini se la tiravano ancora parecchio, e ancor più si lamentavano, per essere stati capitale del Regno d’Italia tra il 1865 e il 1871. E come sempre trattavano i pisani come dei trogloditi di campagna.

Così Ildebrando Orlandi, per far incazzare i fiorentini, decise di commissionare a un pittore locale un quadro: un ritratto di Dante che sorrideva mentre guardava Firenze bruciare.

E fin qui, convennero tutti, non era questa grande idea. Il bello era il dopo. Partire da Pisa con i vessilli cittadini sventolanti sulle biciclette e andare in processione a Ravenna per donare il quadro e il gonfalone pisano al comune della città romagnola e posizionarlo sulla tomba del poeta. E questo sì che avrebbe fatto incazzare i fiorentini. Anche perché il 14 settembre sarebbe arrivato anche il sindaco di Firenze per presenziare alle celebrazioni del settecentesimo anniversario della morte del poeta.

Ildebrando Orlandi e la sua ghenga partirono da Pisa il 9 settembre del 1921. Davanti a loro c’erano poco meno di duecentocinquanta chilometri da pedalare. Al luogo di ritrovo, leggenda vuole che ci fosse pure il sindaco Francesco Pardi, che di Ildebrando Orlandi era amico e collega.

Avevano calcolato tempi abbondanti per la traversata appenninica nonostante la loro ottima forma fisica. Il motivo era semplice: avevano un po’ di bevute da fare con alcuni vecchi amici dei tempi dell’università lungo il percorso.

La prima tappa, assai corta a dire il vero, li avrebbe portati a Lucca. Una trentina di chilometri appena, quelli che affronteranno i corridori del Giro d’Italia 2025, ma in senso contrario, nel corso della decima tappa. Lì avrebbero recuperato due amici lucchesi, ma con i quali condividevano l’odio per Firenze, e avrebbero fatto un po’ di bisboccia all’osteria di Pietro, un tempo anima della Goliardia lucchese.

Poi iniziarono a fare sul serio. Il 13 settembre in sella alle loro biciclette arrivarono trionfanti a Ravenna.

Al sindaco Fortunato Buzzi si presentarono come rappresentanti dell’Università di Pisa. Ed effettivamente tre dei sette componenti della ghenga erano professori universitari. E a lui consegnarono il gonfalone e il dono, ben impacchettato, da mettere sulla tomba del Poeta.

Il Resto del Carlino raccontò che “nella persona del sindaco Garbasso” fu notevole l’imbarazzo quando fu esposto per pochi istanti appena “una tela di piccole dimensioni epperò di gigante cattivo gusto”.


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